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Venerdì, 19 Aprile 2019 17:51  Asterio Tubaldi  Stampa  526 

PORTO RECANATI: OLTRE DUE MESI DI CARCERE PREVENTIVO PER UN PACCHETTO DI ZUCCHERO

PORTO RECANATI: OLTRE DUE MESI DI CARCERE PREVENTIVO PER UN PACCHETTO DI ZUCCHERO

Questo è l'esito dell’odissea capitata al Signor Zabihullah AZIZI, di origine afgana, con regolare permesso di soggiorno in Italia, incensurato ed onesto bracciante agricolo, residente presso l'Hotel House di Porto Recanati (MC), trovato dalla Guardia di Finanza in possesso di 150 grammi di mannite (uno zucchero molto comune utilizzato come lassativo) durante una delle frequenti operazioni delle forze dell'ordine nella struttura residenziale avvenute durante le scorse settimane.
Lo sventurato, avendo rinvenuto un pacchetto incellofanato abbandonato appena fuori dall'uscio della propria abitazione all'ottavo piano del complesso, dopo averlo raccolto si stava recando al presidio della security interna dell’edificio per consegnarlo, quando si è imbattuto nei militari che stavano conducendo un'operazione di polizia giudiziaria antidroga.
Alla richiesta dei documenti personali da parte dei militari, l’Azizi consegnava spontaneamente anche il pacchetto rivenuto, spiegando il suo proposito di consegnarlo alla security. Tuttavia egli non è stato creduto e, condotto presso la locale caserma della G.d.F. ove all'esito di un sommario, quanto improbabile, test sulla sostanza che ha falsamente rivelato la presenza di oppiacei, è stato tratto in arresto per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, reato che prevede una pena da 6 a a 20 anni di reclusione oltre alla multa da 26 mila a 260 mila euro. Tradotto presso il carcere di Montacuto, l’Azizi è rimasto in custodia dal 7 febbraio al 13 aprile scorsi, e l’istanza di dinanzi al Tribunale del Riesame di Ancona, medio tempore avanzata dai difensori, Avvocati Giorgio Marchetti e Ferdinando Manzotti con Studio in Loreto, è stata rigettata siccome il Collegio è stato tratto in inganno dalle risultanze istruttorie predisposte dalla Tenenza di Porto Recanati della G.d.F.
Se non che il 13 aprile scorso l’Azizi è stato liberato poiché come si legge nel provvedimento del G.U.P di Macerata, in seguito alle analisi tossicologiche della sostanza, condotte nei laboratori scientifici delegati dalla procura maceratese, "è stato accertato che la sostanza di cui all'imputazione provvisoria elevata dal pubblico ministero NON ha natura di sostanza stupefacente".
La vicenda avrà necessariamente uno strascico. Infatti il Signor Azizi ha già dato mandato ai propri difensori di verificare la proponibilità dell’istanza di riparazione per ingiusta detenzione, all’esito della quale potrebbe ottenere un risarcimento dallo Stato superiore a 15.000 euro.
Dal che una considerazione è d’obbligo. La sommarietà con cui talvolta vengono condotte tali operazioni di p.g. laddove incidano ingiustamente, senza fondamento di colpevolezza, sulla libertà personale di taluno, pur senza scomodare Cesare Beccaria che già oltre due secoli or sono autorevolmente mostrava dubbi e raccomandava cautela nella custodia cautelare in attesa di processo, dovrebbe essere posta da chi di dovere sotto la lente d’ingrandimento.
Infatti, per coloro che la patiscono, la privazione della libertà è una lesione profondissima dei diritti fondamentali della persona che provoca un danno e delle sofferenze distinti (e senz’altro più dirompenti) rispetto a quelli connessi all’essere al centro – innocenti – di una vicenda giudiziaria.
Anzi, la soppressione della libertà personale rappresenta un quid pluris afflittivo che si somma alla dolorosa esperienza di essere accusato di un reato sì grave, come quello di detenzione di ingenti quantità di droghe pesanti a fini di spaccio sapendosi innocente.
Sarebbe peraltro il caso che, chi si rende autore di comportamenti così disinvolti (chi scrive si riferisce ai militari i quali hanno dato origine ad una vicenda così, incresciosa, tanto per usare un eufemismo), siano resi responsabili del danno erariale provocato alla collettività, consistente nel risarcimento per ingiusta detenzione, per la loro colpevole condotta negligente, imprudente ed imperita, grave sol che si consideri il grado di diligenza professionale ad essi richiesta, diversa dalla diligenza che si richiede ad un quisque de populo qualunque.
Infine, un ringraziamento particolare da parte del Sig. Azizi e dei propri difensori, Avvocati Giorgio Marchetti e Ferdinando Manzotti va al G.U.P. Dott. Domenico Potetti ed al P.M. Dott. Claudio Rastrelli, magistrati esperti e preparati, i quali, avuta certezza dell’insussistenza del reato ascritto all’indagato, non hanno esitato a richiedere, il secondo, ed a concedere, il primo, l’immediata liberazione del Signor Azizi.
Loreto, lì 19 aprile 2019
Avv. Giorgio Marchetti
Avv. Ferdinando Manzotti

opinioni a confronto

3 persone hanno espresso la loro opinione ed aspettano la tua!

  • 0  20/04/2019 01:37  Anonimo227

    Tutti sono innocenti salvo condanne. Ma la versione dell'indagato crea qualche dubbio, tutti sanno che la Mannite viene usata per tagliare l'Eroina e non credo che lui non lo sapesse. Certo non è la prova che sia uno spacciatore, ma qualche dubbio rimane.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    5  0   Rimuovi


  • 1  19/04/2019 21:45  Anonimo306

    Noooooo all' HH ci sono solo educande e seminaristi anonimo 952!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    6  0   Rimuovi


  • 2  19/04/2019 20:42  Anonimo952

    Ma chi ha fatto le analisi? E poi come mai i ladri stanno fuori il giorno dopo essere stati beccati con le mani nel sacco e questo uomo è stato trattenuto senza uno straccio di prova? Forse se uno vive all'hotel house vige la presunzione di colpevolezza?

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    2  2   Rimuovi


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