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AL VIA “RUOTE A CANESTRO” E “IO TIFO SANO”

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Lunedì, 23 Settembre 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  487 

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA

Rilievi fotografici e video – sesta parte  

Continuiamo con i “rilievi tecnici” sulla scena del crimine, e parliamo dei rilievi “fotografici e video”.

            Al di là dell’aspetto tecnico, per prima cosa è doveroso fissare il ruolo primario della fotografia sulla scena del crimine, o comunque in qualsiasi attività di Polizia Giudiziaria.

            La questione principale riguarda il fatto che l’operatore di Polizia Scientifica incaricato ad effettuare i rilievi fotografici deve essere consapevole che, nella stragrande maggioranza dei casi, dovrà fotografare, documentare e “fissare” delle immagini che, per tantissimi motivi, saranno in futuro modificate, alienate, cancellate e distrutte, e solo la fotografia potrà mantenerle vive nello stato in cui si sono presentate; due massime racchiudono questo concetto “…ci sono fatti, pezzi di storia, che esistono solo perché  c’è una fotografia che li raccontano (Mario Calabresi)…” “….le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso un momento…(Henri Cartier Bresson)”.

            Altro aspetto importante riguarda il valore dei rilievi fotografici sulla scena del crimine, ovvero, come ho già detto e ridetto nei precedenti articoli, l’importanza di svolgere gli stessi con la mente sgombra da pregiudizi, convinzioni e condizionamenti. La scena del crimine deve essere riprodotta fotograficamente così come si presenta, la fotografia serve a fissare lo stato delle cose e creare una memoria storica delle stesse; un’altra massima, se pur per alcuni aspetti discutibilmente applicabile, dice “…..le fotografie mostrano, non dimostrano…. (Ferdinando Scianna)”, nell’attività di Polizia Giudiziaria, sicuramente, la fotografia serve anche a “dimostrare”  qualcosa, a dare quel senso “probatorio” di un particolare accertamento, ma sulla scena del crimine il primo ruolo dei rilievi fotografici, che non deve essere mai dimenticato o sottovalutato, è l’aspetto di “mostrare” per fissare lo stato dei luoghi e delle cose.

            Per ritornare all’aspetto tecnico, la fotografia sulla scena del crimine deve seguire gli stessi standard dei rilievi descrittivi, dal generale al particolare; i rilievi fotografici fisseranno lo stato dei luoghi e delle cose, in generale, poi si focalizzerà sui particolari e sulle tracce. I particolari e le tracce, prima di essere riprodotti fotograficamente, dovranno essere evidenziati con gli appositi “indicatori”, lettere, numeri e riferimenti metrici, come avevo gli descritto nei precedenti articoli; i predetti indicatori devono essere presenti già nelle immagini panoramiche, ed è importante ciò perché poi dovranno essere citati nei “rilievi descrittivi”.

Di seguito a ciò si dovranno documentare tutte le fasi di repertazione delle tracce e rimozione delle cose d’interesse, come ad esempio il cadavere.

            Altro aspetto importante è la “genuinità” dell’inquadratura, ovvero, le fotografie non devono essere disturbate dalla presenza in campo di persone, ne da quelle intervenute ne da altri soggetti, o da cose estranee all’evento, come ad esempio le attrezzature per il sopralluogo o altro. 

            Per documentare fotograficamente nei particolari cose e tracce, se è il caso, si utilizzeranno attrezzature particolari, come ad esempio il flash anulare, luci forensi comprese le UV, con filtri specifici che permettano di evidenziare e fissare nell’immagine le tracce rinvenute; per lo stesso fine si adotteranno tecniche fotografiche particolari, tra le più usate, la fotografia a luce radente, ovvero, l’illuminazione invece di essere il linea diretta con la fotocamera, sarà posizionata trasversalmente rispetto alla linea d’inquadratura.

            Detto ciò ritengo opportuno evidenziare un altro aspetto, un altro punto di vista personale; senza alcun dubbio l’importanza di attrezzature tecniche professionali e di alta qualità possono dare dei riscontri diversificati, in particolare nella documentazione di particolari e tracce, però è altrettanto vero che l’azione dell’operatore resta comunque di fondamentale importanza, “….l’importante non è la fotocamera, ma l’occhio….(Alfred Eisentaed)”, questa massima ritengo dica tutto nell’ambito generale della fotografia, sia essa amatoriale, professionale e giudiziaria, senza necessità di ulteriori spiegazioni se non con la citazione di un’altra massima “…..la fotografia è una cosa semplice a condizione di avere qualcosa da dire……. (Mario Giacomelli)”.

            Per i “rilievi video”, in linea generale, si devono adottare le stesse tecniche e procedure che ho indicato per i rilievi fotografici. I rilievi video danno un’ulteriore “cristallizzazione” della scena del crimine, nonché la possibilità di proporre una rappresentazione più completa dell’attività svolta ed a una tridimensionalità dell’evento sia esso relativo a ciò che è avvenuto, che a quello che si percepisce e si manifesta successivamente. Per questo i rilievi video non si utilizzano limitatamente alla riproduzione della scena del crimine, bensì servono anche a documentare le aree circostanti, a documentare le persone presenti, siano esse inerenti alle attività di Polizia Giudiziaria che semplici osservatori, ed infine servono a fissare lo stato dei luoghi e delle cose come lasciate al termine delle attività di Polizia Scientifica.   

            Un particolare utilizzo dei “rilievi video” si riscontra nel documentare tutte le attività del sopralluogo, dei vari rilievi svolti, durante la repertazione e messa in sicurezza delle tracce, nonché per attività svolte sui cadaveri anche dal personale sanitario, dal medico legale e durante la rimozione degli stessi.

            Per quanto riguarda la parte descrittiva dei rilievi fotografici e video, penso che posso fermarmi qui, certamente il discorso si potrebbe ulteriormente approfondire, ma dovremmo scendere in particolari tecnici che, oltre a richiedere tanto spazio, alla fine potrebbero diventare pesanti e di poco interesse.

            Invece ritengo necessario trattare la conservazione ed alterazione delle immagini originali. Anni fa, quando ancora il digitale era fantascientifico e non si sapeva neppure cosa fosse, la conservazione ed archiviazione dell’attività fotografica era semplice, la fotografia aveva come base strumentale la pellicola e da essa il “negativo fotografico”. Il negativo fotografico era inalterabile, non poteva essere modificato ed aveva una sequenza numerica impressa su di esso; qualsiasi contestazione di “modificazione dell’immagine stampata” poteva essere contestata e/o dimostrata risalendo al negativo fotografico. Oggi con l’avvento del digitale la questione potrebbe essere più complessa. Dico potrebbe perché spesso non si adottano, purtroppo, delle accortezze di produzione e conservazione dei file fotografici che possano garantire la “genuinità” del prodotto finale. Mi spiego, per chi è amante della fotografia e per chi conosce le tecniche della fotografia quanto sto per dire potrebbe sembrare scontato, ma non tutti hanno una preparazione fotografica da poter garantire ciò; spesso, nella maggior parte dei casi, si tende ad utilizzare come sistema di scatto digitale il formato .JPEG. Questo formato, il più conosciuto ed utilizzato, permette, anche se riscontrabile da indagini approfondite, di essere modificato con qualsiasi programma fotografico. La naturale sostituzione del negativo fotografico, inalterabile, la può dare solo ed esclusivamente i formati digitali RAW e NEF. Questi formati fotografici producono dei file immodificabili, ovvero, qualora con un qualsiasi programma fotografico si vada a modificare qualcosa, il prodotto potrà essere salvato con un’estensione digitale diversa dal formato “primordiale” prodotto dalla fotocamera. Da qui ne deriva che scattare le immagini in formato RAW e NEF (il primo Canon il secondo Nikon) permettono di conservare una qualcosa di simile al negativo fotografico.

Altro aspetto importantissimo, riguarda la “cancellazione” dei file; con la pellicola questo non poteva accadere, se la foto era sfocata, sovraesposta o sottoesposta, mossa ecc. lo scatto rimaneva impresso nella pellicola, oggi, con il digitale si potrebbe essere tentati di cancellare, in post produzione, le immagini ritenute inutili, o riscontrate errate. Cancellando un file si interrompe una sequenza numerica di scatti, la genuinità dei rilievi fotografici è data anche dall’integrità di questa sequenza numerica; eliminare un file, anche se ritenuto esso errato, potrà dare adito a pregiudizi, come ad esempio quello di voler volutamente eliminare qualcosa per fini diversi, anche arrivando ad invalidare, in casi estremi, l’attività svolta, questo è un errore che un bravo operatore di Polizia Scientifica, un bravo Criminalista, non dovrà mai commettere.

            Per oggi ci fermiamo qui, nel prossimo articolo continueremo con i rilievi sulla scena del crimine, anticipandovi che, prima di procedere con la scaletta parlerò del mio rapporto con la fotografia.       

 

                                                                                                          Accattoli Gabriele

1 commento

  • 0  06/10/2019 01:04  Chiara

    Interessante...e sempre più...!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    1  0   Rimuovi


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