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Domenica, 24 Febbraio 2019 10:43  Asterio Tubaldi  Stampa  1030 

Recanati: la storia di una famiglia ebrea nascosta in città ai tempi delle persecuzioni raziali

Recanati: la storia di una famiglia ebrea nascosta in città ai tempi delle persecuzioni raziali

a raccontarla il generale Terenzio Morena intervistato da Sergio Beccacece

Vive ancora Italo Servi, uno dei figli di Aldo la cui famiglia, di origine ebraica, è vissuta nascosta negli anni ’40, nel pieno delle leggi razziali, a Recanati. Lo ricorda il Generale Terenzio Morena, vicerettore dell’UNIPER di Recanati, che occupava, insieme alla sua famiglia, il secondo piano di un immobile in Vicolo delle Carceri, ora Via Moroncini, mentre al piano terra c’era proprio la famiglia Servi.

“Era composta da Aldo Servi, ingegnere e dirigente dell’impresa di costruzione dell’acquedotto pugliese, la moglie, la sorella della moglie e quattro di cinque figli (Apulia, Italo, Seprio e Alberto) perché uno di loro si trovava in America dove stava studiando l’ordigno atomico”. Si trattava di una famiglia di cultura dove tutti erano laureati con interessi diversi, che andavano dalla musica alla letteratura, e Morena approfittò della loro presenza per delle ripetizioni scolastiche. L’appartamento, però, non riusciva contenere tutta la famiglia così numerosa per cui gli uomini andavano a dormire in Vicolo Alemanni dove c’era un albergo. Scelsero allora di trasferirsi a Recanati perché qui il figlio Alberto aveva rapporti con una società di trasporti recanatese i cui uffici erano ubicati vicino alla chiesa di San Filippo.

“Mio padre si era molto affezionato a questa famiglia. Ricordo, continua il racconto del gen. Morena, che venivano da noi a sentire la proibitissima Radio Londra e mezz’ora prima del coprifuoco andavano via con la torcia elettrica perché avevano molto paura di essere scoperti rischiando di essere deportati ma nessuno li denunciò anche se tutti sapevano: sia l’arma dei carabinieri, il parroco, il Podestà, il Comune, anche i fascisti recanatesi, era impossibile che non sapessero”.

Un rapporto affettivo che durò anche dopo la guerra con contatti che poi mano a mano si affievolirono finchè “Valentino Grassetti, il figlio di un loro amico, andò in America a trovare Italo e mi portò indietro i suoi saluti”. Attualmente Italo vive in una casa di riposo nel Winchester nel Massachusetts.

L’ultima sua lettera a Morena porta la data del 3 agosto del 2001 e fra i tanti ricordi scrive: “Sono passati decenni da quando fummo a Recanati in un periodo burrascoso della nostra vita, per fortuna terminata felicemente grazie ai molti che ci hanno offerto rifugio, aiuto e amicizia nella vostra ospitale città… Ricordo bene i tuoi genitori. Ti prego di salutarmi la Torre del Passero Solitario”.

opinioni a confronto

1 commento

  • 0  25/02/2019 19:12  Giuseppe Farina

    Un generoso esempio di solidarietà umana da parte della comunità di Recanati, anche un un oscuro periodo della Storia. Spero che tale senso di solidarietà umana non venga mai dimenticato, ma continui ad ispirare l'agire di ognuno.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    6  0   Rimuovi


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