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Video Interviste a cura di Asterio Tubaldi
Rubrica a cura di Gabriele Accattoli
Crogiolo via Roma

Lunedì, 26 Agosto 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  1033 

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA   Il sopralluogo - seconda parte

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA Il sopralluogo - seconda parte

di Gabriele Accattoli 

Prima di continuare  con l’argomento intrapreso, ritengo giusto presentare, anche se molto velocemente, due grandi uomini della Polizia Scientifica Italiana; nell’articolo precedente ho citato il libro “La Polizia Scientifica”, di Rocco Paceri, terza edizione riveduta e corretta dal dott.  Salvatore Montanaro,  edito da “Edizioni Laurus Robuffo”. Il dott. Rocco Paceri, Funzionario di Polizia, per primo, percepì nelle più avanzate applicazioni della scienza la possibilità e necessità di integrazione nelle indagini indirette come strumento di elezione per ammodernare l'intero apparato del settore; Il dott. Salvatore Montanaro, Funzionario di Polizia, Direttore del Servizio di polizia Scientifica dal 1989 al 1997, oltre a perfezionare ed ampliare i settori per le indagini indirette avviati dal dott. Paceri, istituì l’UACV, l’Unità operativa per l’analisi del crimine violento.

Per entrare nel vivo dei rilievi, anche allo scopo di incominciare a tracciare la metodologia per l’organizzazione e l’esecuzione del sopralluogo di Polizia Scientifica, voglio raccontarvi un mio sopralluogo di Polizia Scientifica per rinvenimento di cadavere. Per ovvi motivi di privacy e riservatezza ometterò le generalità delle parti e dei partecipanti, la collocazione della scena del crimine e dei tempi.

Quel giorno avevo effettuato il mio turno pomeridiano 14/20 al Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica. Terminato il turno ritenevo che la mia attività giornaliera era  terminata, convinzione rafforzata dal fatto che un altro collega del mio ufficio era reperibile per eventuali emergenze, me ne tornavo a casa. Arrivato a casa, giusto il tempo di accomodarmi al tavolo per la cena unitamente ai miei familiari, che suona il telefono. Guardo il display, e vedo che a chiamarmi era il mio collega reperibile, pensando sempre male, la cosa mi preoccupò immediatamente, e non mi ero sbagliato. Il collega mi dice che era stato chiamato per effettuare i rilievi  inerenti il rinvenimento di un cadavere e che visto come la Sala Operativa gli aveva presentato la questione, riteneva necessario affrontare l’intervento in due, tra l’altro, come ormai prassi consolidata in occasione di interventi per fatti particolarmente violenti. Il collega mi informava che aveva già dato le indicazioni al personale della Volante intervenuto sul posto affinché la scena del crimine venisse interdetta e vigilata allo scopo che nessuno potesse alterare e/o modificare lo stato delle cose. Mi informava inoltre che l’Ufficiale di P.G. di turno aveva già notiziato il P.M. e che lo stesso aveva disposto di eseguire i rilievi tecnici del caso, dopo i quali già autorizzava la rimozione del cadavere. Sentita la presentazione del caso, se pur molto sintetica, avvisavo il collega che per guadagnare tempo, l’avrei raggiunto sul posto direttamente con la mia autovettura privata, delegando lui a passare in ufficio per prendere tutta l’attrezzatura necessaria. (per attrezzatura necessaria si intende, oltre ai dispositivi per la protezione personale D.P.I., il materiale per i vari rilievi, fotocamere, videocamere, materiale per le misurazioni e tutto il necessario per eventuali repertazione, in particolare buste in nylon e carta nonché, ovviamente, la classica valigia per il sopralluogo). Giunto sul posto, in pratica contemporaneamente al collega, come primo atto ci facciamo spiegare dai colleghi della Volante quello che avevano visto e cosa i testimoni avevano riferito. Da questo primo contatto informativo apprendevamo che il cadavere era di una ragazza che abitava al quarto piano di quel condominio, lo stesso giaceva nel cortile interno dello stabile e che, verosimilmente, la ragazza era caduta da una finestra della propria abitazione che si affacciava sul cortile. Da subito prendemmo atto che dovevamo intervenire su due scene, il cortile condominiale e l’abitazione della ragazza, quindi con il collega facemmo un piccolo “briefing” organizzativo per come procedere. Mentre l’abitazione era chiusa e protetta da eventuali contaminazioni, decidemmo di dare precedenza ai rilievi sulla scena dove si trovava il cadavere. Come prassi procedemmo così: per prima cosa, tenendoci a debita distanza dal cadavere per evitare eventuali alterazioni, facemmo un’accurata osservazione del luogo per scrutare e focalizzare ogni elemento utile annotando su un blocco-notes tutti gli elementi riscontrati per la successiva stesura del verbale; di seguito effettuammo i rilievi fotografici seguendo la tecnica prevista per la fotografia documentativa di P.G., dal generale al particolare, dal basso verso l’alto, da sinistra verso destra; poi procedemmo alle misurazioni per i rilievi planimetrici, atti alla ricostruzione in mappa dell’area interessata ed al collocamento preciso del cadavere.  Fatte queste operazioni, in virtù dell’autorizzazione del P.M. di rimuovere il cadavere, chiesi ai necrofili di aiutarci per una veloce ispezione cadaverica atta a fissare e documentare eventuali lesioni o altre circostanze potenzialmente estranee alla caduta. Venne subito all’occhio un primo particolare, la ragazza aveva attorno al collo un indumento apparentemente tipo foulard che sembrava essere particolarmente stretto, così chiesi al collega di introdurre un dito tra il foulard ed il collo, allo scopo di apprezzare quanto fosse serrato, il collega esegui l’accertamento e, con molto stupore mi guardò e disse “….il dito non entra, è tanto stretto…..”, questa circostanza sembrò subito alquanto strana, perché la povera malcapitata aveva serrato così fortemente quel foulard? Continuammo con un’accurata osservazione del cadavere quando ci rendemmo conto che le mani erano chiuse a pugno e dallo stesso sembrava fuoriuscire delle formazioni pilifere, probabilmente capelli. Per evitare che l’eventuale rilassamento dopo il rigor mortis facesse perdere queste formazioni pilifere, dopo aver documentato fotograficamente lo stato in atto, procedemmo ad aprire i pugni, e vedemmo che in effetti, in ambedue le mani, erano presenti delle ciocche di capelli. Anche quest’altro aspetto sembrava non avere una risposta concreta e certa lasciando varie interpretazioni ad eventuali diversi scenari sull’accaduto. Con il collega, armati di pinzette monouso e sterilizzate, una per ogni mano, recuperammo tutti i capelli racchiusi nelle mani, ponendoli all’interno di due distinti sacchetti di carta per la repertazione di tracce biologiche, un sacchetto dedicato ad ogni mano. Con l’intento di una possibile successiva comparazione, al fine di stabilire se le formazioni pilifere fossero della ragazza. In un altro sacchetto ponemmo una ciocca di capelli prelevata dal cranio della stessa. Per permettere un’analisi completa, i capelli dovevano essere estirpati cercando di lasciare intatto il bulbo capillifero quindi, senza ovviamente infierire sul cadavere i capelli vennero letteralmente “strappati”, ovviamente parliamo di 10 massimo 15 capelli…….

            A quel punto era evidente la necessità di informare il P.M. di queste due particolari circostanze, il foulard serrato al collo ed i capelli chiusi nei pugni. Chiamai il funzionario di turno, spiegai la situazione e lo stesso avvertì il P.M. che, viste queste novità autorizzava comunque la rimozione del cadavere, ma non l’affidamento ai familiari, disponendone il trasporto all’obitorio del paese in attesa dell’ispezione cadaverica da parte di un medico legale.

            Terminati i rilievi nel cortile salimmo all’abitazione della ragazza, lì prendemmo visione della possibile finestra dalla quale la stessa era caduta, del fatto che poco prima aveva consumato la cena e come per lascena del crimine nel cortile procedemmo ai rilievi descrittivi e fotografici, quelli planimetrici in quel contesto non si ritennero necessari. Vennero documentate fotograficamente le stanze dell’abitazione, procedendo con la stessa metodica glia indicata per il cortile focalizzando l’attenzione nei particolari ritenuti più importanti, come ad esempio le stoviglie ed i resti della cena per una sola persona,  elementi atti a dar credito ad una eventuale colluttazione o quant’altro ponesse all’interno dell’appartamento altri soggetti diversi dalla defunta.

            L’indomani, unitamente allo stesso collega, andammo a presenziare l’ispezione cadaverica effettuata dal medico legale. Il cadavere non presentava lesioni diverse o non compatibili alla caduta. Il medico legale passò all’analisi del foulard rappresentando una circostanza apparentemente anomala. Prima osservazione fu che quello pensavamo fosse un foulard, un capo d’abbigliamento, era più un pezzo di stoffa del tipo usato per legare i tendaggi; procedendo con la rimozione riscontrammo che lo stesso faceva un primo giro attorno al collo, fissato con un primo nodo, poi un altro giro serrato da un ulteriore nodo, detti nodi erano posizionati nella parte posteriore; dopo la rimozione del “fouladr” si prendeva atto che la pelle sottostante riportava un’ecchimosi, che se pur non fortemente accentuata, faceva apprezzare il classico solco da strangolamento.

            Le conclusioni del medico legale, accettate dal P.M. titolare delle indagini, furono che la ragazza, dopo un primo “goffo” tentativo di suicidio per auto-strangolamento, si era gettata dalla finestra della sua camera da letto e, nel cadere, come ultimo atto isterico si era strappata delle ciocche di capelli.

Il P.M. ritenendo valida la ricostruzione, l’analisi, del medico legale, non procedette alla comparazione dei capelli repertati, quelli chiusi nei pugni e quelli prelevati dal cadavere, chiudendo ed archiviando il caso come “suicidio”.

            Da criminalista, sia all’ora che oggi, ritengo che tutte le strade e tutti gli accertamenti scientifici possibili, alla ricerca della verità e per dare una certezza alla verità, devono essere esperiti, “i dubbi vanno sanati…”, però se l’Autorità Giudiziaria competente ritenne valida la dinamica ricostruita dal medico legale, in mancanza di “parti” legittimate a chiedere un riesame o fare opposizione all’archiviazione, un semplice ed umile Servitore dello Stato, anche se non del tutto convinto, deve accettare la cosa appagandosi, se è il caso, di dire “….io il mio dovere l’ho fatto, da operatore della Polizia Scientifica non ho tralasciato niente, ho documentato tutto….altri sono chiamati ad emettere sentenze.”

            Per dover di cronaca devo evidenziare che la situazione familiare della defunta, nonché la condizione di vita all’interno dell’abitazione, lasciavano ampi spazi all’esito finale per una morte volontaria, però, gli stessi elementi, aggravati dalle risultanze degli accertamenti tecnici, foulard e ciocche di capelli, anche se in forma residuale, potevano dare un’apertura verso altri scenari, conclusioni che  già solo l’analisi delle ciocche dei capelli avrebbero potuto sanare con certezza e senza lasciare dubbi.

            Qui concludiamo questo articolo. Il racconto è servito per introdurre la metodologia del sopralluogo, dei relativi rilievi tecnici/scientifici, l’importanza di non tralasciare nulla e non dare nulla per scontato.

La metodologia non è lasciata al caso o alla libera interpretazione, esiste un protocollo del Servizio Centrale di Polizia Scientifica che traccia i lineamenti per un corretto approccio sulla scena del crimine e conseguente sviluppo del sopralluogo. Il protocollo in argomento, denominato “PG14”, ha come scopo (trascritto integralmente) “la presente procedura ha lo scopo di descrivere le responsabilità e le modalità operative per l’esecuzione del sopraluogo di Polizia Scientifica”.

            Nel prossimo articolo analizzeremo le procedure d’intervento cosi come delineate dalla PG14, allo scopo di scoprire insieme l’attività specifica del criminalista.

 

                                                                                                          Accattoli Gabriele

1 commento

  • 0  26/08/2019 22:47  Chiara

    Bello!!! Esatto...è importante non tralasciare nulla e non dare nulla per scontato!!! OTTIMO Gabriele!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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