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Domenica, 15 Luglio 2018 19:03  Asterio Tubaldi  Stampa  637 

SIAMO  CAPACI  DI  GUARDARE  IN  FACCIA  LA REALTA’ ?

SIAMO CAPACI DI GUARDARE IN FACCIA LA REALTA’ ?

Nelle lunghe giornate residue della mia ormai avanzata vecchiaia mi capita di fermarmi a riflettere  sui  tanti angosciosi problemi dei tempi che corrono e mi chiedo, anche se così non corro il rischio di entrare nel campo delle astrazioni intellettualistiche.

I miei figli, persone normali, non mancano di suggerirmi  di  allentare, di cercare  di  vivere i giorni che mi restano più serenamente perché tanto il mondo è sempre andato avanti con il suo tran tran, senza strappi violenti, presto riassorbiti quando si sono, raramente, verificati.

Su due questioni si sofferma la mia attenzione perché sono nuove soprattutto per la loro dimensione  :  il lavoro precario  e l’immigrazione.

A partire dagli anni ’60,quelli della mia prima giovinezza e delle mie prime esperienze politiche, con la prima industrializzazione, con il forte ridimensionamento del lavoro agricolo, con la consistente riduzione dell’emigrazione esterna sostituita da quella interna, il nostro problema occupazionale aveva trovato una risposta abbastanza soddisfacente in termini di stabilità.

Non è questa la sede per approfondire i molteplici presupposti che hanno determinato tale risultato, dalle facilitazioni creditizie ai trattamenti retributivi, ma non solo.

Oggi la realtà è profondamente diversa : prevale la precarietà  nel rapporto di lavoro, anche in quello pubblico e parapubblico, he equivale alla estrema incertezza per il futuro di un giovane, che è quanto di più distruttivo sul piano psicologico per una persona.

Gli economisti postulano  la  provvisorietà  del rapporto di lavoro in una situazione di pieno impiego, quando non c’è problema per nessuno di passare da un posto all’altro, magari a costo di spostamenti o di riqualificazioni professionali.

Ma, come nella situazione presente, o si va verso la politica dei sussidi  sostenuta dalla fiscalità generale o si va verso l’autogestione dell’attività produttiva da parte delle maestranze, nel superamento dell’antica  dicotomia imprenditore, datore di lavoro-dipendente, che penso non si porrebbero o non dovrebbero porsi l’obiettivo del massimo profitto, come è per il singolo imprenditore privato.

L’altra questione è la disordinata e selvaggia immigrazione in atto.

Ci sono motivi validi accanto ad altri molto meno validi per accettare il fenomeno migratorio, ma pur sempre da sottoporre  a precise regole.

Resta, però, sullo sfondo un problema fondamentale  che va alla radice.

L’emigrazione è un dramma individuale per molti aspetti, come mi porta a credere quell’emigrante recanatese, ricordato in una poesia in vernacolo del nostro indimenticabile Remo Stortoni, che chiedeva in una lettera ad un suo parente di inviargli in un disco il suono del campanone  della nostra Torre civica che gli rammentava il suo soggiorno recanatese, fonte di immensa nostalgia.

In un diverso modello di sviluppo  economico mondiale che introducesse nel processo produttivo i Paesi fino ad oggi esclusi, affiancato ad una politica demografica totalmente innovativa, il movimento migratorio avrebbe la stessa intensità attuale?

Più che intervenire sugli effetti con l’accoglienza dedicherei ogni sforzo all’intervento sulle cause.

Gianni Bonfili.

 

opinioni a confronto

3 persone hanno espresso la loro opinione ed aspettano la tua!

  • 0  16/07/2018 10:38  gianni bonfili

    Vede,Pepa,proprio il riferimento alla Dichiarazione sui diritti universali dell'uomo mi porta a parlare di un nuovo modello di sviluppo economico mondiale che possa portare all'inserimento nel processo produttivo di quei Paesi che oggi non vi riescono,le cui masse affamate disordinatamente e pericolosamente si catapultano nei Paesi più avanzati.La globalizzazione andava gestita politicamente non affidata alle sole logiche di mercato.Ribadisco che razionalità vorrebbe che si lavorasse sulle cause dei fenomeni sociali,piuttosto che sugli effetti,che,al massimo,rappresentano un contentino alla coscienza dell'uomo con qualche sano principio morale.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  2   Rimuovi


  • 1  16/07/2018 08:17  Guglielmo Papa

    Guardando in faccia alla realtà, perchè non pensa a dare una rilettura (con annessa meditazione) della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo che la nostra Costituzione mette a suo riferimento? E' una maniera per trascorrere l'estate e per non cedere al fantasma propagandistico della "disordinata e selvaggia immigrazione in atto". Non è bene, infatti, portare il cervello all'ammasso!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 2  15/07/2018 21:09  Anonimo839

    Caro Bonfili è il mondo che è cambiato e se andiamo a guardare noi Italiani siamo i meno precari d'europa a fronte di minijob Tedeschi o altre realtà Inglesi e Francesi.
    Il nostro problema è che noi pensavamo che il vecchio sistema fatto da tanti diritti ai quali corrispondevano quasi nulli doveri durasse in eterno ci siamo crogiolati senza fare riforme e ci siamo svegliati con la Cina industrializzata l'India con i colletti bianchi che vengono a studiare alla Bocconi e l'est un nuovo mercato tutto da scoprire e da investirci.
    Ci siamo addormentati e con tanta stupidità molti genitori acquistavano una seconda terza casa per i figli e nello stesso tempo questi giovani prendevano indirizzi di studio che sbocchi lavorativi li potevano dare negli stati uniti o nella mittel europa.
    All'estero come in Germania,Francia o Inghilterra i giovani sono più flessibili e non comprano casa come i nostri e capita che una neofamiglia abiti per cinque anni a Francoforte per poi trovare lavoro a Berlino per altri 10 anni per poi trasferirsi per lavoro a Monaco per altri 15 anni.
    I figli non sono i nostri bamboccioni a 18 anni anche prima escono da casa vuoi per l'università o vuoi per andare a convivere in una casa presa in affitto e mantenersi con un lavoro precario.
    Poi caro Bonfili la non si pagano le baby pensioni errore della prima repubblica e con quei soldi si da una sorta di reddito di cittadinanza in momenti di disoccupazione!!
    La caro mio non ci sono le Napoletane che prendono la maternità a rischio e con quei soldi di da un sussidio per ogni figlio fino a 18 anni di diverse centinaia di euro al mese.
    Quindi il problema non è il precariato,oggi anche i negozi sono precari si aprono i temporari shop per 15 giorni è finita l'era del negozietto sotto casa che si tramandava da tre generazioni!!
    Il problema è che in questo paese le riforme non si possono fare perché non si deve fare nulla che cambi qualcosa in quanto tutti bene o male nella mangiatoia ci arriviamo con la bocca!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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