Stampa questa pagina

Lunedì, 19 Agosto 2019  Asterio Tubaldi  1349 

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA Prima parte

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA Prima parte

di Gabriele Accattoli

Fin qui ho dedicato i miei articoli alla storia della criminalistica e della criminologia, vi ho illustrato le varie tappe e soprattutto vi ho presentato i personaggi che hanno sviluppato la materia in argomento arrivando a dare vita alla moderna criminalistica e criminologia.

            Da questo articolo in poi entreremo nel dettaglio dell’attività del criminalista e del criminologo iniziando dalla parte più importante, ovvero la scena del crimine, il sopralluogo di polizia giudiziaria ed a seguire tutte le attività correlate.

           La scena del crimine è la vetrina di presentazione di un evento criminoso; l’analisi di questa dà le basi per l’attività investigativa, è in questa vetrina che si celano i riscontri per la ricostruzione del fatto criminoso e che potranno portare all’identificazione dell’autore del reato.

            La prima considerazione che si deve fare riguarda l’approccio alla scena del crimine; è importante che il criminalista, e non da meno il criminologo, escluda ogni tipologia di analisi che tenda a scindere gli eventi e gli elementi che si presentano, scegliendo una visuale che guardi all’insieme per comprendere le parti, un’osservazione di tipo sintetico. Altra essenziale condizione è che il criminalista ed il criminologo rimuovano dalla propria immaginazione qualsiasi condizionamento che possa influenzare l’analisi della scena del crimine, inquinando con pregiudizi la sua osservazione e successiva ricerca sia sull’evento che sul presunto autore dello stesso. Altro aspetto importante, per un giusto approccio, è l’importanza di non affezionarsi ad una prova o tipologia di indagine scientifica, dando ad ogni attività di criminalistica la giusta importanza in ordine alla tipologia di reato.

            La scena del crimine, una volta preservata da modificazioni o inquinamenti, deve essere analizzata e studiata a 360 gradi; si deve tener presente che essa “comunica” ci parla e fino all’individuazione del reo continua a raccontare qualcosa.

            Altro passo importantissimo è “adeguarsi” a come comunica la scena del crimine, alla lingua con la quale essa si presenta; il criminalista ed il criminologo, quest’ultimo in particolare, deve parlare la lingua della situazione che ha davanti e non la sua. Giusto per capirci, una scena del crimine per reati di satanismo parla tutta un’altra lingua rispetto ad un’altra scena relativa a violenze sessuali, violenze su minori o altro ancora, ed è per questo che dalla cassetta degli attrezzi si deve tirare fuori il giusto dizionario per interpretare il linguaggio che la situazione ci pone davanti.

            La risoluzione del caso potrà dipende da tre punti di partenza fondamentali, che devono essere alla base di una buona preparazione del criminalista e del criminologo, ovvero: 1) una giusta ed attenta osservazione a 360 gradi; 2) sgombrare la mente da pregiudizi o convincimenti; 3) comprendere la lingua che la scena del crimine parla adeguandosi ad essa.

            La scena del crimine, penalmente parlando, va collocata temporalmente nella fase pre-processurale, le indagini preliminari. In questa fase il Pubblico Ministero, titolare delle indagini, coordina le attività della Polizia Giudiziaria atte alla ricerca di tutti gli elementi per promuovere l’azione penale.

            Alla chiusura delle indagini il P.M. ha il compito di formulare l’imputazione dando il via al processo.

            Le indagini e le risultanze dell’attività della Polizia Giudiziari, di norma fino a quel momento secretate e frutto di attività di iniziativa da parte del P.M.,  si trasformeranno in “prove” solamente durante il processo dove le stesse saranno prodotte e si darà vita al contraddittorio tra le parti, accusa e difesa.

            Per quanto sopra rappresentato, l’iter processuale, l’esame della scena del crimine deve prendere in considerazione esigenze tra loro contrastanti, da una parte le strategie investigative dell’accusa, e dall’altra le necessità della difesa. E’ qui che entra in ballo la fondamentale necessità della vera è propria “prova”, riscontrabile nell’affidabilità delle “investigazioni scientifiche” per giungere ad un risultato finale giusto e certo.

            Il passaggio principale, affinché le attività in argomento possano dare il giusto frutto, viene garantito dall’art. 354, comma 1 del codice di procedura penale, lo avevo già trattato in un precedente articolo, il quale attribuisce agli Ufficiale ed Agenti di Polizia Giudiziaria il compito di adoperarsi affinché sulla scena del crimine vengano conservate le tracce e le cose pertinenti al reato, preservando da ogni mutazione lo stato dei luoghi e delle cose fino all’intervento del P.M.. Questo dispositivo di legge colloca l’attività del personale delle FF.OO. (Forze dell’Ordine)  come intervento immediato, essenzialmente conservativo, fino alla presa in carico delle attività d’indagine del P.M.. Ma questa attività non termina in quello che è l’immaginario collettivo, plasmato dalla tv e telefilm, con la semplice apposizione del nastro bicolore, bianco e rosso, atto a delimitare la scena del crimine, infatti, qualora il P.M. non può raggiungere la scena, o ancora non ha assunto le indagini, il comma 2 dell’art. 354 c.p.p., dispone che l’Ufficiale di Polizia Giudiziaria compia gli accertamenti e rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose qualora ci sia il pericolo che le tracce vengano disperse,  modificate, alterate.

            Ad ulteriore aiuto, nel senso di ricerca delle prove e conservazione delle stesse, viene anche l’art. 348 c.p.p. “assicurazione delle fonti di prova” il quale, nell’indicare in generale le funzioni della Polizia Giudiziaria, prevede che anche dopo la comunicazione della notizia di reato alla competente Autorità Giudiziaria, la P.G. d’iniziativa può procedere alle attività per assicurare le fonti di prova traducibile nella raccolta di ogni elemento utile alla ricostruzione del fatto ed all’individuazione del reo, compresa la ricerca delle tracce pertinenti al reato ed alla conservazione di esse e dello stato dei luoghi.

            Da qui, quindi, si passa alla prima analisi della scena del crimine, il “sopralluogo di Polizia Giudiziaria”. Per sopralluogo si intende “quel complesso di operazioni, aventi carattere di metodicità scientifica, che hanno come fine la conservazione dei luoghi, la ricerca e l’assicurazione delle cose e delle tracce pertinenti al reato, utili per l’identificazione del reo, della vittima, nonchè per l’accertamento delle circostanze in cui esso si è realizzato, anche in relazione alla verifica del modus operandi del reo”.

            Come si evince dall’opera “La Polizia Scientifica”, di Rocco Paceri, terza edizione riveduta e corretta dal dott. Salvatore Montanaro,  edito da “Edizioni Laurus Robuffo” , il sopralluogo ha principalmente due scopi: 1) l’identificazione, attraverso i dati che lo definiscono, dell’ambiente ove si presume si sia verificato il reato e la determinazione del suo contenuto; 2) la ricerca di ogni prova di reato e delle tracce di chi può averlo commesso.

            Le prime attività che si svolgono nel sopralluogo sono “Osservazione” e “descrizione”, che trovano il loro apice applicativo nella stesura del verbale dei rilievi descrittivi. Per chi ha letto i mie articoli, non suonerà nuovo il termine “ritratto parlato” di di Bertillon, ed è qui che trova applicazione la metodologia della descrizione dettagliata che a suo tempo Bertillon aveva ideato per descrivere le persone.

            Mi ricordo che quando ero piccolo, il mio nonno paterno, Aurelio, mi diceva “…guarda con gli occhi…” all’epoca pensavo: “che sciocco nonno, con cosa devo guardare…..?” Rileggendo però l’opera del dott. Rocco Paceri e del dott. Montanaro, molto meravigliato, ho trovato un passaggio che recitava così “….occorre osservare e procedere con metodo, prima condizione dell’osservazione metodica è quella di usare la massima attenzione ed accuratezza. Senza l’attenzione e senza la volontà di  scrutare l’occhio guarda ma non vede…..” Certamente nonno non era laureto, al massimo si era fermato alla terza elementare, quindi non poteva darmi una spiegazione “scientifica” cosi approfondita, ma oggi comprendo perfettamente che non basta guardare, se si vuole ottenere il massimo, senza tralasciare niente è fondamentale “vedere” oltre la semplice fotografia che ci si presenta e questo deve essere il credo del criminalista.

            Per oggi ci fermiamo qui, con il prossimo articolo incominceremo a parlare e trattare come si organizza il sopralluogo e dei vari rilievi che si effettuano in occasione dello stesso sulla scena del crimine.

 

                                                                                                          Accattoli Gabriele

1 commento