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Mercoledì, 18 Febbraio 2015  Asterio Tubaldi  3394 

Pierfrancesco Leopardi: sono disponibile alla prova del DNA,  ma i recanatesi sono d’accordo?

Pierfrancesco Leopardi: sono disponibile alla prova del DNA, ma i recanatesi sono d’accordo?

Pierfrancesco Leopardi: sono disponibile alla prova del DNA

ma i recanatesi sono d’accordo?

 

Questa è la domanda che il pronipote del nostro Poeta ha rivolto ai presenti durante l’incontro  di martedì 10 febbraio al teatrino dell’Assunta dell’IRCER, presentato dal dott. Sergio Beccacece, dopo le proiezioni dei film storici recuperati da Roberto Tanoni. Da una parte ci sono coloro interessati esclusivamente alla poesia leopardiana, totalmente indifferenti a sapere se i resti sono del Poeta. Poco importa. “Facciamolo riposare in pace” esclama la professoressa Aurora Mogetta, intervenuta come Rettore dell’Università di Istruzione Permanente. Dall’altra c’è invece l’esigenza di appellarsi alla scienza per arrivare alla verità e far luce sul questo mistero che da anni appassiona o disturba, secondo i punti di vista. C’è da dire che a Napoli  diverse salme “eccellenti” sono scomparse misteriosamente e quella di Leopardi è tra queste. Secondo Ranieri Giacomo muore per un attacco d’asma in un momento in cui  Napoli è colpita dal colera e i cadaveri si seppelliscono nelle fosse comuni. Nella Parrocchia di Fonseca viene iscritta la morte con questa dicitura “Giacomo Leopardi morto il 14 giugno 1837. Sepolto nel cimitero dei colerosi. Ha ricevuto i sacramenti”. Per dimostrare che Leopardi non è morto di colera viene praticata da un chirurgo, un’incisione sul torace, altrimenti la chiesa di S. Vitale non lo avrebbe accolto. Sette anni dopo, nel 1844, la bara viene spostata nel vestibolo. Ranieri la apre e ne verifica il contenuto, dopo aver espresso il desiderio di rimanere solo. 1897 la tomba di Giacomo Leopardi viene dichiarata monumento nazionale. 1900 la riesumazione. Il contenuto della cassa non è quello che si attendeva. I resti sono confusi, il cranio è sparito. Per molti studiosi il corpo si trova nel cimitero dei colerosi al Monumentale di Napoli. Per altri esiste una spiegazione. Nel 1898 viene restaurato il pronao della chiesa di S. Vitale. Un maldestro muratore durante i lavori rompe la cassa dove è deposto il corpo del poeta. Le ossa si frantumano e si mescolano ai calcinacci. “i muratori in fretta e furia raccolsero le ossa, ch'erano uscite fuori della cassa. Però, per timore che il Parroco fosse ritornato presto, non poterono avere quella cura, che la circostanza richiedeva. Si aggiunga che proprio li vicino si trovarono radunate parecchie altre ossa umane, che si dovevano trasportare al cimitero, per deporle nell'ossuario comune (tratto della lettera del 10 dicembre 1938 al Vescovo di Pozzuoli Alfonso Castaldo del sacerdote Salvatore Triunfio). Il manovale cerca di riparare il danno coprendo la parte rotta della cassa con un pezzo di legno di fortuna. Nel 1934 viene traslato nel mausoleo del parco di Virgilio a Piedigrotta per volere del Duce, di cui il breve filmato a testimonianza. Ancora oggi quel 21 luglio 1900 divide il mondo letterario. Riaprire la tombe getterebbe luce a tutta la faccenda ma la maggior parte della famiglia Leopardi non è assolutamente d’accordo a sottomettersi alla prova. Quella di Pierfrancesco sembra più una provocazione. Leopardi appartiene a tutti, ha detto, ed è come se tutti, soprattutto i recanatesi fossero legati al Genio, come se il gesto di sottomettersi alla prova del DNA fosse un’azione collettiva dove tutti, ma proprio tutti, si sottomettessero alla prova.

Siamo davvero pronti a sapere la verità?

 

NiklaCingolani

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