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Lunedì, 02 Settembre 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  787 

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA

Procedure per il sopralluogo – terza parte    

Oggi proseguo con la metodologia dello sviluppo del sopralluogo, e procedure d’intervento, come previsto dal protocollo del Servizio Centrale di Polizia Scientifica, denominata “PG14”, introdotta nel novembre 2014, con la quale avevo chiuso l’ultimo articolo.

            La PG14, che come scopo ha la descrizione delle responsabilità e le modalità operative, tratta 17 punti specifici: 1) linee guida sui dispositivi di protezione individuale da utilizzare in fase di sopralluogo; 2) modalità di prelievo e repertazione dei residui dello sparo; 3) procedure per l’evidenziazione delle impronte latenti; 4) procedura per la repertazione di materiale idoneo ad indagini grafiche e falso documentale; 5) prelievo, immagazzinamento e conservazione di reperti e tracce biologiche; 6) accertamento urgente sul cadavere; 7) prelievo e conservazione di reperti stupefacenti; 8) procedura tecnica per sopralluogo in caso di esplosione; 9) procedura tecnica per sopralluogo in caso di incendio; 10) modalità di prelievo e repertazione di vernici per accertamenti merceologici e forensi; 11) modalità di prelievo e repertazione di campioni di vetri per accertamenti forensi; 12) modalità di prelievo e repertazione di campioni di terreno per accertamenti forensi; 13) procedura tecnica per il sopralluogo informatico; 14) procedura tecnica per il sopralluogo balistico; 15) procedura tecnica per i rilievi planimetrici; 16) procedura tecnica per i rilievi video in sopralluogo; 17) procedura tecnica per rilievi fotografici in sopralluogo.

            La PG14 elenca poi, il materiale utilizzabile per il sopralluogo, dai dispositivi per la protezione personale, alla lettere da posizionare per i rilievi fotografici, riferimenti metrici, il materiale per l’evidenziazione ed asportazione delle impronte digitali latenti (pennelli, polveri, adesivi ecc.), kit per il prelievo dei residui dello sparo, per l’assunzione delle impronte digitali comprese quelle post mortem, tutto il materiale per la repertazione (provette sterili, dischetti di carta bibula, tamponi sterili, pinzette in metallo e di plastica sterilizzati, barattoli, scatole, buste di carta e nylon con chiusura di sicurezza…. ecc.), nastro bicolore, bussola e/o GPS, termometro per ambienti, rotella metrica e/o distanziometro laser……….ecc.

            Come attrezzature tecnica viene indicata la macchina fotografica, la videocamera, il distanziometro laser e luci forensi portatili.

            Dopo l’elencazione, generica, dei materiali ed attrezzature, vengono elencati i Dispositivi di Protezione Personale D.P.I., che non sto ad elencare, evidenziando la duplice funzione degli stessi, ovvero la protezione dell’operatore e la protezione della scena del crimine da possibili contaminazioni.

            Tracciati i primi elementi relativi alle attrezzature, la PG14 prosegue con i lineamenti d’intervento. Il sopralluogo inizia con la richiesta d’intervento quando gli operatori della Polizia Scientifica devono acquisire tutte le informazioni possibili per pianificare le attività d’intervento. Le principali informazioni riguardano l’indicazione dei luoghi, la natura dell’intervento, le condizioni di luce sui luoghi da esaminare, la presenza di soggetti sulla scena del crimine ecc.. Tutte queste informazioni servono per preparare il materiale idoneo e necessario per il tipo di intervento che viene richiesto, verificandone l’efficienza.

            Essendo la Polizia Scientifica composta da personale dei ruoli della Polizia di Stato, con un’organizzazione gerarchica, verrà individuato il Responsabile delle operazione  sulla scena del crimine nel più alto in grado. Lo stesso, essendo il primo responsabile delle attività, definisce le modalità d’intervento, assicura la corrispondenza delle attività eseguite secondo i lineamenti del protocollo in argomento, è il punto di riferimento per le comunicazioni all’Autorità Giudiziaria, con i responsabili degli uffici investigativi (Squadra Mobile e DIGOS) e il Medico Legale.

            Essendoci la possibilità che l’area interessata dalla scena del crimine possa comprendere più luoghi, o ampie zone, la stessa deve essere preservata e controllata sia prima dell’intervento della Scientifica che durante tutte le operazioni del sopralluogo con un piano d’intervento razionale e metodico.

            Una volta giunti sul posto gli operatori della Polizia Scientifica, per prima cosa, dovranno indossare i Dispositivi di Protezione Personale; dopo di che daranno inizio alle attività sulla scena del crimine  seguendo una metodica d’intervento così organizzata:

1) raccoglierà le informazioni dalla Polizia Giudiziaria intervenuta e le eventuali disposizioni ed autorizzazioni del Pubblico Ministero; oltre alle informazioni della P.G., quale punto di raccordo per le attività investigativa sulla scena del crimine, se presenti si prenderanno contatti con gli operatori dei primi interventi, personale della Squadra Volante,   dei Vigili del Fuoco, del 118 ecc…L’interesse primario in questi contatti è capire se a seguito del primo intervento dei soccorsi lo stato dei luoghi e delle cose sia stato alterato, nonché prendere cognizione delle persone che hanno interagito sulla scena del crimine e se dotati di dispositivi di protezione personale.

2) Valutazione dei luoghi d’intervento.  L’osservazione preliminare, atta a pianificare l’attività tecnica, deve tener conto sia delle aree pertinenti alla scena del crimine che di eventuali vie di accesso o di fuga dell’autore del reato. Il Responsabile del sopralluogo sulla base delle informazioni raccolte, unitamente al proprio personale, effettua un primo accesso sulla scena del crimine. Di seguito a questa preliminare osservazione stabilisce  la strategia d’intervento, individua il corridoio tecnico, ovvero l’area percorribile da chi ha accesso alla scena del crimine, e valuta l’ampiezza dell’area di intervento.

3) Briefing operativo; allo scopo di condividere ed analizzare le informazioni acquisite, di scegliere le modalità di esecuzione e delle attrezzature da usare, di suddividere gli incarichi, di valutare l’eventuale necessità di ulteriori supporti operativi e della definizione dell’estensione delle aree di intervento, il Responsabile del Sopralluogo riunisce gli operatori della Polizia Scientifica per pianificare tutte le attività.

4) prima di iniziare con le attività il Responsabile del sopralluogo, unitamente ai suoi colleghi, deve circoscrivere le aree di intervento con il classico nastro bicolore, roso e bianco. Dovranno essere individuate tre aree: quella “rossa”, ovvero quella che contiene le tracce e le altre cose pertinenti al reato, in questa area potrà accedere solo il personale per il sopralluogo e quello autorizzato dall’ufficio investigativo, dopo aver indossato i dispositivi di protezione personale; all’esterno della zona rossa sarà identificata un’altra area, detta “gialla” sempre delimitata da nastro bicolore. Questa area sarà utilizzata come zona di raccordo e contatto tra il personale operante; all’interno della zona “gialla” dovrà essere individuata una “zona tecnica” dove verrà posto il materiale tecnico e sarà utilizzata per la raccolta dei rifiuti. Le due aree dovranno essere raccordate, dove è possibile, da un unico varco d’accesso “corridoio tecnico”.

5) ricerca ed acquisizione di cose e tracce; le attività del personale operante entrano nel vivo e si concretizzano nella ricerca di tracce e cose pertinenti al reato. L’individuazione delle cose pertinenti e di interesse costituiscono e costituiranno l’insieme delle attività tecniche da svolgere al fine di sviluppare una ricostruzione dell’evento e l’identificazione dell’autore del reato. Il compito del Responsabile a questo punto deve tenere presente, ed organizzare, la sequenza dei rilievi da effettuare al fine di non pregiudicare l’acquisizione delle tracce.

6)  disposizione degli indicatori: una volta individuate le tracce e le cose di interesse pertinenti al reato si procederà all’apposizione degli indicatori necessari a fissare il tutto: si utilizzeranno “indicatori numerici” per tutto ciò che è soggetto a sequestro; per le impronte si utilizzeranno sempre indicatori numerici con i numeri preceduti dalla sigla “RD” (rilievi dattiloscopici); tutto ciò che non sarà o non potrà essere soggetto a sequestro, sarà indicato con lettere poste in maniera sequenziale alfabetica (segni, scalfitture, punti d’impatto, proiezioni di sangue), con le lettere saranno indicati anche i cadaveri e parti di essi, come anche per autovetture ed edifici.

7) rilievi descrittivi; 8) rilievi video; 9) rilievi fotografici; 10) rilievi planimetrici; 11) repertazione; 12) rilievi dattiloscopici;  questi accertamenti tecnici per ora li ometto perché avendo necessità di approfondimenti particolari, preferisco trattarli separatamente nei prossimi articoli.

13) debriefing; al termine delle attività sulla scena del crimine, il Responsabile insieme ai suoi collaboratori verificherà le attività svolte, la loro completezza e le risultanze tecniche. Il Responsabile del sopralluogo, esporrà al Pubblico Ministero, se presente, ed al Responsabile delle attività di Polizia Giudiziaria le risultanze emerse dalle attività svolte, e se ne ricorrono le circostanze e necessità proporrà future attività da svolgere.

14) gestione dei reperti; 15) verbale di sopralluogo; 16) fascicolo di sopralluogo; anche per queste tre attività ritengo necessario rimandare ai prossimi articoli richiedendo anche essi degli approfondimenti particolari.

15) acquisizione di ulteriore documentazione; a completamento delle attività svolte potrà essere necessario che il personale della Polizia Scientifica intervenuta sulla scena del crimine possa acquisire: le relazioni di servizio delle pattuglie di Primo Intervento, personale della Squadra Volante e del 118; i verbali di sequestro della Polizia Giudiziaria e relative convalide; la relazione di accertamenti Medico Legali.

            Questa che ho presentato è l’attività che gli operatori della Polizia Scientifica devono svolgere con metodicità quando chiamati  sulla scena del crimine, in regime di “qualità” ed in conformità alla Norma ISO 9001:2008 (Linee guida ENFIS EA-5/03 M:2008 “Guidance for the implementation of ISO/IEC 17020 in the flied of crime scene investigation” – UNI CEI EN ISO/IEC……ecc…ecc.)

            Nei prossimi articoli esaminerò le attività che ho lasciato in sospeso, entrando nel dettaglio dei rilievi tecnici veri e propri, ampliando la presentazione, ove sarà possibile, con aneddoti dei miei 33 anni di vita professionale nella Polizia Scientifica. 

                                                                                                          Accattoli Gabriele

1 commento

  • 0  15/09/2019 00:52  Chiara

    Ottimo!!! Bravo!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    1  0   Rimuovi


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