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Venerdì, 21 Dicembre 2018 19:04  Asterio Tubaldi  859 

Dura l'accusa all'Asur del Tribunale del Malato sulle condizioni dei pazienti psichiatrici della SRR di Recanati

Dura l'accusa all'Asur del Tribunale del Malato sulle condizioni dei pazienti psichiatrici della SRR di Recanati

nota del Coordinatore Tribunale per i Diritti del Malato- CittadinanzAttiva - A.T. Porto Recanati-Recanati

Ci chiediamo cosa sia oggi l’attuale Struttura Residenziale Riabilitativa di Recanati: un carcere o un manicomio? L’ Azienda Sanitaria con la SRR sta tradendo lo scopo, la missione stessa e specifica nei confronti della società e soprattutto nei confronti degli ospiti che ci vivono con la speranza di riabilitarsi e reintegrarsi perché di fatto non gli viene consentito di svolgere tale compito.

Queste persone vivono lungo un corridoio di un ex-reparto ospedaliero per accedere al quale va superato un grigio e grande cancello che ricorda uno dei vecchi manicomi aboliti dalla legge 180(Legge Basaglia) piuttosto che una “Struttura Residenziale Riabilitativa” e nel visitarla si rivive un ritorno al passato.

La SRR era presente da molti anni in uno stabile situato nel quartiere Duomo della città il quale, a seguito del terremoto del 2016, fu danneggiato e fino ad oggi non se ne conosce il futuro. La struttura venne “temporaneamente” trasferita all’interno dell’Ospedale Santa Lucia di Recanati, ma di fatto abbandonata a se stessa. A quasi due anni e mezzo dal terremoto che ha colpito il centro Italia gli ospiti sono stati effettivamente abbandonati dall’Amministrazione Sanitaria. Purtroppo queste persone con disagi mentali non possono far sentire la loro voce, ma vogliamo aiutarli nel segnalare e denunciare l’attuale stato di degrado della struttura in cui sono costretti a vivere.

L’attuale SRR si trova in un reparto stretto per il numero di persone che vi risiedono: è composta da un corridoio di 35/40 metri dove ci sono 6 camere con 15 ospiti, una sala mensa, l’infermeria e una stanzetta dove si tengono i colloqui e si fa laboratorio. Ci sono 3 bagni di cui 2 realizzati in seguito al trasferimento che non sono adeguati. Nel fare la doccia l’acqua si disperde e allaga tutta la stanza, a volte passa in quella vicina e crea umidità. In tutto il reparto ci sono crepe ai muri e grandi macchie di umidità penetrate nelle pareti fino al muro grezzo. Ci sono brutte macchie gialle e nere di umidità nei bagni, nelle camere e nella sala tv che rendono malsano l’ambiente. Non c’è ricircolo di aria che possa aiutare a tenere i locali asciutti per via della mancanza di grate alle finestre che, quindi, non si possono aprire, anzi per motivi di sicurezza sono chiuse con catene e lucchetti, la porta di accesso chiusa a chiave. Ci viene segnalato, inoltre, che proprio per questa mancanza di ricambio di aria è più facile la trasmissione di virus influenzali: se si ammala una persona poi anche tutti gli altri si ammalano. La mancanza di spazio ha comportato l’eliminazione di varie attività riabilitative, di socializzazione ed aggregazione quali il teatro, lo yoga, la cucina ed altre ancora.

Non ci sono condizionatori di aria: il caldo estivo, torrido ed afoso, ha messo ulteriormente a dura prova la resistenza di queste persone che vivono in questo reparto con le finestre chiuse. Per dare un po’ di sollievo si era chiesto di mettere un condizionatore portatile che tuttavia è stato negato per via dell’impianto elettrico vecchio e non adeguato: avrebbe addirittura fatto saltare la corrente elettrica di tutto il reparto. Gli ospiti si sono sentiti mortificati e discriminati nel vedere, proprio recentemente, istallare condizionatori nuovi sia nel piano superiore che in quello inferiore della struttura ma non nel loro reparto. Vivreste voi volentieri in una tale struttura?

Riteniamo urgente sanare questa inaccettabile situazione che viola molti diritti del malato e anche quelli umani: crediamo che in questo modo si perda lo scopo e l’efficacia della legge che regola le strutture residenziali e riabilitative per chi ha disagi mentali. Occorre ridare dignità a queste persone facendole vivere in ambienti sani e confortevoli dove poter migliorare la loro condizione di vita, riabilitandosi per reintegrarsi nella società.

Su questa grave situazione abbiamo raccolto anche il disagio e la preoccupazione degli operatori del settore, medici e specialisti.

Apprendiamo dalla stampa dei ritardi nel pagamento degli stipendi del personale della SRR (Struttura Residenziale Riabilitativa) servizio che si trova oggi ospitato all’interno del Santa Lucia di Recanati. Le Residenze Riabilitative (cooperativa di Arezzo che dal maggio scorso gestisce il servizio) viaggiano con dei ritardi nel pagamento degli stipendi come già accadeva con la precedente cooperativa con sede nella stessa città. Va tutta la nostra solidarietà ai 14 dipendenti che, ricoprono le 24h con 3 turni di 3 persone a turno (1 infermiere, 1 Oss, 1 educatore), esasperati da questa situazione di incertezza, nonostante l’ingiusto trattamento, mettono tutto il loro impegno, professionalità e passione nell’assistere gli ospiti di questa struttura.

Guardando il nostro territorio riteniamo che possano esserci diverse alternative dove spostare la SRR come ad esempio presso lo stabile di via Bonfini, molto più decente e confortevole, situato nel quartiere di Villa Teresa - quindi inserito nel tessuto sociale e nel territorio come prevede la legge nazionale del settore - dove ora si trova il Dipartimento di Prevenzione Sanitaria che si dovrà spostare all’interno dell’Ospedale Santa Lucia come da tempo comunicato. Questo stabile di proprietà comunale è composto di 2 piani ed è in comodato d’uso gratuito all’Azienda Sanitaria per altri 10 anni e più: i locali hanno ampie stanze con diversi bagni per piano, sono ben inseriti in un quartiere dove sono presenti parchi, chiesa, negozi e poco distanti dal Centro Diurno di Salute Mentale servito da operatori e medici specialisti.

Si potrebbe pensare anche ai locali sfitti proprio vicini allo stesso CSM o altri stabili disponibili ed adeguati situati sul territorio comunale, magari anche con del terreno o dell’area verde attorno o altre opzioni.

Riteniamo ingiusto e incivile abbandonare al proprio destino queste persone con disagi mentali che non possono neanche far sentire la loro voce: non prendendo in affitto una struttura adeguata e non investendo in interventi di ristrutturazione essenziali che permetterebbero la messa a norma dello stabile, questi ospiti sono gli unici a subire le conseguenze di queste scelte infelici. Immaginiamo come sarebbero stati presi immediati e seri provvedimenti se questa struttura fosse stata privata.

 

Benito Mariani - Coordinatore Tribunale per i Diritti del Malato- CittadinanzAttiva

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