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Sabato, 07 Gennaio 2017 19:47  Asterio Tubaldi  997 

reddito di cittadinanza, cultura e assistenzialismo: trova le differenze!

reddito di cittadinanza, cultura e assistenzialismo: trova le differenze!

nota del Movimento 5 Stelle di Recanati

Al consiglio comunale del 28 dicembre il Movimento 5 Stelle faceva notare a questa amministrazione come, parlando di cultura, tra i vari milioni stanziati per parchi e musei, qualche spicciolo in più avrebbe potuto essere utilizzato per aiutare quei Recanatesi che vivono un disagio economico perché hanno perso il lavoro. Portammo l’esempio di Livorno, dove il sindaco ha avviato un progetto pilota di reddito di cittadinanza stanziando 300.000 euro per 100 famiglie.

La risposta, come al solito, fu una risatina scambiata tra sindaco e vicesindaco e in seguito Bravi sentenziò che “loro” non hanno mai utilizzato forme di assistenzialismo e che mai lo faranno.

L’ 8 gennaio, 11 giorni dopo, esce questo articolo in cui l’assessore ci propina la solita propaganda, illustrando quali sono i sostegni alle famiglie da parte del comune: voucher idrico, assegno per luce e gas, i pacchi alimentari (quello che da sempre fanno le parrocchie in silenzio), la family card. Tutto giusto e legittimo, ma se non è assistenzialismo questo, che cosa lo è? Tanto per informare vicesindaco, sindaco e compagnia cantante, il reddito di cittadinanza proposto (e attuato) dai 5 Stelle, è uno strumento finalizzato non alla pura e semplice carità cristiana (come definire i pacchi alimentari?), ma è esattamente il contrario. 500 euro al mese in realtà ridanno dignità, o almeno ci provano, a famiglie che hanno perso il lavoro e che contribuiranno all’economia locale spendendo quei soldi che altrimenti non avrebbero. I requisiti sono stringenti, come residenza nel Comune da almeno 5 anni, età compresa tra i 35 anni e l’età pensionabile, disoccupazione e iscrizione al Centro per l’impiego, Isee familiare non superiore ai 6530 euro, ecc. Ma soprattutto- alla faccia del vicesindaco Bravi- i beneficiari dovranno rendersi disponibili a svolgere lavori socialmente utili o progetti culturali, artistici, sociali, ambientali o formativi.

E adesso veniteci a dire che siamo populisti o che togliere le persone da una situazione di degrado non è “cultura”.

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