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Martedì, 09 Luglio 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  528 

LA STORIA DELLA CRIMINALISTICA E CRIMINOLOGIA – seconda parte

LA STORIA DELLA CRIMINALISTICA E CRIMINOLOGIA – seconda parte

a cura di Gabriele Accattoli

Fin dalla storia romanica  e quella greca, si era sentita la necessità di individuare una metodologia chiara per l’identificazione dei soggetti. L’interesse era nella schedatura di persone ritenute criminali ed in particolar modo gli schiavi, dove interveniva   una rilevanza economica. La tecnica usata, non trovando di meglio, era la marchiatura a fuoco, usanza che rimarrà fino a tutta la prima metà del 1800.

Nel campo delle investigazioni e medico legale, i primi riscontri risalgono al 44 a.c., quando Anstizio, medico della Corte Imperiale, fu chiamato ad ispezionare il cadavere di Giulio Cesare. Dal suo esame sul corpo, stabilì che una sola delle ventitre coltellate era stata quella mortale.

In materia peritale, i primi atti si rinvengono nel 150 d.c., quando Claudio Caleno, medico greco-romano, espone un episodio dove il marito aveva denunciato la moglie non volendo riconoscere la paternità del figlio, ritenendo che non gli somigliava. Il medico, incaricato di dare una valutazione medico-legale sulla questione, espresse la sua perizia dichiarando che il ragazzino rassomigliava ad un individua raffigurato in un quadro che la madre ammirava a lungo durante i nove mesi della gestazione.

L’imperatore Costantino, nel 300 d.c., ritenne necessaria una regolamentazione delle perizie grafiche, se l’Imperatore aveva ritenuto utile regolamentare detta pratica investigativa, è opportuno ritenere che il ricorso ad essa era un fenomeno abituale degno di regole per evitarne l’abuso.

Nel periodo del Medio Evo non sembrano esserci riscontri di attività di investigazioni o accertamenti scientifici di rilievo, si può rilevare che l’impiego dei medici legali si limitava alla valutazione sulla possibile sopportazione dei detenuti da sottoporre a torture.

Facendo un salto temporale sostanzioso, passiamo al 1248, quando, in Cina, venne pubblicato un testo atto a fornire i lineamenti per le investigazioni giudiziarie , parliamo del testo dal titolo “Hsi Yuan Lu”. Il testo forniva una serie di indicazioni sulle caratteristiche e differenze tra le ferite sul corpo umano, in base al tipo di arma utilizzata per procurale, dava le indicazioni necessarie per stabilire se un cadavere rinvenuto in acqua era morto per annegamento o se fosse stato gettato in acqua da morto. Il testo in argomento sollecitava gli investigatori di esaminare tutto con la massima cura ed attenzione, racchiudendo l’invito nella massima “la differenza tra due capelli può essere decisiva”.

Arriviamo al 1507, siamo in Germania, dove il Vescovo di Bamberga emanò la “Constitutio Barbengensis Criminalis”, con la quale si obbligava di far intervenire un medico, e chiedere il suo parere/valutazione, in tutti i casi di ferimento o morte di bambini.

 L’Imperatore Carlo V, ampliò la predetta “Constitutio Barbengensis Criminalis” in occasione di una vasta revisione  della legislazione penale del suo impero, e la promulgò come atto dell’Imperatore.

Ovviamente, se pur il diritto penale Tedesco, prevedeva l’utilizzo della medicina  in campo giudiziario, la stessa era ancora lontana da quello che oggi intendiamo come medicina legale; ad esempio, non erano previste autopsie, ma l’intervento del medico legale si limitava ad un’ispezione cadaverica esterna, allo studio delle ferite e della loro profondità.

Fu in Francia, nel 1540, che la medicina legale si spinse oltre, il chirurgo Ambroise Paré, incominciò a descrivere le differenze sulle lesioni polmonari dei bambini  morti per soffocamento  e le lesioni caratteristiche nelle violenze sessuali.

Arriviamo in Italia, siamo nel 1600 circa, un tale, Andrea Vesalio, cedette ai medici Fortunato Fidelis e Paolo Zacchia, un terreno attrezzato per eseguire le autopsie. Da qui inizio lo studio del corpo umano, incominciando a fugare le fantasticherie sull’interno del corpo umano, che fino al quel momento erano state dai tempi dei tempi tramandate, trasformandole nella realtà delle cose che pian piano uscivano dal sezionamento del corpo umano. Zacchia, anticipando le nozioni medico legali che poi nel IXX e XX secolo sarebbero state l’ABC della medicina legale, trattò le ferite d’arma da fuoco, sfregi, diagnosi differenziata per le diverse cause di morte per asfissia, tra suicidio ed assassinio, tra aborto ed infanticidio e se un bambino era nato morto o vivo.

Nei tre secoli successivi, in Europa, esplose un continuo rincorrersi di novità in campo scientifico e medicina legale, dove criminalisti e delinquenti facevano proprie le conoscenze e scoperte per arrivare, ambedue, ai propri fini di interesse……...l’arte militare insegna “la corazza si adegua al nuovo cannone”.

Nel 1556, Fabbruicius fece una scoperta che rivoluzionò la criminalistica, e quello che poi sarà la vita e passione di tanti, ovvero che la “luna cornea” (cloruro d’argento) si anneriva se esposta alla luce, e qualche anno dopo, Giovan Battista Della Porta, realizzo la prima camera oscura. Avrete capito bene, stava nascendo la fotografia che in campo criminalistico diventerà di fondamentale importanza.

Fino a quel periodo storico, quello che non era mai stato improntato era un registro delle nascite, un’anagrafe, ma dopo il Concilio di Trento, i parroci incominciarono a registrare chi accedeva ai sacramenti del battesimo e del matrimonio dando cosi origine ai primi dati anagrafici  che ancora oggi hanno notevole importanza documentativa.

In quegli anni il 25% dei bambini nascevano morti, una mortalità infantile che si allungava fino al quinto anno di età. Tale fenomeno, legato alla situazione igienico sanitarie e sociali, era aggravato dall’infanticidio.

I medici legali erano consultati per stabilire se i bambini erano nati morti, o se la morte era sopravvenuta, per mano umana, dopo la nascita. Il primo medico legale che incominciò a studiare profondamente il fenomeno e le scienze per dare risposte certe fu Tomas Bartholin, medico danese.

Nel 1663, ma solo dopo circa 200 anni, 1862, il medico Schreyer  mise a punto la tecnica di immergere i polmoni dei bambini morti nell’acqua, allo scopo di verificare se vi fosse al loro interno aria, e se, quindi, avessero respirato.

Continuavano sempre più frenetiche le idee atte a ricercare nuove tecniche per identificare le persone e creare degli schedari, nel 1686, Marcello Malpighi, pubblicava “De exeterno tactus organo”, testo in cui venivano trattate le problematiche che in futuro saranno utilizzate dalla dattiloscopia.

Nello stesso periodo, in Francia, si continuava ancora con la marcatura a fuoco,”T” (raveil) stava per i condannati ai lavori forzati, “V” (voluer) per i ladri, il simbolo del giglio per le prostitute. La tecnica era sì utile per dare una lettura biografica del criminale, ma non di certo per una identificazione delle persone, che spesso si affidava alle guardie carcerarie, dietro compensi extra, per chi riusciva a dare le esatte generalità dei detenuti.

Lo studio del corpo umano e delle cause della morte stavano andando avanti a lunghi passi, ma quello che ancora non era stato codificato e realizzato, era un sistema chiaro ed univoco per identificare le persone con le esatte generalità.

In quel campo, sia per identificazione preventiva che di quella giudiziaria (più avanti vedremo la differenziazione delle due tipologie di identificazione), oltre la marchiatura a fuoco non si andava. 

Ci avviciniamo sempre più alla moderna criminalistica e criminologia, ma ancora abbiamo dei passetti da fare, che riprenderemo nel prossimo articolo. 

 

     

                                                                                                          Accattoli Gabriele

 

 

 

2 persone hanno espresso la loro opinione ed aspettano la tua!

  • 0  26/07/2019 08:46  sono io

    interessante....bravo!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 1  23/07/2019 16:02  Chiara

    Bellissimo...bravo!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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