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Mercoledì, 31 Ottobre 2018 19:54  Asterio Tubaldi  613 

Mareggiate: è giusto chiedere i soldi alla collettività?

Mareggiate: è giusto chiedere i soldi alla collettività?

Dovremmo dire “siamo alle solite”, ma non lo facciamo per almeno due motivi. Primo perché è un po’ da sciacalli della (cattiva) politica mettersi a strillare contro la burocrazia che mette i bastoni tra le ruote agli operatori economici e turistici. In secondo luogo perché il problema dei danni causati dalle mareggiate è vecchio sì, ma non come il mondo. Ricordo che nei primi anni settanta molti dei tratti di arenile colpiti l’altro giorno erano del tutto privi di manufatti. C’era, al loro posto, la sabbia naturale con la relativa vegetazione. Nulla di catastrofico, quindi, se il mare ogni tanto erodeva – come è normale che sia – parti di litorale. Soprattutto non si doveva tenere la contabilità dei danni economici dopo ogni evento calamitoso.

Sì ma, dirà qualcuno, il “progresso” impone la “valorizzazione” del territorio e perciò, a fronte degli indiscutibili vantaggi economici e turistici, è necessario che lo Stato faccia di tutto per evitare disastri come quelli puntualmente rendicontati dal consigliere regionale Leonardi. Vorrei ricordare a chi l’avesse dimenticato che la spiaggia è demanio pubblico in cui vige il divieto di edificazione; i concessionari privati che gestiscono gli stabilimenti balneari e i ristoranti sono tenuti ad esercitare le loro attività, come tutti, nel rispetto delle leggi. E io credo che lo abbiano fatto. Chi ha quindi consentito loro di erigere manufatti in cemento armato sulla battigia? Forse qualche politico di corte vedute (per carità, non ce l’ho con lei, gentile signora Leonardi) dovrebbe riflettere su questo fatto e chiedersi quali motivi hanno indotto certi nostri amministratori a concedere ciò che non doveva essere concesso. E non sembra assurdo che lo Stato – cioè la collettività – debba pagare per evitare danni a immobili privati che non avrebbero dovuto essere costruiti sul suolo pubblico?

Ora si tratta di porre rimedio agli errori commessi, a ripetizione, negli ultimi decenni.

Sul come farlo bisogna essere oltremodo chiari ed onesti. Gli “interventi di somma urgenza” – tanto auspicati dalla Leonardi – non possono concretarsi in ennesime aggressioni al territorio, a base di orribili blocchi di cemento e costosissime scogliere frangiflutti. Un serio piano di gestione della difesa della costa dovrebbe, oltre che ribadire l’assoluto divieto di edificazione sugli arenili, prevedere azioni mitigatrici ispirate alle più moderne tecniche di ingegneria naturalistica. Si può fare, e mi auguro che il consigliere Leonardi si faccia promotrice attenta di tale esigenza.

Buon lavoro a lei e a tutti i suoi colleghi in Regione.

Mauro Marconi

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