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Martedì, 26 Novembre 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  1184 

la storia di uno dei serial killer italiani più cruenti

la storia di uno dei serial killer italiani più cruenti

CRIMINOLOGIA - continuo articolo pubblicato il 24 novembre 2019

Riprendiamo con la storia di uno dei serial killer italiani più cruenti, Gianfranco Stevanin, per chi non ha letto il precedente articolo, essendo questo il seguito, è opportuno che prima di continuare vada a leggere l’articolo pubblicato il 24 novembre.

Eravamo rimasti al momento in cui, Stevanin, comprende che la situazione nei suoi confronti si sta facendo pesante, e gioca d’anticipo; qualche giorno dopo, riferisce agli inquirenti, che aveva sentito parlare di un cadavere di ragazza rinvenuto da un pescatore lungo gli argini dell’Adige, ad una distanza di circa 15 chilometri da Terrazzo (PD), chiedendosi se poteva essere la ragazza Croata conosciuta in un pub ed ospitata nel casolare; come in un sogno, ricordava che mentre consumavano un atto sessuale, lui per estremo affetto la stringe con un braccio intorno al collo e lei muore; spaventato per la morte improvvisa ed inaspettata, la inserisce dentro un sacco di nylon e la getta nell’Adige.

Siamo arrivati a quattro vittime, ma la serie non finisce qui. I Carabinieri riconoscono tra le 7000 foto ritrovate nella camera di Stevanin, una prostituta di origini Austriache, scomparsa l’8 maggio 1993 dopo essere stata vista salire su un’auto con un ragazzo distinto ed elegante. Le foto la ritraggono lungo le rive dell’Adige, nonché in pose erotiche e scene di sesso, poi particolari di parti intime ed infine scatti dove si vede chiaramente che la ragazza è deceduta; Stevanin ammette di averla incontrata, fotografata e di aver consumato con lei rapporti sessuali, ma poi di non averla più vista, mentre le foto, purtroppo raccontano un’altra realtà.

Gli inquirenti sono assaliti da un dubbio atroce, nelle 7000 foto vengono selezionate, almeno, 100 ragazze, chi sono? Che fine hanno fatto?

Il 6 ottobre 1997 si apre il processo a Gianfranco Stevanin presso la Corte D’Assise di Verona, lo stesso è accusato complessivamente di sei omicidi, commessi con meditazione e crudeltà, nonché, abuso sessuale, distruzione ed occultamento di cadavere.

Stevanin sarà riconosciuto capace di intendere e volere, condannato per tutti i reati a lui contestati a scontare la pena dell’ergastolo.

Rimarrà nella storia dei serial killer, e contestualmente dice tanto della persona, la frase pronunciata da Stevanin al termine della lettura della sentanza, prima di lasciare l’aula “Scusate un momento, forse non mi avete capito”.

La difesa di Stevanin non accetta la condanna e ricorre in appello, qui il colpo di scena; la Corte di Assise di Appello, secondo grado di giudizio; la Giuria Popolare riconosce l’incapacità di intendere e volere nel momento che le ragazze vengono uccise, ma lucido dopo aver commesso il fatto e nel momento di sbarazzarsi dei corpi. Viene assolto dalle accuse di omicidio e condannato per distruzione ed occultamento di cadavere con una condanna a 10 anni e 6 mesi da scontare in un manicomio criminale.

La Corte di assise d’Appello aveva accolto e riconosciuto la tesi della difesa, ovvero, che a seguito dell’incidente stradale avvenuto all’età di 16 anni, riconoscendolo menomato nelle capacità mentali, avendo avuta intaccata la zona limbica che presiede all’aggressività, in definitiva, sindrome bilaterale dei lobi frontali, incapace quando agisce, lucido e razionale per nascondere i cadaveri.

Arriva il terzo grado di giudizio, il 24 maggio 2000, la Corte di Cassazione annulla la sentenza che aveva riconosciuto Stevanin incapace di intendere e volere, rinviando il caso ad una nuova sezione di appello.

Il 23 marzo 2001, la Corte d’Assise d’Appello di Venezia dichiara Stevanin capace di intendere e volere confermando la condanna dell’ergastolo inflitta in primo grado.

Successivamente, la Corte di Cassazione, dopo il ricorso della difesa, confermerà la sentenza.

Ovviamente non ci potevano essere discussioni o appigli sui reati consumati, la situazione era talmente ricca di prove e riscontri inappellabili sulle responsabilità di Stevanin, lui, senza alcun dubbio aveva ucciso quelle ragazze, quindi la difesa basò la sua assistenza legale sul riconoscimento dell’infermità mentale, come abbiamo visto sopra.

La Pubblica Accusa, dal canto suo, sostenne l’impianto accusatorio presentando Stevanin come una persona cattiva, un serial killer che gioca con le sue vittime come il gatto con il topo, assassino lucido, consapevole e crudele, che trae piacere dal dolore altrui, un bambino mai cresciuto con uno sviluppo minato dall’iper protezione della madre.

Certamente, la figura di Stevanin come presentata dall’accusa, a primo sguardo, ha dei valori contraddittori “….assassino lucido e consapevole…….un bambino mai cresciuto con uno sviluppo minato…..”; molte persone, più o meno possessori di conoscenze in criminologia, sostengono, o pensano, che Stevanin sia una persona molto malata, seppur presentandosi come persona normale sembra incapace di avere emozioni. Questo aspetto diventa anche evidente quando, in udienza, spiega come si seziona un cadavere di donna, come si uccide con il sesso estremo, mostrando una disinvoltura surreale, la stessa con la quale chiede della mamma e parla della religione.

Stevanin, definito un mostro, un serial killer, il mostro degli abissi, dove non arriva la luce, il lupo mannaro; ma poteva essere fermato prima? C’erano state avvisaglie su quanto si sarebbe o si stava già consumando a Terrazzo (PD) ed in quel casolare?

Le circostanze che potevano dare dei campanelli d’allarme sono state due, non conosco l’esatto ordine cronologico, quindi prenderò per primo episodio quello già raccontato nel precedente articolo; Stevanin era stato sorpreso mentre sostituiva la targa della propria autovettura. In quella circostanza, all’interno del bagagliaio venne trovata una targa falsa, forbici, bende, coltelli a serramanico e macchine fotografiche, episodio strano ,magari poco significativo.

Il 4 luglio 1989, circa quattro anni prima della prima denuncia di ragazze scomparse, o quantomeno di quelle accertate, una prostituta viene contattata da un ragazzo, questo chiede delle prestazioni particolari, lei si spaventa e le rifiuta; il ragazzo estrae una pistola dalla quale parte un colpo ferendo la prostituta ad una mano, la ragazza dice di essere sieropositiva, il ragazzo si spaventa e lascia che se ne vada. La ragazza denuncia ai Carabinieri il fatto, non conosce l’aggressore ma indica come luogo dell’evento finale un casolare nei pressi di Terrazzo (PD), un casolare isolato con “le persiane azzurre”; ricordate il particolare del colore delle persiane? Ma a quel tempo i Carabinieri non diedero peso e non pensarono alla famiglia Stevanin e tantomeno a Gianfranco.

Pur non conoscendo la cronologia dei due fatti esposti, ben sta che dopo il primo la cosa passi in sordina, ma dopo il secondo, qualunque sia stato primo e secondo, un campanello d’allarme doveva o poteva suonare; mai nessuno, nonostante i precedenti penali che aveva accumulato Gianfranco Stevanin, ha pensato di approfondire gli accertamenti, magari, con una semplice perquisizione nella propria abitazione e nelle pertinenze della stessa delle quali lo stesso aveva disponibilità, il casolare con le persiane azzurre, e forse, sottolineo il forse, la brutta storia sarebbe venuta alla luce prima, magari risparmiando delle vittime.

La storia è inquietante, forse ci sono tanti dubbi, Gianfranco Stevanin è malato ed incapace di intendere e volere come sosteneva la difesa e la Giuria Popolare, o è uno spietato serial killer come sostenne l’accusa e gli altri gradi di giudizio? Può un trauma cranico trasformare “l’uomo nato sano” in un “uomo criminale”? Ma ci sono altri dubbi, forti, e stanno sulle 7000 foto e le circa 100 ragazze; forse le indagini non si sono mai fermate, forse si sono intraprese nuove piste per poter dare un nome a quelle ragazze, ma non sembrano esserci stati riscontri concreti, alla fine della storia una domanda esce spontanea, una domanda piena di paure e sdegno, ci sono altri cadaveri di ragazze ancora da trovare?

Una cosa è certa, capace o non capace di intendere e volere, purtroppo Gianfranco Stevanin era una persona pericolosa, tutta la disquisizione che ho fatto non va a valutare la durata della condanna o la tipologia, anzi, dirò di più, prendendo come valido metodo ed indirizzo che il carcere serve a rieducare e reintegrare chi si è macchiato di un reato, pensiamo che 10 anni di manicomio criminale avrebbe ridato a Gianfranco la lucidità e la serenità per riprendere una normale vita nella società?

In tutto l’arco del tempo Stevanin ha cambiato aspetto almeno tre volte, è passato da un ragazzo educato, gentile ed elegante, a presentarsi come una persona sconvolta, trasandata, non curata con capelli lunghi quando era detenuto, per diventare freddo ed impassibile durante le fasi processuali.

Strada facendo, dopo la sentenza di condanna definitiva, ha avuto altre metamorfosi, in carcere ha salvato la vita al compagno di cella che aveva tentato il suicidio; nel 2010, dopo la morte della madre dichiara di non ricordare nulla del suo passato, di avere un vuoto di memoria da non riuscire a vedere niente, ed esprime il desiderio di diventare frate laico dell’Ordine dei Francescani, come a suo tempo, 70 anni prima, fece l’assassino di Maria Goretti, poi fatta Santa, Alessandro Serenelli.

Oggi Gianfranco Stevanin continua a scontare la sua pena nella Casa Circondariale di Sulmona (PE).

Termina qui la narrazione del Mostro di Terrazzo, riprenderemo dal prossimo articolo con i metodi di profilazione dei criminali, i segni premonitori ed altro, continuando più avanti con altre presentazioni di serial killer famosi.


1 commento

  • 0  16/02/2020 23:30  Chiara

    Articolo bellissimo ed interessante...concordo pienamente le tue domande...forse si poteva evitare quelle stragi...e secondo me se ha fatto tutto questo senza lucidità perché "malato" tanto meno lo avrebbe aiutato 10 anni di galera per poi tornare libero.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  0   Rimuovi


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