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Venerdì, 11 Gennaio 2019 01:12  Asterio Tubaldi  Stampa  186 

Questura di Macerata: disposta chiusura una rivendita “Tabacchi e giornali”.

Questura di Macerata: disposta chiusura una rivendita “Tabacchi e giornali”.

Ancora una volta nel mirino della Polizia di Stato i negozi Grow-Shop, punti di vendita di sostanze stupefacenti.  

La Polizia di Stato di Macerata, costantemente impegnata nella lotta al contrasto di sostanze stupefacenti, prosegue nella sua intensa attività di controllo e repressione della commercializzazione della cosiddetta “cannabis legale”.

L’operazione in questione si inserisce nell’ambito di una articolata attività di indagine iniziata a seguito di notizia proveniente da fonte istituzionale concernente il proliferare di negozi specializzati nella vendita di prodotti alimentari a base di cannabis e tra questi infiorescenze, resine ed oli estratti dalla stessa pianta commercializzati o, comunque, pubblicizzati quali sostanze lecite e di libero acquisto.

L’attivita’ finora condotta, a partire dal 20 giugno ha consentito di sequestrare circa 15 kg di cannabis e di sospendere la licenza ex art. 100 t.u.l.p.s. di diversi esercizi commerciali.

In particolare il Questore Antonio PIGNATARO, nella mattinata odierna, ha nuovamente disposto la chiusura di una attività commerciale del tipo rivendita “Tabacchi e lavorati” sita in Civitanova Marche ai sensi dell’art. 100 testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Contestualmente, il titolare dell’esercizio commerciale è stato deferito all’A.G., per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacente ad opera  della Squadra Mobile di Macerata diretta dalla Dott.ssa Maria Raffaella ABBATE coadiuvata dal Commissariato di Civitanova Marche i quali, di concerto, hanno svolto l’attività di indagine.

Dopo la chiusura di ben tre esercizi commerciali del tipo “grow shop” ubicati in questa provincia si apprendeva che anche la rivendita “Tabacchi e Giornali” in questione commercializzasse prodotti della stessa fattispecie e, per tale ragione, è stata svolta un’attività di indagine che ha permesso di appurare la natura di “sostanza stupefacente” di tali prodotti in quanto il principio di THC in essi contenuto è tale da produrre effetto drogante.

Si rappresenta che la normativa vigente di cui alla L. 242/2016 “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” indica analiticamente i numerosi settori nei quali la canapa coltivata può essere impiegata ma NON PREVEDE come finalità della coltivazione l’ottenimento di un prodotto tecnico e da collezione o di un profumatore o di vendita al pubblico di un prodotto non destinato al consumo umano e che, in tal senso si è espresso il  Consiglio Superiore di Sanità in data 10 Aprile 2018  manifestando parere contrario alla commercializzazione di tali sostanze ritenendo che la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di “cannabis” o “cannabis light” qualunque ne sia il contenuto percentuale di Delta-9 THC pone certamente motivo di preoccupazione e raccomandando misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti.

Inoltre, da accertamenti, non risulta che l’esercizio in questione abbia mai cambiato la sua denominazione commerciale, comunicato o richiesto all’ufficio commerciale del Comune di Civitanova Marche di voler procedere alla vendita di medicinali di origine vegetale a base di cannabis non pertinenti tra l’altro alla sua tabella merceologica né alla natura stessa dell’attività commerciale in quanto tali “medicinali a base di cannabis” potrebbero essere dispensati solo ed esclusivamente dalle farmacie a seguito di ricetta medica e, soprattutto, il titolare dell’esercizio commerciale non risulta essere in possesso di alcuna autorizzazione per la vendita di farmaci e/o medicinali, tantomeno titolare di titolo professionale di farmacista. 

Si arriva, pertanto, alla conclusione che dietro l’attività di tabaccheria veniva realizzata una vera e propria attività di spaccio e rappresentasse polo di aggregazione anche di numerosi giovani i quali, “ingannati” da una vendita legale di prodotti maldestramente pubblicizzati come leciti, acquistavano in realtà vera e propria sostanza stupefacente.

 

 

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