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Giovedì, 24 Gennaio 2019 16:34  Asterio Tubaldi  Stampa  275 

Inagurazione anno giudiziario 2019 voce anche alle vittime della strada.

Inagurazione anno giudiziario 2019 voce anche alle vittime della strada.

L’invito    congiunto  del  Presidente  dott. Luigi  Catelli  e  del  Procuratore  Generale  dott. Sergio  Sottani   della  Corte  d’Appello delle  Marche   di  Ancona  pervenutomi    in  qualità di rappresentante   locale   dell’Associazione  italiana  familiari e   vittime  della  strada A.I.F.V.S.  onlus  a  partecipare  ed  anche   ad  intervenire  con  autorizzazione  sabato  26  gennaio  p.v. ore  9  presso  il  palazzo  di  giustizia    di  Ancona  alla  cerimonia  dell’inagurazione    dell’anno  giudiziario  2019  è  motivo  di  soddisfazione  per  l’impegno profuso  nel  tempo  a  dare  voce  alle problematiche proposte ed  iniziative   attinenti alle  vittime     della  strada.       

Il 18  novembre 2018  si è  celebrata  la ricorrenza  per la prima volta del riconoscimento ufficiale dello Stato: con la legge n. 227 del 29/12/2017, “la Repubblica riconosce la terza domenica di novembre come Giornata Nazionale in memoria delle Vittime della Strada e promuove ogni iniziativa utile a migliorare la sicurezza stradale e a informare gli utenti della strada, in particolare i giovani, sulle conseguenze che possono derivare da condotte di guida non rispettose del codice della strada” (art. 1, co. 1) Il  legislatore ha riconosciuto che la celebrazione della Giornata non può esaurirsi nel ricordo, ma deve tradursi in un cambiamento: “ricordare per cambiare”. 

È un cambiamento che non può più attendere: per l’Italia, gli ultimi dati Aci-Istat   sull’incidentaltà  stradale segnano un incremento dei decessi,tanto che rispetto al 2010 il nostro Paese regredisce pesantemente nel percorso per la riduzione della mortalità sulle strade (dal -20% di morti del 2016 al -17,9% nel 2017), scendendo dal 14° al 18° posto nella graduatoria europea della sicurezza stradale. L’obiettivo europeo di ridurre del 50% entro il 2020 l’incidentalità rispetto al 2010 è sicuramente irraggiungibile per la mancanza  e/o insufficienza  di interventi adeguati.                                                       Coerentemente, nel comma 2 dell’art. 1 si prevede che possono essere organizzati, in particolare nelle scuole,“cerimonie, convegni ed altri incontri pubblici” per ricordare le vittime, riflettere sul valore della vita, sul dolore causato dagli incidenti stradali e sulle più ampie conseguenze sociali, rendere omaggio a coloro che quotidianamente si occupano delle conseguenze della strage, promuovere iniziative di informazione, in particolare rivolte agli studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori, per la prevenzione degli incidenti stradali causati dalla guida sotto effetto di alcol o droga. Anche il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) per il quinquennio 2014-2018, approvato con l’intesa Stato- Regioni del 13 novembre 2014, raccomanda iniziative di informazione, comunicazione rivolte all’intera popolazione ed in particolare ai giovani, per prevenire i danni alcol e correlati.

E allora, probabilmente non è un caso se dai dati ACI-ISTAT relativi al 2017, pubblicati nel luglio 2018, si rileva che il numero dei sinistri torna a crescere. Quanto  sopra  purtroppo  è   attestato   dai  dati  rilevati  a  seguito  di controlli   effettuati   recentemente dagli  organi   di  Polizia  anche  sulle   nostre   strade  locali   che evidenziano una  incidenza  negativa da effetti   di  alcol e  droghe e  sostanze  stupefacenti  , specie  sui   giovani,   da un  minimo  del  16%  al  24%  in periodi  serali-notturni    con  punte durante   i fine  settimana  estivi  del  50% su   conducenti di  veicoli , pari,  semplificando   con  un    pratico  esempio ,  da 1 conducente  ogni  6 veicoli  ad 1 conducente   ogni 4  con le punte  di 1 conducente   ogni   2 veicoli  che   incrociamo  sulle  strade hanno  valori    di  alcol  e  droghe  superiori   ai  limiti  di  legge.      

 Nel proprio cammino per la prevenzione e per la difesa dei diritti delle vittime, l’AIFVS ha sempre evidenziato che l’amministrazione della giustizia è sbilanciata a favore dell’imputato – con il c.d. favor rei – sottovalutando la vittima, in virtù di un sistema processuale privo di sensibilità vittimologica.

Ci siamo confrontati con chi, difendendo tale assetto, ne affermava la rispondenza alla Costituzione, e in particolare al modello di giusto processo disegnato dall’art. 111, nel quale non troverebbe spazio la vittima. A costoro abbiamo opposto che la Costituzione tutela, anche ed ancor prima, i principi di solidarietà, equità ed uguaglianza: principi fondamentali che orientano tutto il quadro normativo, compreso l’art. 111 Cost.: un processo, per essere autenticamente “giusto”, non potrebbe mai essere strutturato in modo da danneggiare i più deboli.

Ciò trova, ancora  oggi, autorevole conferma nella disciplina sulla tutela delle vittime dei reati, introdotta dal legislatore europeo ( Dir. Europea  2012/29/UE e tuttora non pienamente recepita nel nostro ordinamento.

Abbiamo sempre constatato che negli operatori del diritto abbonda la formazione criminologica e manca la formazione vittimologica.

Sin dall’origine dell’AIFVS – correva la fine degli anni ’90 – abbiamo rilevato, nei processi riguardanti reati stradali, scarsa attenzione alla relazione tra vittima e autore dell'atto vittimizzante, tra vittime e sistema giudiziario e tra vittime e altre istituzioni: una relazione necessaria per giungere a una conoscenza e comprensione dei protagonisti del reato, a scopo preventivo e riparatorio. Risulterebbe  che  la  parola   VITTIMA nel   codice  di  procedura penale   sia  citata  una  sola   volta .  La “valutazione della gravità del reato” si è sempre, di fatto, conclusa con l’applicazione del minimo della pena, con la generalizzata concessione delle diminuenti di rito, con l’applicazione di attenuanti generiche e la sospensione condizionale, contribuendo a radicare nella coscienza collettiva una sorta di impunità per l’autore del reato.

L’impunità, oltre ad incrementare nella società la propensione a delinquere, ha incrementato la conflittualità e l’indignazione sociale verso la mancanza di una effettiva garanzia di giustizia e legalità per i reati contro la persona.

Nonostante le critiche di “rischio di populismo penale”, la riforma dei reati stradali approvata con la legge 41/2016,  che ha determinato l’incremento delle pene per ipotesi di guida azzardata e pericolosa o sotto effetto di alcol o droga, lancia un segnale di civiltà: chi uccide o toglie l’integrità della salute trasgredendo le norme cautelari del codice della strada, finalizzate a prevenire tale rischio, deve espiare una pena e per un determinato periodo di tempo non può più far parte, in qualità di guidatore, della comunità degli utenti della strada. 

Quindi  la  legge 41/2016  sull’omicidio stradale   ha  cercato  di  allineare la pena alla  gravità  del   reato stradale.

 L’Associazione italiana familiari e vittime  della  strada insieme  ed  altre  forze  sociali  hanno  contribuito a  far  comprendere alla  classe  politica  la  giustezza  del  provvedimento ma  ritengo che  nessuno  all’epoca  fosse   convinto che  sarebbe  stata la  panacea  dell’incidentalità   stradale  in  Italia,  invece potrà  essere l’inizio di  una possibile riconciliazione  tra vittime, imputati e società.

Verificando le statistiche  nei  quasi  due  anni  trascorsi  si  evidenziano  sostanzialmente diminuzioni  minime,  altalenanti    tra  incidenti  stradali, morti e  feriti, un dato che ci  induce a riflettere  e  si  ritiene    dipendente  da  alcuni  fattori :

 1 – Una   campagna, condotta da social e mass media, denigratrice  degli  strumenti  di  controllo,   come  Autovelox, tutor, etilometri  , prelievi  ematici ed  altri  strumenti  tecnologici e non,  ricorsi ed esposti tali  da  mettere in   dubbio od  ostacolare  e  delegittimare  le attività  delle  forze  di  polizia ;

2 – L’intesa tra cittadini, società civile,  forze  di  polizia  ed  istituzioni   stenta  ad  emergere,  le  leggi da sole non costituiscono  garanzia del recepimento comprensione e condivisione  delle  medesime, come se ci fosse  una  “ cappa o  nebbia”   sulla  fiducia.;

3  -  Oltreché agire  sul  versante   normativo, è  fondamentale un  impegno  di  tutti   sul  piano  della  prevenzione intesa  come  formazione  e divulgazione  socio, culturale, etico-politica , specie  come  scuola   ,famiglia,  agenzie  educative   ecc;

 4 -   Posto che nessuna legge è perfetta , anche la legge 41/2016 ha degli aspetti che andrebbero  migliorati:

     4 - 1 la norma che prevede la  revoca della patente per 5 anni in conseguenza di ogni incidente  stradale  che provochi  lesioni  gravi, superiori a  40 gg  . Norma  questa  che  sta  al  vaglio  della  Corte  Costituzionale

     4-2  inserire tra  le  aggravanti  la distrazione alla  guida , soprattutto quella per uso dei cellulari  smartphone e  simili fin  dalla   prima  violazione  rigorosamente  da  reprimere;

    5 -   buon    viatico  invece  sarebbe  per  l’applicazione  della Legge 41 del 24 marzo 2016 sull’Omicidio e lesioni stradali  l’adozione . del  " Protocollo operativo sui prelievi  ematici  e accertamenti necessari nei casi di omicidio e lesioni personali stradali gravi e gravissime – Artt. 589-bis e 590-bis Codice Penale ". Proposta dell' Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onluss (A.I.F.V.S.)  -  Estensione  ed  adozione del Protocollo  nella  Regione  Marche , Linee guida. Accertamenti medico-legali  e  tossicologico -  forenzi   su  conducenti coinvolti  in  sinistri  stradali.

 Rivendichiamo come AIFVS la finalità di “Fermare la strage stradale”, e di non volere né vittime e né imputati; riconosciamo che i temi della giustizia e della prevenzione sono interconnessi : la giustizia potrà orientare i cittadini al rispetto dei diritti umani e della legalità se nel dopo-incidente garantirà indagini accurate per la ricostruzione delle dinamiche , processi celeri e rigorosi, dai quali emerga “non solo la verità processuale, ma anche la verità dei fatti”.

È questo il cambiamento che auspichiamo nella giustizia, e per il quale si può e si deve fare di più.

                                         Associazione Italiana Familiari e Vittime della strada A.I.F.V.S.           

opinioni a confronto

1 commento

  • 0  24/01/2019 21:16  Anonimo469

    Concordo sul disinteresse ( o peggio ) della giustizia italiana verso le vittime non solo dell'omicidio stradale ma anche e soprattutto delle violenze domestiche.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    1  0   Rimuovi


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