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Bastian Contrario - rubrica curata da Asterio Tubaldi
servizio necrologi a cura di Radio Erre per la citta di Recanati e province Macerata, Ancona
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Venerdì, 12 Gennaio 2018 11:54  Asterio Tubaldi  Stampa  3487 

La Corte Europea condanna l'Italia su ricorso del recanatese Aldo Cipolletta

La Corte Europea condanna l'Italia su ricorso del recanatese Aldo Cipolletta

Ci sono voluti 33 anni perché Aldo Cipolletta, titolare dell’omonima impresa edile di Recanati, si sia visto riconosciuto il suo diritto ad avere la liquidazione di quello che gli spetta in qualità di creditore della società cooperativa di edilizia abitativa "Le Grazie" di Recanati dichiarata insolvente. Credito che non ha ancora riscosso. Ma per le lungaggini della giustizia italiana la Corte condanna l'Italia ad un risarcimento danni di 100 mila euro a favore di Cipolletta. Allora era il 1985 e a lui ci vollero più di 10 anni solo per farsi riconoscere come creditore per la bella cifra di 129.114 euro. Poi il nulla e la procedura di liquidazione amministrativa risulta ancora aperta al Tribunale di Macerata. “Con il nostro legale, ci racconta marco, figlio di Aldo che nel frattempo il 18 dicembre scorso è deceduto, avevamo pensato di utilizzare la legge Pinto, che prevede il risarcimento danni per le lungaggini dei processi, ma la Corte di Cassazione l’ha considerata inapplicabile ai procedimenti di liquidazione amministrativa. Da qui l’idea di rivolgerci alla Corte europea dei diritti dell'uomo”. Fra i tanti creditori di quella cooperativa solo Cipolletta segue il consiglio del suo legale, Stefano Benedetti di Macerata, un consiglio che oggi, vista la sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, è risultato vincente. Cipolletta si vede riconosciuto il suo diritto e, anzi, oggi la Corte ha condannato l’Italia anche a risarcirgli il danno perché il suo sistema giudiziario non prevede adeguate misure che permettano ai creditori di società messe in liquidazione coatta amministrativa di far valere i loro diritti davanti a un tribunale nazionale. L'Italia è, così, per l’ennesima volta condannata. Rimane per Marco l’amarezza per suo padre: “è morto neanche 20 giorni fa senza avere la soddisfazione di vedersi riconosciuto il suo diritto”.

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