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Domenica, 24 Novembre 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  1014 

I serial killer

I serial killer

L'importanza e metodo della raccolta dati per statistica in criminologia prima parte

Nell’ultimo articolo avevo detto che avrei approfondito l’aspetto del criminal profiling e l’importanza dei dati statistici, vediamo di cosa si tratta.

Detto in forma molto semplice, i dati statistici occorrono per creare una profilazione criminale di un autore di reato, sconosciuto, cercando di sovrapporre i dati a conoscenza con i dati raccolti ed evidenziati in altri atti criminosi dove l’autore è stato identificato. Dopo di che si passa allo studio ed all’analisi del caso, seguendo due tipologie di approccio per delineare un profilo criminale; i metodi, secondo la letteratura sono due, il “Modello FBI” ed il “Modello Anglosassone”, ma questo lo vedremo più avanti.

Per la raccolta a livello statistico, invece, si va ad analizzare la persona conosciuta che ha commesso dei fatti criminosi, se poi in forma seriale, i dati daranno delle basi ancor più significative ed utili. Per fare questo si vanno ad analizzare, oltre al “modus operandi” ed alle tracce lasciate sulla scena del crimine e lo studio della persona nell’ambito familiare e sociale, quelli che sono stati chiamati “ I 12 segni premonitori del comportamento” o segni di avvertimento noti come “Triade di MacDonald”; ma anche questo lo vedremo più avanti.

Oggi preferisco presentarvi uno dei più efferati casi di Serial Killer italiani; durante la trattazione, andrò a toccare quelli che sopra ho indicato come elementi di studio per la profilazione criminale.

Avviso fin da ora, questo sarà un articolo discretamente lungo, dove occorrerà un po’ di stomaco per gli argomenti trattati…….

Prima di iniziare nella narrazione, vi chiedo di ricordare quando nel precedente articolo ho detto che dove non si riuscivano a dare risposte nel campo sociologo e psicologo, una mano potrebbe arrivare dalla medicina, neurologia, danni neurologici e psichiatria.

Il fatto che mi accingo a trattare è conosciuto come “il mostro di Terrazzo” gli omicidi seriali di Gianfranco Stevanin; vi invito a leggerlo seguendo il titolo che ho voluto dare in linea con gli argomenti trattati “Può un trauma cranico trasformare un ragazzo normale in un serial killer?”

La storia giudiziaria inizia il 16 novembre 1994, quando una ragazza, una prostituta, al casello autostradale di Vicenza Ovest, scende da un’autovettura e si dirige di corsa verso una pattuglia della Polizia di Stato per avvisare/denunciare, che era stata sequestrata e che il ragazzo alla guida dell’autovettura aveva una pistola.

La pattuglia interviene, constata che effettivamente a bordo dell’auto vi era una pistola, poi verificato che si trattava di un’arma giocattolo traendo in arresto il giovane autista.

Cosa era successo? La sera prima il ragazzo, contatta la prostituta e la invita, previo pagamento di una buona somma di danaro, a posare per delle foto erotiche. La ragazza accetta ed i due vanno in un casolare isolato. All’interno, praticamente vuoto, la ragazza nota in cucina, una sorta di set fotografico, con apparecchiature fotografiche su cavalletto, e sopra al tavolo, corde di vario tipo. Un po’ spaventata da quella casa vuota, isolata e dal materiale lì presente, dalle  richieste di sesso estremo dal ragazzo, probabilmente da un rapporto sessuale violento, ripensa alla sua disponibilità e si rifiuta di continuare. Il ragazzo, da molto educato come sembrava essere, diventa irrequieto e molto cattivo, arrivando ad estrarre una pistola e minacciarla di morte. La ragazza spaventata prova a fuggire, ma lui riesce a bloccarla, la stessa, per paura, gli dice che a casa sua, a Vicenza, possiede una somma di circa 25.000.000 di lire e che sarebbe disposta a cederli in cambio della sua libertà. La somma è interessante ed il ragazzo accetta l’offerta. Partono con l’autovettura in direzione di Vicenza, ed al casello autostradale succede quello che ho detto sopra.

Il ragazzo viene identificato come Gianfranco Stevanin, già noto alle forze dell’ordine per diversi reati, una piccola rapina, il suo finto rapimento per estorcere soldi ai genitori, investimento mortale, minacce con una pistola contro una ragazza, sorpreso a sostituire la targa della propria autovettura, ed in quella occasione all’interno del bagagliaio veniva trovato dello strano materiale, una targa falsa, forbici, bende, coltelli a serramanico e macchine fotografiche.

Viene processato per l’episodio narrato, con le accuse per sequestro di persona e violenza sessuale e condannato a 3 anni e 4 mesi. Dopo sette mesi, era il 3 luglio 1995, ottiene gli arresti domiciliari da scontare nell’abitazione dei propri genitori a Terrazzo (PD).

Caso brutto, ma è solo la punta dell’iceberg…….

Chi era Gianfranco Stevanin? Nato il 2 ottobre 1960 a Montagnana di Padova, figlio unico di agricoltori, proprietari di un’azienda agricola, famiglia benestante residente a Terrazzo (PD). Da piccolo era un bambino un po’ in carne, ma sereno e spensierato, aveva frequentato le elementari dalle suore, medie e primo anno superiore dai Salesiani, poi iscritto all’itis; come tutti i ragazzi della sua età amava la musica, le ragazze ed aveva una forte passione per la fotografia. A sedici anni, in sella al suo motorino, si scontrò con una moto, incidente bruttissimo; cadendo battè violentemente la testa riportando la frattura delle orbite frontali ed un gravissimo trauma cranico, dopo un intervento chirurgico alla testa ed un mese di coma, sembra aver superato il rischio di morte. L’infortunio lascia dei segni molto particolari: un focolaio epilettico ed una grande cicatrice nella regione frontale temporale del cranio.

I paesani lo presentano come una persona elegante, educata e molto gentile, frequentava i locali del paese, a volte accompagnato da ragazze che non erano del posto. Era un ragazzo chiuso, non beveva alcolici, molto interessato alla sensualità femminile, tanto da divenire antipatico per il suo modo di fissare insistentemente le forme femminili. Non lavorava, la mattina, sul tardi, andava a fare colazione al bar, poi partiva, a suo dire verso Padova, senza mai confidare a nessuno il motivo; verso le una di notte tornava al bar mostrando agli amici, per vanto, foto di performance erotiche con ragazze sconosciute.

Tutto sommato un ragazzo, diciamo, normale, che mai poteva far trapelare o capire cosa nascondeva e di quali crimini si era macchiato.

Proprio nei giorni che Stevanin aveva ottenuto gli arresti domiciliari, un bracciante che stava lavorando sul fondo della famiglia, scorge un sacco all’interno di un fossato, incuriosito lo apre e dentro ne trova ancora un altro, dentro al secondo trova il “tronco”, torace senza braccia, gambe e testa, di una ragazza. Il corpo era di una ragazza sconosciuta, età apparente 17/25 anni, alta circa un metro e 50 centimetri, razza caucasica.

I Carabinieri intervenuti sul posto trovano nel magazzino della famiglia Stevanin dei sacchi simili a quelli usati per occultare i resti della ragazza; i sospetti ricadono da subito su Gianfranco, che ovviamente nega di conoscere la vittima, nega qualsiasi coinvolgimento, ma viene comunque tratto in arresto.

I Carabinieri, alla ricerca di altri particolari, per chiudere il cerchio, effettuano una perquisizione su un casolare all’interno dei fondi della famiglia Stevanin; un casolare isolato, inutilizzato e non abitato, con una particolarità, persiane azzurre. (Ricordate questo particolare, più avanti lo ritroveremo).

Quando i Carabinieri entrano nel casolare si presenta loro uno scenario da film horror, all’interno rinvengono siringhe, corde di vario tipo, taglierini, indumenti intimi da donna, riviste porno e, soprattutto, sangue, tanto sangue, sui muri, sul pavimento, sui mobili; quel luogo sarà chiamato e ricordato come “il casolare degli orrori”.

Ovviamente, visto come si presentava il casolare, non poteva non effettuarsi una perquisizione nell’abitazione degli Stevanin, dove l’attenzione principale si concentra nella camera da letto di Gianfranco. All’interno della camera i carabinieri trovano di tutto e di più, un guardaroba di indumenti femminili, guanti in lattice, materiale pornografico, ma quello più inquietante, ciocche di capelli di donne ed un sacchetto pieno di peli pubici, inoltre circa 7000 foto di ragazze diverse ritratte in atteggiamenti erotici e chiare azioni pornografiche. Ma non finisce qui, all’interno della camera vengono rinvenuti due documenti d’identità di altrettante ragazze scomparse tempo prima.

Una delle due ragazze era del posto, Chicca, aspirante modella poi entrata nel mondo della droga e della prostituzione, era scomparsa il 15 gennaio 1994, gli ultimi che l’avevano vista, riferirono che a dire della stessa, doveva andare a posare per delle foto per un compenso di 1.500.000 lire.

L’altra ragazza di etnia serba, apparentemente “pulita”, lavorava come cameriera e non risultavano a suo carico particolari di vita collegati a malavita o prostituzione, era scomparsa il 18 settembre 1994.

Le caratteristiche fisiche delle due ragazze, erano compatibili con il “tronco” rinvenuto nei sacchi, quindi dare un nome a quel cadavere non era facile.

La risposta venne poco dopo. Sul fondo agricolo della famiglia Stevanin viene ritrovato, occultato all’interno di un telone per trattori, un altro cadavere identificato poi, come per quello della ragazza Serba. Quindi, di conseguenza si ritenne che il primo rinvenimento fosse il cadavere di Chicca.

Stevanin venne interrogato a proposito, nega tutto, dice di non saperne niente, però da un indizio particolare, ai Carabinieri racconta che un giorno, mentre lavorava sui campi con il trattore, dall’alto aveva notato che in una porzione di terreno non c’era più erba, indicando il punto preciso.

Si va subito a scavare e la scoperta è spaventosa, all’interno di un sacco, ben sigillato, viene rinvenuto un altro cadavere di ragazza, era Chicca.

La cosa diventa pesante, all’interno del fondo agricolo della famiglia Stevanin erano occultati tre cadaveri di ragazze.

Stevanin nega ogni accusa, nega la sua responsabilità per morte delle tre ragazze, arrivando a lamentare che si tratti di un complotto nei suoi confronti. Pressato dagli inquirenti, Stevanin cambia versione o strategia ed incomincia a fare delle confessioni, non diretto a quanto contestatogli, ma appronta dei racconti confusi. Era nella cucina del casolare, stava consumando un rapporto sessuale con una ragazza, questa muore per un malore e lui, spaventato, la fa a pezzi e la seppellisce nei campi, la ragazza della quale era stato rinvenuto il “tronco”.

Continua, come in un sogno, la ragazza Serba, dice lui, aveva gli stessi interessi per il “sesso estremo”, durante un rapporto, a causa di un sacchetto di nylon sulla testa, la ragazza muore e lui si spaventa; continua il racconto dicendo che bruciava i vestiti della stessa e seppelliva pure lei.

Mentre si trovava nel casolare con Chicca, lei si inietta una dose di eroina, lui si era addormentato, al risveglio la trova morta; spaventato, la seppellisce nei campi.

In definitiva, ammette che le tre ragazze sono morte all’interno del casolare, ma a causa di incidenti e quando si sente in difficoltà per domande o altro, si nasconde dietro al “non ricordo bene”.

Stevanin comprende che la situazione nei suoi confronti si sta facendo pesante, e gioca d’anticipo; qualche giorno dopo, riferisce agli inquirenti, che aveva sentito parlare di un cadavere di ragazza rinvenuta da un pescatore lungo gli argini dell’Adige, ad una distanza di circa 15 chilometri da Terrazzo (PD)……………

Qui mi devo fermare, l’articolo sta diventando troppo lungo, ma non finisce qui ovviamente, tra due giorni, fuori programma, uscirò con un altro articolo per terminare la storia.

 

 

 

Accattoli Gabriele

 

foto agenzia corriere web

 


1 commento

  • 0  16/02/2020 23:02  Chiara

    Impressionante...

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  0   Rimuovi


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