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Lunedì, 15 Luglio 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  480 

LA STORIA DELLA CRIMINALISTICA E CRIMINOLOGIA – terza parte

LA STORIA DELLA CRIMINALISTICA E CRIMINOLOGIA – terza parte

a cura di Gabriele Accattoli

Ci eravamo lasciati con l’usanza, ancora nel 1700 circa, in Francia, di schedare delinquenti a fuoco, ricordate?

Questa procedura la ritroviamo nelle Corti dei Miracoli, e più precisamente ne “I miserabili” di Victor Hugo, infatti, quanto narrato, non era frutto di fantasia, ma la realtà dell’attività dei poliziotti parigini.

 Passarono anni, ed il problema era sempre lo stesso, con il marchio a fuoco si potevano ricostruire le attitudini criminali, ma non le generalità.

All’inizio del 1800 entra nella  scena della storia Eugène Francper Vidocq, che si metteva a disposizione della Polizia per dare le giuste generalità ai delinquenti, servizio accolto con interesse da Henri, Dirigente della prima sezione di Polizia di Parigi, ufficio preposto al contrasto della criminalità.

Cosa faceva  Vidocq? Continuava a frequentare gli ambienti malavitosi, riferendo alla Polizia le generalità dei delinquenti che incontrava.

Questo servizio gli diede non solo l’arruolamento nella Polizia Parigina, ma addirittura divenne il capo della Sureté. Ovviamente non poté durare a lungo la sua permanenza negli ambienti malavitosi, la sua nuova identità professionale pian piano venne smascherata, quindi continuò la sua attività di identificazione dei delinquenti recandosi regolarmente nelle carceri facendo sfilare i detenuti avanti a se, in modo da identificare i nuovi e nello stesso tempo riconoscere i vecchi che avevano dato false generalità.

 La tecnica fu denominata “parata”, continuò ad essere un valido strumento per parecchi anni e fu adottata anche da altre polizie, quella inglese in particolare.

Come abbiamo visto nel precedente articolo la fotografia era già nota, purtroppo la tecnica poco sviluppata non riusciva a dare una collocazione funzionale di se stessa.

Nel 1812, Giuseppe Nicefero Niepce ritentò l’applicazione della fotografia a scopi di schedatura ed identificazione, usando come materiale sensibile il bitume di giudea, ottenendo una primordiale fotografia denominata eliografia, ma detta tecnica aveva dei limiti per colpa dei quali sarebbe stata usata pochissimo, anche perché stava arrivando una rivoluzione in materia, i “dagherrotipi”.

il dagherrotipo fu una delle prime forme di fotografia, il sistema era stato ottimizzato da  Louis Jacques Mandé Daguerre, dal quale il prodotto fotografico prende il nome. Per fotografare si utilizzava una scatola di legno nella cui parte anteriore veniva inserito un obiettivo in vetro ed ottone, e nella parte posteriore veniva collocata una lastra di rame o argento.

L’obiettivo nei primi modelli aveva una luminosità da f/11 a f/16, ed una lunghezza focale fissa di 360 mm. La lastra di rame o argento veniva ricoperta con una pasta di ioduro d’argento, sensibile alla luce,ed una volta esposta, veniva trattata con vapori di mercurio che rendeva biancastre le parti esposte alla luce. Infine l’immagine veniva fissata con una soluzione a base di tiosolfato di sodio. All’inizio il sistema richiedeva dei tempi di esposizione  dai 15 ai 45 minuti, con il passare del tempo si migliorò la luminosità degli obiettivi e si utilizzarono vapori di bromo i quali permettevano una maggiore sensibilità alla luce. Questi miglioramenti permisero di abbassare i tempi di esposizione anche sotto i 10 secondi. Risultato, un’immagine positiva non duplicabile”.

Le prime fotosegnaletiche furono realizzate con il sistema dei dagherrotipi nel 1848 a Birmingham (Inghilterra), era ancora una sperimentazione che poi nel 1854, in Svizzera, diventò sistematica. 

I dagherrotipi avevano due limiti, il primo la lunga esposizione richiesta, ed il secondo che non esistevano negativi. Ritenendo che la pratica dava risposte molto efficaci per l’identificazione, i limiti vennero subito accantonati, infatti, per la mancanza del negativo, non ci si preoccupò. I sostituzione della doppia esposizione, si ideò un sistema con specchi, che permetteva in una unica esposizione di fotografare il soggetto di fronte e di profilo, utilizzando un solo dagherrotipo (la tecnica degli specchi è tutt’oggi utilizzata per realizzare le fotosegnaletiche).

La tecnologia si stava evolvendo, il fisico Fox Talbot, già nel 1845, aveva ideato il negativo fotografico. Anche se il problema della lunga esposizione non era ancora stato ancora risolto, il negativo fotografico aveva dato però la possibilità di ottenere una illimitata quantità di copie fotografiche con un’unica esposizione. Se osservate le date, però, la tecnologia con l’applicazione in campo criminalistico non andavano troppo di pari passo.

Anche in Italia si avevano le stesse necessità di schedare ed identificare i delinquenti, ovviamente, e si seguiva con molta attenzione l’evolversi delle tecniche innovative. Nello stesso tempo, però, si doveva osservare anche un evolversi frenetico di fenomeni criminali.

Il governo piemontese il 21 aprile del 1814 fondò l’Arma dei Carabinieri e successivamente l’11 luglio del 1852 istituiva L’Amministrazione della Pubblica Sicurezza.

Da qui a poco arrivò il Regno d’Italia, quando, nel 1863, Luigi Gatti e Carlo Astengo, funzionari di Pubblica Sicurezza, dettero vita alla rivista “Manuale del Funzionario di P.S. e di P.G:”, l’intento era quello di migliorare ed aggiornare costantemente le tecniche di contrasto all’emergenza criminalità.

L’Inghilterra era più veloce degli altri stati europei, aveva adottato la fotosegnaletica come metodo di identificazione riconoscendo l’enorme validità del sistema.

L’ispettore Williamson, capo di Scotland Yard, detto il “filosofo”, registrava i pregiudicati con le fotosegnaletiche sulle quali annotava i connotati.

Il sistema venne ritenuto molto valido  ed utile che le115 prigioni del regno effettuavano regolarmente le fotosegnaletiche dei detenuti, inviandole  presso l’Habitual Criminals Office dove, alla data del 31 dicembre 1872, risultavano archiviate 30.463 fotosegnaletiche.

Il sistema fin qui descritto, di creare uno schedario fotografico, con annotati i connotati, era stato innovativo e per certi aspetti rivoluzionario,  efficiente, ma non aveva poi più di tanto aiutato a migliorare la situazione criminale ed il controllo della stessa.

Questa osservazione non passa inosservata ad un tale Alphonse Bertillon, lo avevo già citato nel secondo articolo.

Bertillon era stato assunto dalla Prefettura di Parigi, con la mansione di scritturale ausiliario, il 15 marzo 1879, ed assegnato alla prima sezione come addetto alla copiatura delle schede segnaletiche, in quel periodo, l’archivio Parigino, era formato da circa 80 mila schede.

Bertillon valutò che un cosi elevato numero di schede non potevano dare un utilizzo pratico, ritenendo inutile il suo lavoro. Utilizzando le conoscenze acquisite nell’ambito familiare, figlio di un antropologo, maturò in se la convinzione che l’identificazione delle persone poteva avvenire attraverso la misurazione delle parti del corpo.

Approfittando della promozione a scritturale ordinario, il primo ottobre del 1879, presentò una relazione con la quale spiegava la possibilità di identificare le persone mediante un sistema antropometrico.

Dopo anni, secoli, di empirismo, quella ideata da Alphonse Bertillon era la prima forma, se pur embrionale, di identificazione scientifica, diventando così la pietra miliare, universalmente riconosciuta, come spartiacque tra la criminalistica empirica e quella moderna, basata sulla scienza che, come disse molti anni dopo il Dott. Salvatore Montanaro, “...serve ad ancorare la certezza delle prove...”

per oggi ci fermiamo qui, con il prossimo articolo entreremo nel dettaglio degli sviluppi delle scoperte e delle figure della criminalistica moderna.

 

                                                                                                          Accattoli Gabriele

4 persone hanno espresso la loro opinione ed aspettano la tua!

  • 0  26/07/2019 08:44  sono io

    interessante!!!

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  • 1  24/07/2019 10:00  Chiara

    Molto bello questo articolo!!! Molto ricco!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 2  16/07/2019 08:00  Pasquale Acone

    Questo articolo pieno di contenuti storici e culturali mi é piaciuto molto

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 3  15/07/2019 22:56  Francesco

    Interessante ma dovresti semplificare il testo
    Perché non è molto chiaro

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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