Radio Erre notizie locali Recanati
Ascolta la webradio di Radio Erre
notiziemultimediali.it
« Agosto 2019 »
L M M G V S D
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  

ARCHIVIO NOTIZIE

Lunedì, 22 Luglio 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  354 

LA STORIA DELLA CRIMINALISTICA E DELLA CRIMINOLOGIA – nozione di identità - quarta parte

LA STORIA DELLA CRIMINALISTICA E DELLA CRIMINOLOGIA – nozione di identità - quarta parte

             L’intuizione di Alphonse Bertillon era stato l’ultimo argomento trattato e dal quale ripartiremo, però prima di continuare con la storia è opportuno approfondire un aspetto particolare che negli articoli precedenti ho più volte citato, ma senza fissare dei concetti  precisi, rischiamo di perderci. Mi riferisco al concetto di “identità”, di conseguenza di “identificazione” e le due varianti ovvero identità “preventiva” e “giudiziaria”.

            Il termine identità deriva dal latino “identitas – idem esse”, non è possibile elaborare il concetto che due cose sono identiche, ogni cosa è se stessa. Il principio dell’identità fu razionalizzato da Locard con la sua equazione 0=0, e questa analisi ricade in pieno nella criminalistica nel senso che ogni identità   potrà essere  riferita solo a se stessa. 

            Il concetto trova piena applicazione  nelle impronte digitali, ad oggi non esistono due impronte digitali uguali.

            Il concetto di identità va ampliato con il concetto di “identità relativa”, se pur vero che due cose non possono avere la stessa identità, è altrettanto vero che due cose possono essere messe a confronto e confluire in un’unica identità. Mi spiego meglio, in fase di sopralluogo sulla scena del crimine viene rilevata un’impronta che da successivi studi dattiloscopici sarà collegata ad una persona, due cose   con individualità distinte diventano confrontabili per la realtà che esprimo.

            Quanto esposto diventerebbe “sterile” se non si ampliano i concetti con un’altra variante, “l’omogeneità”; se i termini di confronto confluiscono su due cose da definirsi della stessa identità, come ad esempio due impronte, due manoscritti, due proiettili, qualora si ritenesse vangelo il principio dell’identità assoluta e/o relativa, non potremmo mai confrontare due cose di diversa natura.

            Fin qui i concetti di identità, di conseguenza viene “l’identificazione”, ovvero tutte le operazioni volte a definire l’identità di una persona, di una cosa  e di un oggetto.

            Relativamente all’identità ed identificazione di una persona si aprono due strade diverse, quella preventiva e quella giudiziaria.

            L’identità preventiva riguarda le persone che, trovandosi nelle condizioni che la legge lo preveda, vengono sottoposte a rilievi fotodattiloscopici. A tal scopo vengono compilati dei cartellini fotosegnaletici, dove oltre alle impronte viene iserita la foto, le generalità, i connotati, la data ed il luogo dove è avvenuto il fotosegnalamento e l’ufficio di polizia che ha provveduto. I predetti cartellini confluiranno nel Casellario Centrale di Identità del Servizio Centrale di Polizia Scientifica. Detto metodo, ormai da diversi anni, avviene per via telematica con una gestione completamente informatizzata, denominato sistema AFIS (poi più avanti, nei prossimi articoli ritorneremo sull’argomento).

            L’identità giudiziaria, a differenza della precedente, si concretizza solo dopo la commissione di un reato. Analizzando le tracce dattiloscopiche e biologiche rinvenute sulla scena del crimine, si arriverà alla comparazione già spiegata con il concetto di identità relativa, risalendo all’identità ed identificazione del reo. 

            Riprendiamo con la storia, come abbiamo visto il 1800 modificava la visione di criminalistica, indirizzando le attenzioni d’indagine sulla realtà, sul reato, sfruttando la precisione ed il rigore scientifico.

            Il fenomeno stava sempre più prendendo l’interesse ed il campo letterario non poteva rimanerne indifferente, in particolare il settore del romanzo poliziesco, dove Edgard Alan Poe e Sir Artur Conan Doyle, arrivarono ad una svolta, l’investigatore da un semplice personaggio, uno dei tanti della trama, diverrà il protagonista. Nascono Dupin ed Holmes che con i loro ragionamenti logici, deduttivi ed induttivi, si avvalgono delle innovazioni scientifiche  e tecnologiche per determinare l’evento e l’autore, il reo, per questo possiamo dire che le loro attività li affermano criminalisti.

            Alphonse Bertillon è sicuramente il prodotto della fermentazione di innovazioni nel campo della criminalistica. Il padre di Bertillon, Luois, era vicepresidente della Società di Antropologia di Francia, ed il fratello maggiore, Jacques, era un demografo. E’ ovvio intuire che il salotto di casa Bertillon era frequentato da scienziati. Anche Alphonse aveva intrapreso la carriera accademica, ma di seguito ad una febbre tifoidea, dovette interrompere gli studi.

            Abbiamo già visto che Bertillon, dopo l’assunzione nella Prefettura di Parigi, ideò ed introdusse, il sistema di identificazione personale antropometrico. Il sistema era basato sul principio che la struttura ossea umana non subisce modificazioni sostanziali dopo il ventesimo anno si età, se non per causa traumatica.

            Il predetto sistema veniva rafforzato da Lambert Quetelet, che con la sua opera “Antropometrie eu mesure des differentes facultes de l’omme” , sosteneva che nell’uomo ogni misura ricorre solo in percentuale fissa, quindi più misure si assumono, più è bassa la possibilità che due persone le abbiano tutte uguali.

            Al sistema antropometrico, Bertillon, accostò quello descrittivo che chiamò “ritratto parlato”, lo avevamo già visto nel secondo articolo in occasione della descrizione  dello schiavo scomparso, fatto dallo scriba nel 106 ad Alessandria d’Egitto.

            Il “ritratto parlato”, secondo Bertillon, permetteva agli investigatori di memorizzare più facilmente i connotati dei ricercati.

            L’inventiva e l’espansione criminalistica di Bertillon non si fermò, e di seguito realizzò il segnalamento fotografico, creando degli attrezzi ed ideando degli accorgimenti atti a dare uniformità alle fotosegnaletiche dando un tocco scientifico alle stesse; per dare valenza al dire quanto è grande il grande, inserì nella fotosegnaletica un riferimento metrico per stabilire, a colpo d’occhio, fissando un dato antropometrico, la statura del soggetto.

            Bertillon, in qualità di Direttore del Servizio d’Identità giudiziaria, alla data del 1893, poteva vantare circa 500.000 cartellini segnaletici. Ma quello che evidenziò più di tutti l’attività di Bertillon fù il metodo antropometrico che, adottato da quasi tutte le polizie, si identificava  con lui al punto di essere chiamato “Bertillonage”, termine ancora oggi in vigore.

            Nello stesso periodo incominciava a fare i primi passi quello che diventerà per antonomasia  il metodo di identificazione personale, ovvero il metodo dattiloscopico.

            Percorrendo la storia abbiamo visto che già i babilonesi avevano dato interesse ai disegni delle creste papillari delle dita; molto dopo, nel 1686 Marcello Malpighi, aveva già descritto le figure che apparivano sui polpastrelli.

            Ma fu nel 1823 che, Jan Evangelista Purkinje, pubblicò “De exemme Physiologico organi visus et systematis cutanei”  con il quale selezionava nove figure fondamentali nei disegni, riscontrabili nelle creste papillari dei polpastrelli.

            Diversi altri studiosi affrontarono le impronte digitali ed i loro possibili impieghi, ma il più curioso, dove per gioco dava vita ad un utilizzo fondamentale in campo criminalistico, fu il medico scozzese Henry Faulds. Quest’ultimo raccoglieva e studiava le impronte digitali dei domestici e degli avventori dei bar, poi, nei salotti con gli amici eseguiva un gioco che aveva per scopo l’identificazione, tramite le impronte digitali  lasciate e rilevate, di chi aveva bevuto da un determinato bicchiere.  Il sistema non rimase tanto estraneo alla Polizia locale, che adottò il sistema per risolvere eventi delittuosi. Da osservare, non si era limitato solo allo studio prettamente dattiloscopico, ma aveva ideato i primi sistemi per evidenziare e rilevare impronte digitali da oggetti toccati dalle persone.

            Fino a qui le impronte digitali, la dattiloscopia, era a livello embrionale e molto localizzata, non aveva avuto quel successo che meritava.

            La svolta avviene intorno al 1884, a Londra, quando  Sir Francis Galton ed alla sua conclusione di che i disegni delle creste papillari   erano riconducibili a 4 figure fondamentali: adelta, monodelta, bidelta e composta.

            Ma qui ci fermiamo, nella prossima uscita approfondiremo l’attività di Galton e l’evoluzione della sua teoria.

 

                                                                                                          Accattoli Gabriele 

 

2 persone hanno espresso la loro opinione ed aspettano la tua!

  • 0  26/07/2019 08:45  sono io

    mi piace....

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  0   Rimuovi


  • 1  24/07/2019 13:16  Chiara

    Interessante, interessante, interessante...!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  0   Rimuovi


 Esprimi la tua opinione




Gentile utente, ai sensi della normativa denominata "EU Cookie Law" ti informiamo che questo sito utilizza Cookie al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo

Online apotheek | Onlineapotek för erektil dysfunktion | Spediscono le pillole del Cialis legalmente | Comment économiser de l'argent | Viagra-Pillen an Ihrer Tür