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Lunedì, 07 Ottobre 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  278 

LA SCENA DEL CRIMINE E SOPRALLUOGO DI POLIZIA GIUDIZIARIA

Rilievi planimetrici e repertazione

 

            Riprendiamo con i rilievi sulla scena del crimine, oggi parleremo dei rilievi planimetrici e delle tecniche di repertazione delle cose e materiale inerente al reato.

            I rilievi planimetrici sulla scena del crimine hanno due aspetti d’importanza: sono un’espansione visiva per una maggiore e completa rappresentazione di quello che è stato narrato con i “rilievi descrittivi” e con i “rilievi fotografici”; servono a fissare in forma indelebile la posizione della scena del crimine e di tutto ciò che all’interno di essa si rinviene, anche in funzione di un’ipotetica successiva ricostruzione della stessa.

            I rilievi planimetrici, quindi, vanno ad integrare il verbale e fascicolo di sopralluogo, riportando i dati raccolti e riprodotti in rappresentazioni grafiche che possono essere su piano bidimensionale, semplici rilievi planimetrici, o se necessario tridimensionale, come ricostruzione in grafica 3D.

            Le rappresentazioni grafiche dei rilievi planimetrici devono essere riprodotte in scala, indicando tutti i riferimenti metrici relativi all’ambiente e agli oggetti o tracce evidenziati nei rilievi descrittivi, riportando gli stessi elementi identificativi, lettere o numeri, già utilizzati.

            Sulla scena del crimine si provvede per prima cosa a circoscrivere l’area di interesse per i rilievi planimetrici, all’individuazione dei punti fiduciari dai quali far partire le misurazioni e rilevare eventuali criticità,  poi si procede alla stesura di una bozza dettagliata, un disegno a mano libera che riproduce a grandi linee quello che dovrebbe essere poi il lavoro in mappa. Sulla  bozza si riporteranno le misurazioni e tutti gli elementi da evidenziare e da inserire in mappa; le misurazioni dovranno essere precise e non approssimative, la mancanza di questa peculiarità, ovviamente, renderebbe i rilievi planimetrici non rispondenti alla realtà, quindi inattendibili.

            Il dott. Rocco Paceri, nell’opera “La Polizia Scientifica”, nei precedenti articoli citata, dice testualmente “…L’esecuzione dei rilievi planimetrici dovrà essere affidata a persona di sicura preparazione e possibilmente ad un geometra……”; personalmente non ho mai trovato difficoltà in questi rilievi essendo diplomato con maturità presso Istituto Tecnico per Geometri, ed avendo fatto un tirocinio formativo, prima di entrare in Polizia, in uno studio di un noto Ingegnere recanatese,  ma devo riconosce che, purtroppo, non sempre questa indicazione può essere ed è rispettata lasciando all’autodidattica la preparazione professionale.

            Le attrezzature da utilizzare sono quelle basilari per rilevare delle misurazioni, metri avvolgibili da 2 mt fino a 50 mt, metro rigido, per particolari misurazioni il calibro, e con le nuove tecnologie il rilevatore di misurazione laser e lo scanner o distanziometro laser 3D; a queste attrezzature specifiche per la misurazione va aggiunto altro materiale come ad esempio paline bicolore, stadie  in alluminio, bandierine, livella, bussola e localizzatore GPS.

In un ambiente chiuso, come ad esempio un appartamento o una singola stanza, si prenderanno come punti fiduciari le pareti e gli angoli, procedendo per fissare le cose di interesse con il sistema di “triangolazione”. All’interno di una stanza la cosa è discretamente semplice, si individuano due angoli, si misura la distanza tra gli stessi, poi si procede alla doppia misurazione dell’oggetto rispettivamente dai due angoli.

La cosa diventa più complessa se la scena del crimine è all’aperto, i punti fiduciari devono essere individuati in strutture fisse e permanenti, edifici o manufatti in muratura sicuramente riscontrabili nella registrazione catastale. Qualora la distanza delle cose o tracce da fissare siano lontane da questi punti, ma comunque una distanza apprezzabile, si possono fissare dei punti “fittizi” procedendo con la “triangolazione che parte da due punti certi ed avanzando con questi punti “fittizi” fino ad arrivare nel punto desiderato.

Qualora la tecnica sopra indicata risultasse troppo complessa e/o lunga, si possono fissare due punti “fittizi”, con distanza tra loro dall’operatore definita, procedendo alla loro localizzazione con sistema GPS; poi dai due punti fissati si parte con il sistema di triangolazione già descritto.

Per i rilievi su strade, dove è indicata, si prende come punto fiduciario la progressiva chilometrica dalla quale si parte come primo punto fiduciario, il secondo punto si fissa, in linea retta ad una distanza prestabilita, e dai due punti, uno fisso ed esistente, l’altro “fittizio”, si procede con la triangolazione; analogo sistema si utilizza anche per le tratte ferroviarie.

Per il secondo punto, quello fittizio, sulle strade o tratte ferroviarie, considerando che nel tempo la sede stradale potrebbe essere modificata, sarebbe opportuno e corretto avvalersi della bussola con la quale si andrà ad indicare la direzione “cardinale” con rispettivi gradi.

Quanto rilevato sulla scena del crimine e riportato nella bozza, sarà poi tradotto in una  vera e propria planimetria, la tipologia grafica su piano bidimensionale o se ritenuto necessario con ricostruzione tridimensionale, ad esempio, se si vuole rappresentare la traiettoria di un proiettile, con relativo angolo d’incidenza, una rappresentazione 3D dà sicuramente una panoramica più completa.

Ovviamente i riscontri numerici raccolti in fase di rilievi planimetrici, dovranno essere riportati nei rilievi descrittivi dove dovranno ritrovare, poi, piena corrispondenza con quanto riprodotto in planimetria.

Il secondo argomento di oggi è la “repertazione”, ovvero il prelievo sulla scena del crimine di cose e tracce pertinenti al reato, sui quali si dovranno eseguire accertamenti di laboratorio.

Qui dobbiamo fare una distinzione, un conto è il “sequestro” ai sensi dell’art. 354 del c.p.p. relativamente ad oggetti pertinenti al reato, quali semplici “prove”, atto al quale procede direttamente l’ufficio investigativo intervenuto, un conto è il prelievo di cose o tracce da sottoporre ad indagini di laboratorio più approfondite che al momento del sopralluogo non possono essere effettuate, ad esempio la ricerca del DNA; anche quest’ultime vengono eseguite ai sensi dello stesso articolo di legge, qui procede il personale della scientifica adottando delle metodologie e precauzioni particolari.

L’attività di repertazione sulla scena del crimine deve essere svolta garantendo l’avvio della cosiddetta “catena di custodia del reperto”, ovvero rispettando tutte quelle attenzioni necessarie che permetteranno di ricostruire la storia e tutti i passaggi delle cose o tracce repertatiti, dall’atto della raccolta fino all’esame finale degli stessi.

L’aiuto principale affinché ciò avvenga nel rispetto dell’integrità viene data, in primis, da buste di sicurezza, in nylon, riportanti un codice numerico che dovrà essere documentato fotograficamente all’atto della chiusura della busta e poi riportato formalmente nel verbale dei rilievi descrittivi. La particolarità della busta di sicurezza è che viene chiusa tramite un “mastice” particolare che non ne permette l’apertura se non dopo aver strappato la stessa e quindi resa inutilizzabile.

Le precauzioni basilari prese all’atto del prelievo devono garantire ed assicurare l’integrità di quanto raccolto, allo scopo di evitare eventuali contaminazioni e ridurre al massimo i processi di deterioramento.

Tutte le fasi di repertazione devono essere documentate fotograficamente, o ancor meglio con video, dalla raccolta fino alla chiusura del sigillo di sicurezza, contestualmente utilizzando, specie per l’addetto alla manipolazione, i dispositivi di protezione personale, i famosi DPI, e materiale monouso o sterilizzato, da sostituire dopo la manipolazione di ogni singolo oggetto.

L’accortezza maggiore si deve adoperare affinché le cose o tracce repertate non vengano a contatto tra loro, per gli oggetti sui quali si dovranno esperire accertamenti biologici o dattiloscopici, si dovrà aver cura affinché non ci sia alterazione o dispersione delle tracce e che non avvengano esposizioni ad agenti contaminanti.

Per gli oggetti da sottoporre a successiva indagine dattiloscopica, la criticità sta ne fatto che se si ritiene la possibile impronta sia stata lasciata per “sovrapposizione”, un qualsiasi contatto o sfregamento con le superfici del materiale adoperato per la repertazione, potrebbe modificare o distruggere la stessa; in questo caso si dovranno utilizzare contenitori, già predisposti, che garantiscono il blocco dell’oggetto, limitando al minimo il contatto delle superfici dello stesso con quelle dell’involucro. 

In tanti anni di esperienza ho sentito, purtroppo, la seguente frase “…tranquillo l’ho toccato ma indossavo i guanti…….l’ho toccato utilizzando un fazzoletto….”; io l’ho sentito sul campo, voi l’avrete visto in televisione, nei films, ad esempio quando l’addetto estrae dalla tasca un fazzoletto e raccoglie la pistola…….. questa operazione è sbagliata al punto di diventare compromettente per la successiva indagine dattiloscopica; l’utilizzo di guanti o altro permette di non lasciare le proprie impronte, a non contaminare l’oggetto, ma la pressione effettuata, qualora sia coincidente nella zona dove era presente l’impronta, potrebbe provocare l’alterazione della stessa o addirittura la sua cancellazione.

Altra criticità si trova nella raccolta di tracce biologiche fresche o indumenti bagnati; qui l’attenzione principale deve essere concentrata sul fatto che se questi oggetti saranno sigillati in buste di nylon si potrebbe dare inizio ad un processo di alterazioni o crescita di muffe e batteri, rischiando di alterare o distruggere le tracce. Per ovviare a ciò, detti oggetti o tracce, si devono repertare utilizzando contenitori di carta o carta assorbente per la raccolta delle tracce biologiche. Successivamente, documentando ogni passaggio e dandone atto sul verbale dei rilievi descrittivi, una volta rientrati in ufficio, se ne è il caso, si potrà provvedere all’apertura delle buste per permettere la naturale asciugatura o essiccazione delle tracce raccolte per poi procedere ad una seconda chiusura di sicurezza. Questa operazione, però, deve essere accuratamente documentata con video e foto, soprattutto si devono evitare al massimo eventuali contaminazioni per contatto tra le cose repertate o con superfici dove le stesse sono state riposte, il tutto avverrà in locali sterilizzati e ben protetti da agenti contaminatori esterni. L’operazione  comunque è pericolosa sotto il punto di vista della contaminazione e se possibile sarebbe da evitare. Un aiuto a questa criticità potrà trovare riscontro nell’utilizzo di frigoriferi o congelatori, comunque operazioni che richiedono, sempre, la massima attenzione e la massima accortezza nella manipolazione dei reperti.

Un’importante esecuzione di repertazione si deve osservare in caso di tracce biologiche secche, come ad esempio sostanza ematica. In questo caso l’asportazione può avvenire con due modalità, la prima “raschiando” la sostanza per poi riporla in sacchetti di carta; la seconda, con l’ausilio di carta assorbente, dischetto di carta “bibula”, imbevuto con acqua denaturalizzata. Con il dischetto si passa sopra alla sostanza essiccata sciogliendola in modo che la parte da asportare sia assorbita dallo stesso. In quest’ultimo caso, allo scopo di isolare eventuali agenti inquinanti, un dischetto di carta bibula seve essere imbevuto con il liquido utilizzato e conservato senza alcun altro utilizzo; detta procedura si chiama “prova in bianco” e consente ai laboratori che procederanno all’analisi di verificare le eventuali impurità o contaminazioni lasciate dal liquido sul dischetto di carta assorbente.

Tutte le operazioni svolte dovranno essere riportate dettagliatamente nel verbale dei rilievi descrittivi, dovranno essere indicati numeri riportati sulle buste di sicurezza e tutte le operazione documentate nei rilievi fotografici ed in quelli video.

Qui ci fermiamo, nel prossimo articolo, o probabilmente articoli, salvo che non mi vengano diverse ispirazioni, parleremo delle impronte digitali, della loro natura biologica, della loro classificazione, dei sistemi di rilevamento e post produzione fotografica per la comparazione.

 

 

 

                                                                                                          Accattoli Gabriele

1 commento

  • 0  16/10/2019 18:48  Chiara

    Sempre più interessante...ottimo!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  0   Rimuovi


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