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Domenica, 17 Novembre 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  296 

Rapporto tra Criminologia e Criminalistica – sociologia e psicologia nella criminologia

Rapporto tra Criminologia e Criminalistica – sociologia e psicologia nella criminologia

 

Nel precedente articolo ho introdotto la scienza della criminologia, in particolare confrontando la stessa con la criminalistica; oggi cercherò di approfondire questo aspetto.

Avevamo già visto la differenziazione basilare tra le due discipline o scienze che si dica, mentre la criminalistica ha un approccio esclusivamente materiale, seguendo la logica che  “…..solo le cose possono avere la peculiarità della traccia…”, la criminologia ha come indirizzo quello di risalire alla “mente criminale”, cercando di capire le sue motivazioni e le situazioni spingenti che hanno portato a commettere il reato.

Se volessimo definire, semplicemente le due scienze, criminalistica e criminologia, potremmo affermare che mentre la prima è la scienza dei metodi e dei mezzi di lotta contro la criminalità e della sua prevenzione, con obiettivo l’identificazione del reo, la seconda studia il criminale, il fenomeno del crimine, anche nell’ambito di patologie o della vita sociale.

L’ambito di interesse, seppur ritenute le due scienze affini, indica che il confine ed il rapporto tra di loro non sia del tutto chiaro; infatti, diverse linee di pensiero sostengono che la criminologia comprende diverse discipline, tra le quali la criminalistica,le discipline penali come il diritto penale materiale e formale, politica criminale, penologia e scienze penitenziarie.

Questa visione si rifà all’introduzione della pubblicazione “il manuale per il magistrato” di H. Gross, secondo il quale la criminologia comprende l’antropologia, la sociologia e psicologia criminale, la criminalistica e gli stessi ambiti delle discipline penali che ho detto sopra. Questa concezione risaliva al 1904, ma negli anni successivi altre pubblicazioni sottoscritte da di altrettanti autorevoli firme, continuavano a sostenere quanto già pubblicato da H. Gross. Infatti, il riflesso più visibile si aveva in riviste specialistiche e libri che pur trattando principalmente attività di criminalistica venivano presentate come opere di criminologia.

Oggi, probabilmente, le due discipline hanno trovato una loro collocazione distinta, certamente affine; l’affinità viene focalizzata sul fatto che ambedue hanno lo stesso oggetto di studio, ovvero il crimine e l’autore, nonché la prevenzione del crimine. La differenziazione, invece, trova il suo riscontro primario nei metodi di intervento e ricerca.

I punti di partenza nello studio del crimine sono praticamente gli stessi, però assumono prospettive e valutazioni diverse tra loro; la criminalistica nello studiare l’evento criminoso, ha come base di lavoro sette domande: chi? Cosa? Dove? Con l’utilizzo di quale mezzo? Perché? In che modo? Quando? Le risposte vengono cercate con riscontri materiali derivanti anche da esami scientifici.

Prendiamo per esempio la domanda “perché”, per la criminalistica serve a trovare un movente per identificare all’interno della rosa di presunti autori il vero responsabile; nella criminologia, la stessa domanda, va ad analizzare le generali condizioni del crimine andando a cercare le condizioni di eliminazione delle cause. Dando una risposta al “perché” il criminalista potrà dare un nome all’autore del reato; il criminologo, dando la risposta alla stessa domanda, andrà ad individuare le condizioni psicosociali che hanno portato l’autore del reato ad assumere un atteggiamento criminoso. In definitiva, per dare un ulteriore elemento di comprensione delle differenti metodologie di intervento, si può dire che il criminalista si interessa della tecnica del reato, il criminologo indirizzerà la sua attenzione alle condizioni che hanno portato alla consumazione del reato ed il fenomeno della diffusione.

Ma la differenziazione più calzante la si trova nel metodo di ricerca e di conseguenza al rapporto con la giurisprudenza, ovvero, la criminalistica ha come obiettivo quello di identificare il reo attraverso le tracce da lui lasciate, avvalendosi di tecniche scientifiche, diritto processuale; per la criminologia è dominante lo studio delle ricerche statistiche sociologiche e psicologiche, diritto penale.  

Fatta questa presentazione di paragone passo a dare delle linee identificative su cosa è la criminologia, come opera e come viene applicata sul campo.

Per iniziare devo esporre il principio di partenza, quello oggi più affermato, per lo studio dell’essere umano criminologicamente parlando; l’uomo nasce come una creatura pura, nessun uomo nasce “cattivo”, non esiste nessun gene della persona scorretta, aggressiva, pericolosa, nessuno nasce con l’intenzione di fare del male. Certamente questo principio va a cozzare con le teorie del padre italiano della criminologia, il prof. Cesare Lombroso, la cui teoria l’ho ampliamente trattata negli articoli relativi alla storia, ma la scienza moderna esclude valutazioni diverse da questa. Tuttavia non è poi facile risalire al momento in cui l’uomo viene contaminato dal male, in quale momento o età della propria vita si sviluppa la tendenza ad essere criminale, e qui si concentra lo studio criminologico.

Per questo il primo step di studio che va a fare la criminologia è quello di analizzare la vita del reo. Lo studio, o esame, inizia prendendo in considerazione le fasi dello sviluppo della persona, considerando che da 0 a 13 anni è il periodo più importante per la formazione caratteriale di un individuo; in questo frangente, fin dal primo giorno di vita, tutto viene registrato e memorizzato, in particolare il modo di esprimere gli stati affettivi ed emotivi delle persone che stanno vicino, quindi partendo dai genitori. Tutto quello che il bambino ed adolescente va a registrare e memorizzare viene archiviato nel sistema nervoso centrale e risponderà costantemente nel successivo percorso della vita, specie se segnata da frustrazioni, oppressioni e vessazioni.

Lo studio dovrà prendere in considerazione delle domande le cui risposte verranno sviluppate nelle ricerche anamnestico-catamnestico.

La ricerca anamnestica, secondo il dizionario medico, è qualcosa che anticipa la malattia, la crisi, la diversità, nel caso specifico la deviazione e la criminalità, può dare una risposta alla domanda “fino a che momento la personalità pura si mantiene sana?”

Lo studio della catamnesi indicherà il periodo in cui si manifestano i primi sintomi della malattia, nel nostro caso l’inizio della deviazione della personalità criminale. Lo studio sociologico riguarda principalmente l’integrazione della persona nella vita sociale; per raggiungere un dato apprezzabile, l’esame non può essere statico, ma si deve intraprendere in analisi un periodo di tempo non inferiore, dicono gli studiosi, a 5 anni. Secondo una linea di pensiero di criminologi esperti, detto periodo dovrebbe essere moltiplicato per ogni singolo contesto di vita, scuola, casa, centri educativi, parrocchia ecc. cioè in ogni ambiente, istituzionale e non, frequentato dalla persona in esame, allo scopo di valutare l’integrazione sociale della stessa.

La spiegazione del perché esistono determinati comportamenti e fenomeni criminosi viene data dalla psicologia nella criminologia, arrivando a far comprendere quando gli stessi sono nati, e quali sono gli elementi del carattere della persona che hanno permesso il loro sviluppo.

Le risposte a questi quesiti si avranno dall’osservazione e studio dell’autore del reato, ma anche dalla dinamica del fatto criminoso, analizzando le tracce materiali sulla scena del crimine, le quali saranno in grado di rilevare le tracce di interesse psicologico, verificando i percorsi psichici che si sono manifestati nell’atto criminoso, fino ad arrivare ad evidenziare l’obiettivo psicologico del reato intrinseco a quello che potrebbe essere il movente.

E’ evidente quanto la criminologia ritenga che processi di fenomeni criminosi siano influenzati dall’ambiente in cui la persona è cresciuta e vive riconoscendo in essa il “nutrimento dell’educazione”.

È ovvio che non tutti i fatti criminosi sono messi in essere per colpa o influenza di ambienti o frequentazioni sociali che hanno portato l’uomo nato “sano” a diventare un criminale. Tanti perché purtroppo, non ritrovando una spiegazione logica nell’analisi che ho fatto rimarranno inspiegabili. Per questo potrebbe subentrare una variante, non più nell’aspetto puramente della sociologia e della psicologia, ma nel campo più diretto alla medicina, in particolare la neurologia e la psichiatria. La medicina in questo caso dovrà appurare se la persona, colui che ha posto in essere un fatto criminoso, sia affetto da malattie o abbia subito delle lesioni a livello del sistema nervoso che potrebbero portare anche al cambiamento della personalità. 

La descrizione dell’attività che ho fatto sopra ha come condizione primaria che l’autore del reato violento sia conosciuto, dove si ha la possibilità di arrivare alle indagini sociologiche e psicologiche dell’individuo criminale, ma quando l’autore è sconosciuto le coordinate principali di lavoro e studio cambiano. L’attività del criminologo si traduce, nel gergo più in voga, in “Criminal Profiling”, profilazione del criminale, ed in questa ottica, andiamo a vedere, come linea generale, quali sono i compiti che un bravo criminologo o “Criminal Profiling” deve seguire. Rivedere ed analizzare il materiale che gli investigatori ed i criminalisti hanno raccolto, foto, prove, testimonianze ecc.; discutere con gli agenti sul campo dei dettagli del crimine, delle sfaccettature e dei particolari più nascosti, per fornire degli approfondimenti più calzanti; deve sempre essere aggiornato sui casi e sulle tecniche investigative; partecipa ad iniziative, convegni, forum e mantiene contatti con le forze dell’ordine per ottenere informazioni sulla psicologia comportamentale evidenziata in tema di crimine violento; fa ricerche relative a psicologia anomala in ordine a comportamenti emersi in occasione della consumazione di crimini violenti.

A questa prima fase dell’attività segue la valutazione dell’azione criminale, per la quale il criminologo, in veste di criminal profiling, deve porsi delle domande e cercare le risposte: cosa è successo durante l’esecuzione del reato? Che tipo di individuo potrebbe compiere un crimine simile? Quali caratteristiche potrebbero essere associate ad un tale soggetto?

Qui mi fermo, nel prossimo articolo analizzerò più approfonditamente l’aspetto del “criminal profiling” e l’importanza della raccolta dei dati a scopi statistici in criminologia. Però prima di salutarvi volevo consigliarvi due film sicuramente visti e rivisti, però se guardati di nuovo con lo spirito d’osservazione e distinzione tra la criminalistica e la criminologia  che ho cercato di trasmettere con questo articolo, i due film potrebbero dare delle emozioni diverse. Mi riferisco a “il collezionista di ossa”, con Denzel Washington ed Angelina Jolie, dove propongono l’attività del criminalista e “il silenzio degli innocenti”, con Anthony Hopkins e Jodie Foster, dove l’attività del criminal profiling è dominante.

                                                                                                          Accattoli Gabriele

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