Stampa questa pagina

Domenica, 08 Dicembre 2019  Asterio Tubaldi  1680 

Serial killer italiani - Donato Bilancia

Serial killer italiani - Donato Bilancia

 

Nell’ultimo articolo avevo previsto che oggi avrei approfondito i modelli del “Criminal Prifiling” riconosciuti come approcci fondamentali, “Modello dell’F.B.I.” e “Modello Anglosassone”, nonché la presentazione di un altro Serial Killer italiano. Per evitare di dover dividere l’articolo in due parti per motivi di lunghezza, come già successo, ho valutato di rinviare l’argomento dei “Modelli” al prossimo articolo per dare spazio oggi alla narrazione e trattazione della storia di uno dei Serial Killer italiani, Donato Bilancia.

 Donato Bilancia è nato a Potenza il 10.07.1951, nel 1956 la sua famiglia si trasferì a Genova dove trascorse tutta la sua infanzia e successive fasi della vita.

Tralasciamo, per ora, l’infanzia di Bilancia e vediamo chi era nell’età adulta: amante del gioco d’azzardo, assiduo frequentatore di bische clandestine e casinò, non lavorava e la sua fonte primaria di guadagno era commettere furti e rapine, un ladro gentiluomo, rubando onorava sempre i suoi debiti di gioco. I soldi necessari per i debiti di gioco, per lui non erano un problema, era un grande ladro, solitario, scassinatore di casseforti; la sua vita girava tutta attorno al rubare, giocare, perdere, tornare a rubare per pagare.

Nell’ambiente delle bische clandestine era molto conosciuto, lo chiamavano Walter o Walterino, prediligeva il gioco della “concia” e dei “dadi”, era considerato un protagonista delle serate e molto ricercato per questo.

I suoi compagni/amici di bisca lo presentano come una persona di rispetto perché assolve i debiti di gioco, tutti hanno fiducia in lui anche se non sanno quale sia il suo vero lavoro, sconoscendo che era dedito a reati contro il patrimonio. Essi ricordano che era capace di arrivare alle serate di gioco con somme molto importanti, 5/6.000.000 di lire, perdere tutto e con tanta non chalance e serenità andarsene salutando con molta gentilezza; seguiva una sua valutazione personale dove diceva “…sono maledetto…fin quando non perdo io non smetto…”.

Nell’ambiente da lui frequentato era visto come una persona con un’intensa emotività, un attore, persona brillante, elegante, gentile, volutamente sempre al centro dell’attenzione, che cambiava personalità in base all’abbigliamento,classico o sportivo; potremmo analizzare questo ritenendo che era una persona con disturbo istrionico e narcisista.

Per lui il mondo delle bische era tutto, la sua vita, il suo credo, i giocatori la sua famiglia, e quando per pura coincidenza ascoltò una frase che non avrebbe mai voluto sentire, gli cascò il mondo addosso: “….vedi, abbiamo raggirato lo sciocco, l’abbiamo fregato…”.

Alla fine di una serata di gioco, dove Donato Bilancia, come sempre aveva perso, due suoi cari amici e gestori/organizzatori di bische, Maurizio Parenti e Giorgio Centenaro, deridevano il loro amico e pollo, dicendo quella frase.

Quella frase scatena in Donato Bilancia il mostro che forse da tempo era latente in lui e che non si era mai manifestato. Si va a creare in lui la convinzione che gli altri lo considerano un cretino, un uomo senza valore, senza stima, da mettere a giro e spolpare, spennare come un pollo. Il problema ovviamente non erano i soldi, quelli si potevano sempre trovare, come ho già detto, ma arrivare alla consapevolezza di aver perso quella stima che lui, in tanti anni, credeva di essersi guadagnato, segnò il bivio della sua vita.

Parte il pensiero ossessivo del serial killer, la vendetta che lui stesso, in una intervista presenta cosi: “ …sono stato avvelenato, per l’ennesima volta pugnalato dal solito amico che si confessa tale ma non lo è…….è tutta la vita che sono pugnalato alla schiena……ho detto, bisogna che questi li uccido….”, tutto parte da lì, uccidere per vendetta.

Il 16.10.1997 uccide all’interno della propria abitazione Giorgio Centanaro, lo soffoca con un cuscino; il 24.10.1997 è la volta di Maurizio Parenti, entra nell’abitazione, immobilizza il Parenti e la moglie, li spoglia, li lega con del nastro adesivo e li fa sdraiare sul letto, poi li uccide sparando a l’uomo un colpo alla testa ed alla donna due colpi all’altezza del seno sinistro.

Dopo questo gesto la vendetta nei confronti dei traditori, dei pugnalatori, poteva essere stata consumata, poteva ritenersi appagato, ma purtroppo non fu così, sicuramente la ferita era più grande di quello che si possa immaginare, più profonda, più vecchia.

Provata l’ebrezza dell’omicidio, cambia in Bilancia il “modus operandi”, passa dai reati contro il patrimonio, senza violenza sulle persone, alla rapina a mano armata con omicidio dei rapinati. Così, il 27.10.1997 uccide sparando, dopo averli rapinati, Bruno Solari e coniuge Maria Luigia, orafi in pensione; il 13.11.1997, dopo aver perso 70.000.000 in un’unica serata, rapina ed uccide sparandogli tutto il caricatore del revolver, Marro, un cambiavalute; il 25.01.1998 è la volta di Giangiorgio Canu, metronotte, ucciso sparandogli; il 20.03.1998, scaricando addosso l’intero caricatore del revolver, uccide Enzo Gomi, un altro cambiavalute.

Ad eccezione del metronotte, gli omicidi vengono relegati a scopi di rapina, infatti anche gli inquirenti non avevano valutato l’ipotesi che si potesse trattare di un serial killer, ritenevano che la serie di omicidi riguardavano dei regolamenti di conti nell’ambito delle bische clandestine. Il 9.03.1998 qualcosa cambiò, non tanto per il discorso indagini, ma per quanto riguardava la scelta delle vittime, dirigendo le attenzioni omicide verso il mondo delle prostitute.

In quella data contatta una prostituta di origine Albanese, Stella di 25 anni, dopo aver consumato l’atto sessuale la porta in riva al mare, la fa spogliare nuda e gli ordina, sotto la minaccia dell’arma, di guardare il mare; gli spara alla testa dopo averla coperta con un asciugamano.

Il 18.03.1998 è la volta di Ljudmyla, prostituta di origine Ucraina di 23 anni, dopo aver consumato il rapporto sessuale la uccide sparandogli dei colpi alla nuca.

Il 24.03.1998, avviene qualcosa di particolare, il primo errore del serial killer; Bilancia si apparta con un viados, Lorena, con lo scopo di consumare un rapporto sessuale e poi ucciderlo. Lorena si accorge che Bilancia ha una pistola, si spaventa e quando nel vialetto, dove si erano appartati, arriva una macchina della vigilanza privata, metronotte, si mette ad urlare. I metronotte si avvicinano all’autovettura, Bilancia scende, e li uccide sparandogli con il revolver mentre Lorena prova a fuggire; per eliminare il testimone scomodo, prova a sparare alla cieca contro le siepi dove il viados si era nascosto, non riuscendo nell’intento. Lorena esce dai cespugli e prova ad aggredire il Bilancia che, con il calcio del revolver lo colpisce ripetutamente fino a fargli perdere i sensi, lo crede morto, ritorna verso i metronotte, per assicurarsi che siano morti esplode contro di loro il colpo di grazia e fugge via.

Fuggendo Bilancia non si accorge che Lorena non era morta e sarà un testimone chiave per risalire all’autore del reato, dando agli investigatori un accurato identikit dell’assassino e riferendo che lo stesso aveva una mercedes nera.

Il 29.03.1998 si apparta con una prostituta Nigeriana, Tessy di 27 anni, e la uccide sparandogli 3 colpi alla nuca.

Dopo l’omicidio di Tessy, Bilancia ha un’altra variazione nella scelta delle sue vittime, passa dall’omicidio a scopo di lucro, a quello per lussuria, ed arriva ad uccidere una normale ragazza senza nessuna motivazione riferibile ad interessi particolari.

Il 12.04.1998, sale sul treno Intercity La Spezia-Venezia, alla stazione di Bologna Principi, incontra nel vagone Elisabetta Zappetti, di professione infermiera, la segue al bagno ed una volta che la stessa è entrata, forza la serratura ed entra anche lui; in quel momento gli copre la testa con la giacca della stessa e la uccide sparandogli alla nuca.

Sotto il profilo delle indagini non sembrano esserci collegamenti tra gli omicidi per rapina, quelli delle prostitute ed in ultimo quello dell’infermiera, infatti gli inquirenti neppure valutano la possibilità che si tratti della stessa mano omicida.

Tra l’assassinio di Tessy e quello di Elisabetta, però, Bilancia commette il secondo errore; aveva trovato un’inserzione di una prostituta di Sanremo, la raggiunge nell’appartamento dove si prostituiva con l’intento di ucciderla. Lì scopre che la ragazza aveva un bambino e che faceva quel lavoro per mantenerlo. Dopo ripetuti inviti a non fargli del male, ma soprattutto per l’aspetto riguardante il bambino, Bilancia non riesce a portare a termine il suo intento. L’aspetto del perché il bambino ha bloccato Bilancia lo vedremo più avanti.

Il 14.04.1998 Bilancia torna ad uccidere un’altra giovanissima prostituta, Kristina proveniente dalla Macedonia; dopo aver consumato il rapporto sessuale, la uccide sparandogli alla nuca.

Il 18.04.1998, ritorna ad uccidere sul treno, e qui commette l’errore più grande per essere smascherato, anche se linee di pensiero dicono che sia stato un errore voluto……

Sale sul treno una ragazza di professione cameriera, Maria Angela Rubino, come per Elisabetta la segue al bagno, forza la porta ed entra. Con le stesse modalità uccide anche Maria Angela, ma prima di uscire dal bagno si masturba sul cadavere e poi si pulisce le mani sulla giacca della vittima. La firma del serial killer lasciata con il DNA.

Due giorni dopo l’ultimo omicidio, il 21.04.1998, ritorna a farlo per rapina, questa volta su un’area di servizio dell’autostrada, uccide Giuseppe Mileto, gestore della stessa, sparandogli l’intero caricatore del revolver.

Prima di esporre l’iter delle indagini, e come si è arrivati a lui, andiamo a guardare cosa era successo a Donato Bilancia nel corso della sua vita, probabilmente i tasselli che hanno portato quell’uomo che per gli altri era il povero scemo, senza valore, a reagire per diventare il protagonista.

Bilancia aveva avuto un’infanzia molto travagliata e ricca di umiliazioni; la mamma lo umiliava perché a 12 anni ancora faceva la pipì a letto, mostrando le lenzuola sporche ai vicini di casa creando in lui una vergogna profonda (ricordate il terzo elemento della Triade di McDonald nell’ultimo articolo?). Altro evento traumatico avvenne quando la mamma mostrò il pene di Donato alle sue cuginette deridendolo per le piccole dimensioni; in effetti Donato Bilancia era veramente mini dotato e questo era per lui un forte complesso traumatico indotto dalla madre.

Dopo l’infanzia tartassata, nel 1972 e successivamente nel 1990 fu vittima di due brutti incidenti stradali dove, oltre a lesioni multiple, restò in coma per 10 giorni la prima volta e 5 la seconda volta.

A 15 anni iniziano i suoi primi guai con la giustizia, nel 1974 viene arrestato per furto in flagranza e nel 1976 arrestato per rapina; viene condannato a scontare la pena in carcere da dove riesce ad evadere.

Per chi segue i miei articoli, non può sfuggire le analoghe circostanze che ho evidenziato nei 12 segni premonitori del serial killer…….sintomi di danno neurologico, attività sessuale precoce e bizzarra, furto ed accaparramento.

Nel 1987 accadde un bruttissimo evento relativamente alla sua sfera familiare, il fratello si suicidò gettandosi sotto al treno stringendo tra le braccia il figlio di 4 anni; Donato Bilancia fu convocato per l’identificazione dei cadaveri del fratello e del nipote. Questo è il motivo per cui risparmiò la vita alla prostituta di Sanremo, aveva rivissuto la tragedia del fratello e del nipotino.

Riprendiamo dalle indagini; gli inquirenti non avevano fatto nessun collegamento tra gli omicidi per rapina e gli altri, bensì il DNA isolato sulle scene del crimine delle prostitute e sull’ultima ragazza del treno era lo stesso. Solo quello avevano, un evidente collegamento scientifico per gli omicidi delle donne che evidenziava la presenza di un serial killer, ma chi era l’assassino? Avevano il DNA, la descrizione fisica ed identikit, le testimoni salvate parlarono di una persona con voce rauca, sapevano che girava con una mercedes nera, ma chi era il serial killer?

La chiave di volta, come per combinazione, per un semplice caso, avviene quando un conoscente di Bilancia va a denunciare/contestare alle Forze dell’Ordine che aveva venduto l’autovettura allo stesso, non avendo fatto il passaggio di proprietà, gli stavano arrivando tante contravvenzioni e pedaggi autostradali non pagati, l’auto era una mercedes di colore nero.

Da lì iniziano le attenzioni su Donato Bilancia, c’era coincidenza con la descrizione fisica, con l’identikit, con la voce rauca e con la macchina, ma mancava il tassello finale, il DNA.

Gli investigatori lo pedinano, lo seguono, fin quando un giorno entra in un bar, consuma un caffè e poi si fuma due sigarette lasciando nel posacenere i due mozziconi. Gli investigatori repertano i due mozziconi che vengono sottoposti ad indagini atte ad isolare il DNA. Così fatto si isola il DNA che comparato con quello rinvenuto sulle scene del crimine risulta essere lo stesso.

Il serial killer è identificato in Donato Bilancia. Attenzione, il serial killer solo delle prostitute e delle due ragazze sul treno, ancora non c’era nessun collegamento con i primi omicidi che saranno poi spontaneamente confessati dallo stesso Bilancia.

Il 6.05.1998, Donato Bilancia viene tratto in arresto, nella sua macchina viene rinvenuto il revolver Smith & Wesson calibro 38 con relative cartucce, l’arma usata per tutti gli omicidi.

Tutti gli omicidi saranno confessati, con fredda fermezza, anche quelli non contestati “….uscivo di casa e decidevo di ammazzare così come avrei potuto decidere di andare al ristorante, io mi agito per una marachella, poi uccido come se niente fosse….”.

Il 12.04.2000 il Tribunale di Genova lo riconosce colpevole di 17 omicidi; il 4.02.2001 la Corte d’Assise d’Appello lo condanna a 13 ergastoli ed a scontare 28 anni di carcere; la Corte di Cassazione confermerà la pena.

Donato Bilancia in un’ intervista televisiva disse di avere due personalità, B1 e B2; quando B2 prendeva il sopravvento, la testa gli bolliva ed uccideva, aveva graziato la prostituta di Sanremo perché aveva un figlio che gli ricordò il fattaccio del fratello e quello lo aiutò a controllare il lato B2.

Nell’arco degli anni della sua vita Donato Bilancia, aveva cercato di soffocare il suo dolore e le sue frustrazioni presentandosi come una persona spavalda, incurante di perdere soldi al gioco, una persona divertente che diventava l’attore delle serate. Un’esplosione di narcisismo esasperato probabilmente dovuto alla mancanza di una vita sessuale serena che lo faceva sentire impotente con le donne ed inferiore con gli altri uomini. La possibilità di tenere una pistola in mano, gli dava l’opportunità di sentirsi superiore e l’uccidere la potenza che il fisico non gli dava.

La serie di omicidi non ha avuto una linearità, ha perseguito la vendetta per il tradimento, l’inferiorità ed impotenza con le donne, per arrivare ad uccidere sul treno, probabilmente, come rabbia per l’episodio del fratello. L’unico aspetto costante, per l’omicidio delle prostitute e delle due ragazze sul treno, era stato di coprire il capo alle vittime prima di sparate, probabilmente per la paura o il fastidio che aveva per il sangue (ricordate i 12 segni premonitori? Ossessione per il sangue e per la morte….)

Donato Bilancia era capace di intendere quello che stava facendo, non ha mai cercato di nasconderlo o trovare scusanti, confessando spontaneamente anche gli omicidi che non gli erano stati contestati; probabilmente aveva maturato la volontà di farsi prendere, e la firma biologica lasciata sulla penultima vittima, Maria Angela, non è stato forse un caso.

Fermo restando le indiscusse responsabilità, forse Donato Bilancia non era un uomo cattivo, l’esplosione della rabbia per la presa di coscienza di come era considerato nell’ambiente che tanto amava, e quella repressa alimentata e gravata da tanti traumi, sofferenze, inferiorità e soprusi, hanno fatto emergere violentemente un mostro che era nascosto, e fino a quel momento innocuo, all’interno di un uomo.

Accattoli Gabriele

 

1 commento