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Domenica, 19 Maggio 2019 21:57  Asterio Tubaldi  Stampa  862 

Troppi problemi ogni volta nell'organizzare la Marcia della Pace e della Giustizia Recanati-Loreto

Troppi problemi ogni volta nell'organizzare la Marcia della Pace e della Giustizia Recanati-Loreto

Forse non riuscirà a vedere la luce la 20° edizione della Marcia della Pace e della Giustizia Recanati-Loreto che generalmente è in programma l’ultimo sabato del mese di gennaio: il suo animatore, don Rino Ramaccioni, parroco di Cristo Redentore, lascia il timone dell’evento non tanto perché è stanco quanto per tutti i problemi da superare ogni volta. Ecco si seguito il testo della lunga nota indirizzata da Don Rino testualmente ai Pastori e Padri Armando, Nazzareno e Fabio, rispettivamente vescovi di Senigallia, Macerata e Loreto, e a Piero, presidente episcopale della Regione Marche.

Gent.mi  Pastori  e  Padri  Armando,  Nazzareno,  Fabio,  e (p.c) Piero,

    don  Rino  Ramaccioni,  “tifoso”  della  Marcia  della  Giustizia  e  della  Pace”   (Recanati-Loreto) da  quando   la  CEM  approvò  che  la  Commissione  Regionale  della  Pastorale  Sociale  e  del  Lavoro (di  cui  era  presidente  il  Vescovo  Orlandoni)  si  facesse  capofila  di  un  gruppo  di  altre  Commissioni pastorali  regionali  a  cui  si  aggiunsero  diversi  altri  gruppi  e  Associazioni  ecclesiali,  per  realizzare  una  “Marcia  della  Giustizia”,   ora,  con  un certo dispiacere  (e  dopo  averci  pensato  e  pregato  a  lungo)  si  sente  di  dover  comunicare  a Voi  che  il  sottoscritto  non  vede  più  le  condizioni  per  continuare  a  collaborare  con  chi  volesse  portare  ancora  avanti  la  proposta  annuale  della  Marcia.

Da  tempo  pesava  a  tutti  gli  organizzatori  la  difficoltà  posta  ogni anno  a  poter  concludere    la Marcia  dentro la Basilica  di  Loreto  arrivando  in  marcia  da  Recanati  a  Loreto  dopo  cena.

   La  proposta  della  Marcia  poteva  presentarsi  come  un  “ponte”  capace  di  contribuire  ad  unire  attorno  a  valori  umani  e  cristiani  gente  di altre  fedi,  e  comunque  uomini  di  pace.

In  un  tempo  di  “muri”  sempre  più  alti  e  frequenti,  io  pensavo  e  penso  tuttora  che  una  Comunità  che  si  lascia  guidare  dallo  Spirito  potesse  presentarsi  al  mondo  così  come  scrive  la  “Gaudium  et  Spes”:  “Le  gioie  e  le  speranze  degli  uomini  del  nostro  tempo  sono  anche  le  gioie  e  le  speranze  dei  discepoli  di  Cristo  e  nulla  vi  è  di  genuinamente  umano  che  non  trovi  eco  nel  loro  cuore”.

   Penso  che  tutti  possiamo  essere  d’accordo  circa  l’importanza  di  un  pellegrinaggio  per  i  cristiani,  ma  perché  aver  paura  di  parole  come  “Marcia”?

E  se  questa  parola  può  riunire  mente  e  cuori  di  tanti  uomini  per  “gridare con  la  vita”   la pace  e  la  giustizia  come  sognava  di  vivere  la  fedeltà  al  Vangelo  un  uomo  come  Charles  De Foucauld,  perché  i  cristiani  non  dovrebbero  unirsi  a  gente  di  diversi  colori  religiosi,  culturali  e  sociali  per  cercare  insieme  vie  di  amore?

   Perché  obbligare  anche  mussulmani  e  gente di  altre  fedi  a  partecipare  ad  una  Marcia  in  cui  si  era  invitati,  o  a  rimanere  fuori  della  Basilica,  o  a  partecipare  al   Rosario,  alle  litanie  cantate,  alla  fiaccolata?   Non  è  amore  il  rispetto n delle  diversità?

   Io  immagino  che  il  Papa possa  essere  felice di  trovarsi vicino collaboratori  della  Chiesa  appassionati  per  il  Signore  e  soprattutto  per  quei  figli  di  Dio  che  soffrono.

   Se  è  vero,  come  ama  dire  spesso  Papa  Francesco,  che  “l’indirizzo  più  sicuro  di  Dio  -  anche  se  provvisorio -  è  l’uomo  che  soffre”,  perché  non  approfittare,  anzi,  perché  non  inventare  tutti  i  “corridoi  umanitari” percorrendo  i  quali  si  possa  incontrare,  amare  e  servire  Dio  che  ci  aspetta  a  questo  indirizzo?

   Volevo  terminare  la  mia  lettera  qui,  però,  ho  pensato  di  poter  approfittare  di  questa  lettera  per  un  ultimo  sincero  augurio  che,  dopo  tanti  anni  di  passione  per  la  dimensione  anche  politica della  carità,  mi  sento  di  fare  ai  Padri  e  Pastori  della  mia  fede  e  del  mio  servizio  pastorale:

   - L’augurio  è  che  nella  nostra  Chiesa  locale (e regionale, se  si  può  dire)  ci  si  faccia  carico  in  maniera  ancora  più  forte  di  una  preoccupazione  espressa  da  Papa  Francesco  nella  “Evangelii  Gaudium”:    che  gli  evangelizzatori    comprendano  appieno  la  dimensione  anche  sociale  del  Vangelo,  per  formare  i  cristiani  a  percorrere  anche  la  strada  del  servizio  al  bene  comune.

Formare…, educare…,  appassionare…  (senza  aggregare  politicamente) a  farsi  “sale,  lievito e  luce” , entrando  “dentro”  il  mondo,  sporcandosi  le  mani  per  servirlo  anche  sulle  vie  politiche  della  carità.

  Giustamente  le  nostre  Chiese  locali,  le  parrocchie  organizzano  tanti  corsi  di  formazione  (per  catechisti,  per  fidanzati,  per  i   Sacramenti, per  i  vari  Ministri,   per…). 

  Perché  non  lavorare  un  po’  di  più  per  scoprire, o  far  emergere  e  poi  anche  accompagnare  coloro  che  sentono  l’invito  dello  Spirito  a  “prendere  il  largo  e  gettare  la rete?”  sulle  strade  del  servizio  al  bene  comune  e  della  politica?  (Vera  vocazione!)

  Perché  non  aver  fiducia  che  far  conoscere  anche  l’insegnamento  della  Dottrina  sociale  della  Chiesa  (più  di  quanto  si  fa  oggi),  o  aiutare  a saper  leggere  i  segni  dei  tempi,  il  valore  di  ogni  forma  di  servizio  sociale,  possono  essere  un  incoraggiamento  per  molti  cristiani  a percorrere  anche  la  “via  politica  della  carità”,  che,  come  ricorda  Paolo  VI°  è una  strada  “esigente”  di  vero  servizio?

  Certamente  che  oggi  più  che  mai  i  cristiani  sono  tentati  di  cercarsi  rifugi  più  tranquilli!

 Il  card. Pellegrino  una  volta mi  disse: “Ricordati  che  Gesù  ci  ha  detto: “Andate…predicate…”,  e  il  primo  modo  di  andare  non  è  aspettare  la  gente in  ufficio,  o  anche  in  chiesa,  nei  nostri  gruppi,  ma  è  proprio “andare”,  uscire…!”.

Io  prego  che  lo  Spirito  ci  tolga  la  paura  di  osare!   

   Chiedendo  scusa,  se  questa  mia  lettera  ha  rubato  un  po’  del  Vostro  prezioso  tempo.    Pronto   al  dialogo,  saluto  tutti  di  cuore,  dicendomi  un  semplice  prete,  grato  al  Signore    per  ogni  forma  di  passione  ed  entusiasmo  per  questo…”mestiere sempre  più   formidabile”!

                                                                                                 don  Rino  Ramaccioni

 

opinioni a confronto

9 persone hanno espresso la loro opinione ed aspettano la tua!

  • 0  21/05/2019 12:56  Anonimo577

    Scusate ma che differenza c'è tra il pellegrinaggio che si fa ogni anno a giugno esistente dal 1978, Macerata-Loreto a piedi organizzato da Comunione e liberazione e questa Marcia della Pace e della Giustizia Recanati-Loreto?

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 1  20/05/2019 23:28  Anonimo516

    per il parrocchiano deluso: non credo proprio tu sia della nostra parrocchia, sei un falso.
    per anonimo 842, a te Don Rino non è mai mancato, tantomeno adesso. Ce ne fossero di persone come Don Rino, uno come lui valgono mille come te.

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  • 2  20/05/2019 21:59  Anonimo611

    Con questa lettera Don Rino ha fatto outing: ha sbagliato vocazione. Non doveva fare il prete ma il volontario di una ONG (laicista). Non ho mai capito cosa c'entrasse una parrocchia con una marcia della pace, della giustizia, ..... di solito le parrocchia organizza pellegrinaggi, dove si prega e la metà è un luogo sacro, non la piazza.

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  • 3  20/05/2019 14:51  Anonimo921

    Don Rino, tu sei un grande uomo!!!!! Questa organizzazione pero' sta diventando sempre piu' grande e sempre piu' pericolosa. Ti siamo sempre vicino.

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  • 4  20/05/2019 13:06  Anonimo508

    Peccato! Era una manifestazione che non aveva niente di politico ed era molto cattolica! Una vera perdita!

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  • 5  20/05/2019 09:07  Gianni Bonfili

    E adesso anche a Don Rino,come a Papa Francesco,verrà fuori qualcuno,sedicente custode della vera fede,a chiamarlo sbrigativamente comunista e commissario liquidatore della Chiesa!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 6  20/05/2019 07:54  Anonimo842

    Gli ultimi botti poi per fortuna andrai via. Non mi mancherai. Ciaone

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 7  20/05/2019 06:59  Anonimo956

    Don Rino sei un grande testimone del Vangelo. Spero che i nostri vescovi inizino a mettersi in discussione... rappresentano una chiesa moribonda

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 8  19/05/2019 23:33  Parrocchiano deluso

    Se alla marcia non viene più quasi nessuno caro Don Rino fatti qualche domanda

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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