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Lunedì, 23 Dicembre 2019  Asterio Tubaldi  Stampa  1163 

Serial killer italiani – Leonarda Cianciulli

Serial killer italiani – Leonarda Cianciulli

 

Oggi voglio presentare un altro “serial killer” italiano, più precisamente, un’altra, Leonarda Cianciulli, passata alla storia come “La saponificatrice di Correggio”.

In tutta sincerità non so se parleremo di una favola, e se anche lo fosse non sarà a lieto fine, una favola scritta con il sangue da una mamma per i propri figli. Così potrebbe sembrare, una favola segreta, popolata da mostri, diavoli e streghe, ma purtroppo è una storia vera che trova le sue origini in un mondo ormai lontano dai nostri tempi, il mondo dei nostri nonni, un mondo contadino, un mondo fatto di sopravvivenza e miseria.

La storia è un mix tra favola, leggenda e realtà, affogata nel mondo dell’occulto, delle maghe, delle fattucchiere e dei riti magici; è piena di contraddizioni o incongruenze, ma quello che più è singolare è che la storia, così come ci è stata tramandata, si basa principalmente sulle ammissioni/confessioni della Cianciulli e sul “memoriale” da lei scritto quando era detenuta. A livello di indagini, riscontri scientifici, riscontri testimoniali e prove certe, niente, il nulla o quasi.

Quando si parla di un fatto criminoso, gli elementi che lo costituiscono sono tre, l’assassino, la vittima o cadavere e scena del crimine: è semplice, quanto banale, comprendere che se dei tre elementi costituenti il delitto ne abbiamo solo uno, e quello è l’assassino, il tutto resta spaventosamente difficile per poter addivenire ad una sicura e certa ricostruzione degli eventi criminosi. Infatti, nel caso del serial killer in argomento, non ci sono i cadaveri, non c’è la scena del crimine, se non altro alterata e ripulita, ed il tutto si basa sulle confessioni dell’assassino, lasciando perciò tanti interrogativi e lati oscuri ai quali non è facile dare una risposta concreta. Il tutto aggravato dalle possibilità tecnico/scientifiche d’indagine del periodo, stiamo intorno al 1940, poi per non parlare delle difficoltà del momento, l’Italia è sotto il regime fascista, sta per entrare in guerra, la polizia forse è più impegnata in problemi di ordine pubblico che altro, e questi aspetti non aiutano di certo ad una ricostruzione approfondita.

Il memoriale della Cianciulli inizia cosi: “Aprile, il mese dal dolce nome, pieno di trilli di uccelli, di fremiti di foglie e risatine di polli, rifulgeva nel cielo sereno…..”; visto così sembrerebbe poetico, ma più avanti diventerà un film dell’horror, parlerà dei suoi delitti descrivendoli minuziosamente, con accuratezza, senza tralasciare nulla, nonché della sua storia e dei suoi deliri che affollavano la sua mente.

Leonarda Cianciulli nasceva nel 1893 a Montella di Avellino, e qui la prima contraddizione. Secondo alcuni sarebbe nata da Emilia Linolfi che, dopo essere stata violentata e rimasta incinta, sarebbe stata obbligata a sposare il violentatore, una figlia non voluta frutto di una violenza, poi la mamma si sarebbe separata dal primo marito e risposata con Mariano Cianciulli, con il quale avrebbe avuto altri figli; altri ritengono che la mamma, sempre la stessa, si sarebbe sposata direttamente con il Cianciulli e Leonarda sarebbe l’ultima figlia nata, una figlia non voluta perché femmina e nata toppo tardi.

Fatto sta che Leonarda non era una figlia voluta, scartata, maltrattata e messa in secondo piano rispetto agli altri fratelli. Aveva problemi di salute, fisico debole, malaticcio con episodi di epilessia. La sensazione di non essere accettata dalla famiglia la spinge a tentare più volte il suicidio, due volte tenta di impiccarsi, la prima volta salvata dai familiari e la seconda volta si spezza la corda. Ritenta il suicidio inghiottendo le stecche del bustino della mamma ed un’altra volta ingerendo dei vetri, ma sempre salvata (questi episodi di tentato suicidio li cita la Cianciulli nel suo memoriale).

Sempre secondo il memoriale sembrerebbe che la mamma, dopo l’ennesimo tentativo di suicidio non riuscito le avrebbe detto che era dispiaciuta vederla ancora viva.

Da adolescente Leonarda non era una gran bellezza, alta un metro e cinquanta, grassottella, viso con lineamenti mascolini, ma riesce a trovare nella compagnia maschile una forma di evasione dall’infanzia turbolenta; questo ovviamente, visto il periodo storico, parliamo dei primi anni del 1900, non fu accettato di buon occhio dalla famiglia, incrinando ancor più il rapporto.

Non furono d’aiuto, nei rapporti con la famiglia, neppure dei problemi con la legge, nel 1912 denunciata per furto, nel 1919 denunciata per minaccia a mano armata, nel 1927 per truffa.

Nonostante tutto Leonarda trova un ragazzo, Salvatore Di Nolfi, si sposano e vanno a vivere ad Ariano Irpinio; a causa della personalità della Cianciulli, un po’ truffaldina, i trascorsi in famiglia ed i problemi con la giustizia, la coppia non era molto accettata dalla comunità del paese, addirittura, possiamo dire, emarginati.

Nel 1930, in Irpinia, si verifica un fortissimo terremoto, Leonarda perde casa e tutto il resto, e con il marito si trasferisce a Correggio (Reggio Emilia), paese di circa 20.000 abitanti della bassa Emilia, per grandezza il secondo dopo il capoluogo di provincia.

Nel nuovo paese, dove non erano conosciuti, vengono subito accolti molto bene e la coppia entra pienamente nella vita sociale del paese. Per sopravvivere Leonarda si dedica alla vendita di abiti usati, gli affari vanno bene e sommati al risarcimento dei danni per il terremoto, le finanze familiari vanno a gonfie vele, al punto di potersi permettere anche una collaboratrice domestica.

Leonarda sta bene economicamente, ma è psicologicamente oppressa da un’idea che la perseguita, una presunta maledizione che la madre gli avrebbe lanciato in punto di morte, ovvero quella di avere una vita piena di sofferenze. L’aspetto ancor più rinforzato da un episodio nel quale la Cianciulli si rivolge ad una zingara per la “lettura delle carte” da dove emerge una spaventosa profezia che recitava “…ti sposerai, avrai figlianza, ma tutti moriranno…..”

Purtroppo, detto così, sembrerebbe una sciocchezza, ma Leonarda si convince che tutto è vero perché, in effetti, aveva avuto 13 gravidanze, concluse con tre aborti spontanei e gli altri 10 nasciuturi morti pochissimo tempo dopo il parto.

La Cianciulli si rivolge ad una maga/fattucchiera della zona, segue i suoi consigli, le sue indicazioni e da lì riesce a portare avanti quattro gravidanze e dare alla luce tre bambini ed una bambina in piena salute che crescono regolarmente.

Si fossilizza in Leonarda l’idea che la magia è la soluzione a tutto, e con la paura di perdere quei quattro figli, inizia ad approfondire l’argomento, nel memoriale dice “ Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio, quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche inghiottite una dopo l’altra dalla terra nera, per questo ho studiato magia, ho letto libri che parlavano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture e spiritismo, volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli “.

Entra talmente nella sfera della magia che, dice lei, scopre di avere dei poteri in quel settore; incomincia a leggere le carte alle amiche, stilare oroscopi e praticare tutto quello che è connesso a quel mondo, al punto di diventare rinomata e famosa, con un inaspettato afflusso di clientela.

Incomincia a ricevere regolarmente persone a casa, particolarmente donne, ad organizzare incontri sul tema della magia, ma anche a tenere veri e propri rapporti da “salotto”, con the e pasticcini, coinvolgendo donne del luogo e paesi limitrofi. La cosa non infastidisce nessuno, in particolare “la legge”, infatti, sembra, che nei suoi incontri di “salotto”, la Cianciulli propagandava l’attività del fascismo e del Duce.

Le cose sono cambiate, da una bambina priva di amore materno alla ricerca del suicidio per fuggire dai soprusi, diventa una donna rispettata, ricercata, amata dalla popolazione, ma soprattutto una donna disposta a difendere in ogni modo i propri figli.

Quando tutto sembra filar liscio, arrivano due fattori inaspettati, il marito la lascia, se ne va da casa, poi il più pressante, siamo nel 1939, si parla con sempre più insistenza che l’Italia entrerà in guerra; in questa prospettiva Leonarda vede la possibilità che i figli, in particolare il maggiore, Giuseppe, potesse essere chiamato alle armi e morire.

Come ho detto, Leonarda aveva quattro figli, Giuseppe, primogenito, iscritto all’università di lettere a Milano, Bernardo e Biagio che frequentavano il ginnasio, ed in ultimo Norma, che frequentava l’asilo dalle suore.

All’improvviso i sogni spaventosi delle bare bianche scompaiono e lasciano il posto all’apparizione della Madonna con un bambino tra le braccia, un Gesù bambino nero. La Madonna le dice cosa fare per scongiurare la maledizione e salvare la vita ai propri figli, contrastare la presunta morte degli stessi con “sacrifici umani”.

Leonarda si mette alla ricerca tra le sue clienti di tre donne idonee per il suo macabro intento, sole, mature e disposte a tutto pur di cambiare la loro noiosa e triste vita a Correggio.

Per prima individua Faustina Setti, conosciuta come La Rabbiti, nubile, assidua frequentatrice dello “studio” della Cianciulli, con lo scopo di conoscere il suo futuro ed il suo amore per la vita, infatti, nonostante la sua età di circa 70 anni, non aveva perso la speranza di trovare un marito. Faustina viene contattata da Leonarda e gli dà la grande novità, un suo amico, ricco, residente a Pola, è disposto a sposarla; le consiglia di non dire niente a nessuno per evitare invidie e maledizioni e di vendere tutti i suoi averi, tanto con il nuovo marito non avrà bisogno di nulla. La povera Faustina rispetta alla lettera le indicazioni e la mattina della partenza si presenta a casa di Leonarda.

È il 18 dicembre 1939, Leonarda le offre un caffe’, ma essendo il fornello occupato da un grande pentolone per fare il sapone, la scorta per l’inverno, in attesa di liberarlo, invita Faustina a scrivere delle lettere di saluti per i parenti che, una volta arrivata a Pola, avrebbe dovuto spedire.

Mentre Faustina termina di scrivere le lettere, Leonarda la colpisce da dietro con un’ascia alla testa; dopo di che seziona il corpo in nove parti e raccoglie il sangue in un catino. Nel memoriale si legge “….gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chili di soda caustica che avevo comprato per fare il sapone, mescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e viscosa con la quale riempii dei secchi che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue nel catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai a farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre un poco di margarina impastando tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe ed io…”

Leonarda si impossessa di tutti i soldi che Faustina aveva ricavato dalla vendita dei suoi beni, ed Il giorno dopo l’omicidio, manda il figlio Giuseppe a Pola per spedire le lettere scritte da Faustina, con l’intento che i parenti, vedendo il timbro postale di Pola, non avessero avuto dubbi sulla sua vera partenza per quella città.

È ora di trovare la seconda vittima sacrificale che viene individuata in Francesca Soave, chiamata Clementina. Una donna molto attiva, ha organizzato un doposcuola per 15 bambini che aiuta a fare i compiti, ma lei aspira a fare la vera maestra ed è stanca di quello che le riserva Correggio. Per questo si era rivolta, ripetutamente a Leonarda, per conoscere il suo futuro con l’auspicio di un posto di lavoro degno di una maestra. Leonarda contatta Francesca e le dà la buona novella; le ha trovato un posto da maestra in un collegio femminile di Piacenza, invitandola, come per Faustina a non dire niente a nessuno, tenere la novità per lei e vendere tutti i suoi beni.

La mattina del 5 settembre 1940, giorno stabilito per la partenza, Francesca si presenta a casa di Leonarda dove si ripete la stessa trafila sacrificale riservata a Faustina.

Però Francesca non aveva seguito perfettamente le indicazioni date da Leonarda, primo perché si era confidata con un’amica della sua partenza, secondo, più importante per la Cianciulli, non aveva venduto i suoi beni. Leonarda si impossessa del contante che aveva disponibile Francesca, e nei giorni successivi si presenta dai familiari dicendo che Francesca è partita ed ha incaricato lei di provvedere alla vendita di tutte le sue proprietà ed averi; contestualmente, come per la prima vittima, invia suo figlio Giuseppe a Piacenza per spedire le lettere scritte da Francesca prima di essere uccisa.

Non passa molto tempo per trovare la terza vittima sacrificale che viene individuata in Virginia Cacioppo. Una donna di 59 anni, nubile, con un passato da artista, soprano, aveva cantato sotto la direzione di Toscanini, si era accompagnata con Alberto Fanti, primo violino dell’orchestra, che morì dopo soli due anni. Stava passando un momento di malinconia per il fatto che l’amore della sua vita non c’era più e la sua carriera da cantante era andata pian piano scemando. La Cianciulli la contatta per informarla che un suo conoscente, direttore di un teatro di Firenze, l’avrebbe assunta come segretaria con la possibilità di poter essere inserita in qualche spettacolo. Virginia entusiasta della proposta accetta la proposta, con il solito invito di Leonarda a non dire niente a nessuno.

La mattina del 30 settembre 1940, Virginia si presenta a casa della Cianciulli dove si ripete lo stesso copione messo in essere per Faustina e Francesca: sul memoriale si legge “….finì nel pentolone come le altre due, la sua carne era grassa e bianca, quando fu sciolta ci aggiunsi un flacone di colore e dopo una lunga bollitura ne vennero fuori delle saponette cremose, le diedi in omaggio a vicini e conoscenti, anche i dolci furono migliori, quella donna era veramente dolce….”

Fin qui le tre vittime, però ad incastrare la Cianciulli non fu un investigatore, un’accurata indagine, un eroe, ma una semplice parente impicciona e l’avidità di un sacerdote.

Prima di “partire” Virginia fu seguita e spiata dalla cognata, insospettita della vendita dei suoi abiti voleva saperne di più. La donna segue la cognata fino a quando la vede entrare al civico 11 di Corso Cavour, Palazzo Foglia, dove inutilmente aspetta che la sua uscita, ma questo non accadde. Quella era la residenza di Leonarda Cianciulli. Anche qui si trova una discordanza, altre fonti raccontano che il sospetto della cognata, sia nato quando ricevette le lettere di Virginia spedite da Firenze. Pensierosa si recò alla Questura di Reggio Emilia, dove riferì e denunciò la circostanza e la scomparsa della cognata. A quanto pare, però, al momento non sembrava che la storia fosse stata presa con il dovuto interesse, fino a quando la Polizia viene a conoscenza che presso una banca era stato messo a riscossione da un sacerdote un Buono del Tesoro intestato a Virginia Cacioppo. Subito ripartono le indagini ed il prete viene sospettato per la scomparsa della cantante. Quando viene interrogato su quel Buono del tesoro, riferisce che lo aveva comperato da un certo Abelardo, amico ed amante della Cianciulli; Abelardo, a sua volta, riferisce agli inquirenti che quel titolo bancario gli era stato affidato dalla Cianciulli per venderlo. Tutto sembra portare a Leonarda Cianciulli.

All’inizio l’assassina si dichiara estranea alla cosa, cerca di difendersi, poi arriva l’inaspettato, un’altra visione in sogno della Madonna che le dice di confessare tutto.

Nel 1946 inizia il processo, la Pubblica Accusa ritiene come colpevole la Cianciulli con il concorso del figlio Giuseppe, ritenendo il prete ed Abelardo colpevoli di ricettazione; non credendo che una donna di 50 anni, alta un metro e mezzo, in carne, possa aver fatto tutto da sola, e la tesi viene supportata con la testimonianza della domestica: “….dopo aver fatto le commissioni, mi ripresentai a casa, trovai sul fuoco il pentolone che bolliva mandando per tutta la casa un odore pestilenziale, mi accorsi che il pavimento della cucina era stato lavato da poco. Il figlio ventenne della signora, sollevò per un momento il coperchio del pentolone, lo richiuse e si mise a confabulare con la madre……”

Per la Cianciulli la priorità era salvare i suoi figli, in particolare Giuseppe, dall’accusa di aver partecipato agli omicidi e reagisce in aula così: “….non è vero, mio figlio è innocente, sono io il mostro, mettetemi in croce se pensate che questo serva a ristabilire la giustizia, ma risparmiate un innocente, quel figlio per la cui salvezza ho fatto tutto questo…….sono stata 17 volte madre Sig. Presidente, ne ho vivi quattro, i rimanenti me li ho visti morire uno dopo l’altro…….tagliai qui, qui e qui (indicando braccia, gambe e testa), in meno di venti minuti tutto era fatto, compresa la pulizia, potrei anche dimostrarlo qui…..”

E qui la proposta scioccante, tanto quanto l’ipotetica soluzione. La Cianciulli propone di dimostrare in aula come ha fatto tutto da sola, chiedendo che gli fosse fornito un cadavere da sezionare. Quello che sto per dire, a mio parere sembra essere assurdo, alcune fonti negano categoricamente che questo sia avvenuto, altre, forse basate più su leggende metropolitane che su fatti concreti, lo danno come dato di fatto. Il Giudice accoglie la richiesta e fa portare in aula il cadavere di un vagabondo,  Leonarda, alla presenza del Pubblico Ministero ed avvocati, in dodici minuti seziona il cadavere come nelle descrizioni da lei date, ripone i pezzi nel pentolone e ripulisce tutto.

La Cianciulli viene riconosciuta unica colpevole degli omicidi e condannata a 30 anni di carcere e 3 anni di manicomio, riconoscendole la semi infermità mentale. Prima viene affidata al manicomio criminale per essere curata, per essere trasferita in un carcere, di fatto dal manicomio non uscì mai, e il 15 settembre 1970 a causa di un ictus moriva. Il figlio Giuseppe sarà assolto, mentre il prete ed Abelardo riconosciuti colpevoli di ricettazione.

La dinamica della vicenda si rifà, principalmente, al memoriale/autobiografia, scritto dalla stessa Cianciulli, dal titolo “Confessioni di un’anima amareggiata”, dove si evidenzia il dramma di una donna che non riesce a generare figli vitali, anche se l’ingordigia del danaro sembra correre parallelamente come movente degli omicidi.

È molto interessante la perizia psichiatrica redatta dal Direttore del Manicomio Criminale di Aversa Dott. Filippo Saporito, il quale riteneva la Cianciulli incapace di intendere e volere descrivendola così: “…fin dall’infanzia la vita psichica di questa donna è immersa in un mondo superstizioso e primitivo, con mescolanza di sacro e profano esaltato da romanzesche confabulazioni delle quali sono alimento una morbosa impressionabilità emotiva ed un diffuso scadimento dei freni morali, zingare, divinatrici e cartomanti popolano i suoi giorni…….nascono e muoiono, nascono e muoiono, ad ogni gestazione è sempre lo stesso arco di speranza, terrore e disperazione. Due domande si imprimono nella sua mente: perché muoiono? Perché la morte me li rapisce? Come salvarli? Offrire anima per anima, per ognuno dei figli che gli restano, una vittima, una martire, come essa la chiama. Solo io e Dio, afferma l’assassina, sappiamo quel che è accaduto….”

Il caso della Cianciulli è riconducibile ad un “serial killer”, non tanto per il numero delle vittime confessate e contestate, tre, che forse potrebbero essere quattro o più, come ad esempio per Adele Ulivi, scomparsa da Correggio nel 1933, senza lasciare beni, dopo aver venduto tutto, e mai ritrovato il cadavere. In questo caso gli omicidi seriali si concretizzano per la scrupolosa ritualità utilizzata; il serial killer costruisce il suo rapporto  con il mondo esterno attraverso la pratica dell’omicidio o attraverso la scrupolosa ritualità dello stesso. Il non confessare altri omicidi non sembra rientrare nella strategia psichica del serial killer, laddove lo stesso gode nel dichiarare la paternità di quanto commesso. Ricordate Bilancia? Gli furono contestati gli omicidi delle prostitute e delle due ragazze sul treno, ma lui confesso anche quelli che aveva commesso prima senza che nessuno gli chiedesse contezza. Uguale per Stevanin, confessò l’assassinio della ragazza rinvenuta sulle rive del fiume, senza che nulla gli venisse contestato. Per il serial killer è da escludere, in linea di massima, che possa provare rimorso o colpa, infatti le tracce lasciate o le confessioni, non sono da lui intese come espiazione di pena futura, ma il desiderio di essere il protagonista, l’attore sul palcoscenico a qualsiasi costo. Per questo si potrebbe ritenere che gli omicidi portati a termine dalla Cianciulli siano veramente solo i tre raccontati e gli altri frutto di una “leggenda metropolitana” di quei tempi.

Criminologicamente parlando ci troviamo al cospetto di una devianza mentale che va a cercare un rapporto favorevole e propizio con la morte, con vittime sacrificali, per contrastare le avversità che avevano minato la serena vita e soprattutto la serena maternità. Nell’opera della Cianciulli, se letta nell’ottica di una madre che si trasforma in sacerdotessa per evitare il male ai propri figli, non è facile riscontrare cattiveria posta in essere con consapevole coscienza dell’azione, perché diventa dominante la convinzione che quello che si sta facendo è naturale come è naturale che il predatore abbia la meglio sulle sue prede. Lei stessa diventa vittima della superstizione, spinta da un morboso ed aberrante amore materno, quello che lei soffrendone non ha avuto, portandola a credere che l’azione di uccidere doveva servire a contrastare gli spiriti maligni che, secondo la profezia e purtroppo la realtà delle 13 gravidanze, minacciava la vita dei quattro figli sopravvissuti.

Probabilmente più avanti riprenderò l’argomento, per ora concludo qui questo lungo articolo,  con il dubbio che forse le cose non siano andate proprio così, che le responsabilità dei crimini su citati,  siano da attribuire anche ad altre figure. Vi lascio con la trascrizione di un’intervista di Leonarda Cianciulli quando era detenuta nel manicomio criminale, invitandovi a darne una valutazione oltre le semplici parole, forse tra le righe c’è scritto altro: “ …la legge mi ha condannato, e che mi importa della condanna, 110 anni, l’ergastolo, la fucilazione, ma che mi interessa a me, se anche a voi morivano 13 figli, non solo fareste quello che ho fatto io, solo una madre può comprendermi, la legge mai, forse la scienza mi ha compreso.”

 

Accattoli Gabriele

2 persone hanno espresso la loro opinione ed aspettano la tua!

  • 0  20/02/2020 19:02  Chiara

    Senza parole...Impressionante.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 1  25/12/2019 21:18  Anonimo606

    In questo caso... perché attribuire ad altre persone la colpevolezza? Perché visto il suo passato psicologicamente vittima? Ok..ma comunque colpevole.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    1  0   Rimuovi


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