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Domenica, 05 Gennaio 2020  Asterio Tubaldi  Stampa  836 

CRIMINOLOGIA - Criminal Profiling – modello David Canter

CRIMINOLOGIA - Criminal Profiling – modello David Canter

 

Nell’ultimo articolo avevo analizzato la distinzione tra criminale organizzato e disorganizzato, e vi avevo salutato introducendo tre aspetti dell’analisi della scena del crimine, in riferimento alle due tipologie di criminale. Oggi riprendiamo da questi tre aspetti e presenterò l’alternativa al modulo F.B.I. proposta dal criminologo David Canter.

La scena del crimine parla, si deve saperla ascoltare, interpretare e comprendere, perché dalla stessa si possono acquisire tanti indizi inerenti alla personalità del reo. In particolare si devono andare ad analizzare tre aspetti fondamentali, il “modus operandi”, la “firma” e lo “stagging”.

Il “modus operandi” riguarda le modalità che il reo mette in atto per portare a termine il suo progetto criminale, il modo di lavorare, l'insieme di scelte e di comportamenti ricorrenti. In questo aspetto rientra anche la scelta dei luoghi, gli orari prediletti per la consumazione del crimine, gli strumenti utilizzati, la violenza e la crudeltà usata.

La “firma” è da considerarsi come il biglietto da visita del criminale, essa va ricercata e fissata in quelle azioni poste in essere che vanno oltre quelle necessarie per compiere il reato, presentandosi come un’azione originale ed unica. La differenziazione con il modus operandi sta nel fatto che mentre quest’ultimo può avere delle varianti e modificazioni nel comportamento e nelle scelte, la firma è una costante con la specificità della invariabilità, restando identica in tutte le azioni criminose.

Lo “stagging” è inteso come la particolarità del reo di modificare, alterare, intenzionalmente la scena del crimine dopo aver portato a termine l’atto criminoso. Possiamo definire questa attività, stante alla traduzione del termine, come una messa in scena di quello che il criminale vuole rappresentare e trasmettere.

L’analisi di questi tre aspetti rientrano pienamente nell’applicazione del Modello F.B.I.; nel tempo, un arco temporale di oltre trenta anni, gli investigatori hanno raccolto tanti dati che sono stati oggetto di studio e la base per la pubblicazione di uno dei testi di approfondimento utilizzato dall’F.B.I, dal titolo “Crime Classification Manual”.

            Non tutti gli studiosi della materia “criminologia”, però, concordano con l’efficienza di questo Modello operativo, lo scetticismo nasce dalla valutazione di due aspetti, il primo, non di poco conto, che il Modello non ha una base scientifica, quindi le risultanze e valutazioni sono da ritenersi del tutto soggettive, il secondo aspetto riguarda la mancanza di divulgazione delle metodologie, ma soprattutto, i risultati di profilazione criminale ottenuti con successo.

            Da questa analisi nasce la proposta alternativa per la profilazione psicologica elaborata dal criminologo David Canter.

            Le differenziazioni tra il Modello F.B.I. e quello proposto da Canter, si focalizzano particolarmente su due aspetti: il primo aspetto è la partenza per la costruzione del profilo psicologico, che secondo Canter deve lavorare su una base empirica fondata sui dati dell'esperienza immediata e della pratica degli investigatori, quindi di fatto estranea al rigore scientifico, nonché sui dati statistici; il secondo riguarda l’importanza, ritenuta fondamentale da Canter, dello studio della vittima del reato dove lo stesso ritiene che le informazioni raccolte su di essa siano di fondamentale importanza, mentre per l’F.B.I. la vittima non riveste un’importanza particolare.

            Il Modello elaborato e proposto da Canter trova la sua base applicativa su cinque aspetti fondamentali, che vanno dal rapporto tra criminale e vittima, fino alla conoscenza delle pratiche di criminalistica, dove trova riscontro e si va ad analizzare, come studio di base per la profilazione, le differenziazioni tra criminale organizzato e disorganizzato, e sono così individuati:

  1. “coerenza interpersonale” – questo fattore serve ad evidenziare come il criminale seleziona le sue vittime ed il rapporto che si crea con le stesse, andando a valutare prioritariamente se prima dell’atto criminale vero e proprio si è creato un rapporto di amicizia/fiducia, o se si è passati direttamente all’atto cruento finale.
  2. “significato del tempo e del luogo” - questo fattore ha come indirizzo informativo la valutazione del grado di mobilità del criminale, va ad analizzare lo spazio fisico e temporale in cui si va a collocare la consumazione del crimine, per raccogliere le informazioni fondamentali atte a stabilire il modo in cui il criminale elabora in forma e struttura il rapporto con spazio e tempo.
  3. “caratteristiche del criminale” – questo fattore serve a focalizzare e fissare la natura del crimine ed il modo in cui lo stesso viene messo in atto.
  4. “carriera del criminale” – analizzare lo sviluppo comportamentale del delinquente delinea e traccia la sua carriera delinquenziale, permettendo di anticipare le sue eventuali successive mosse.
  5. “consapevolezza forensica” – con questo fattore si va ad analizzare gli elementi che possano dare adito al fatto che il criminale si sia adoperato per mascherare o occultare indizi fisici del reato. Questo elemento porta a delineare che il criminale abbia avuto in precedenza contatti con investigatori o essere stato sottoposto a procedimenti penali, che conosca, anche se parzialmente, le procedure di analisi criminalistiche, pertanto da ritenersi un soggetto criminale con una certa esperienza vissuta.

 

Oltre ad elaborare una proposta di modello alternativo, Canter va a rivedere anche la classificazione dei criminali elaborandone una ulteriore da quella già conosciuta, ovvero il criminale “espressivo” e quello “strumentale”.

Secondo Canter il criminale “espressivo” agisce in risposta a situazioni di rabbia, mentre quello “strumentale” agisce per invidia o desiderio di impossessarsi di oggetti altrui.

Al di là del Modello, sia esso F.B.I., Anglosassone, Canter o altri, che non ne mancano e magari più avanti li tratterò, una sola cosa è certa, la psicologia investigativa, all’interno della quale ricade anche l’attività del criminal profiling, si articola in tre passaggi fondamentali, forse possiamo dire gli unici, anche se le varianti poi possono esserci sempre. Parliamo di un vortice che gira intorno a tre elementi “informazione”, “inferenza” ed “azione”, un vortice che va a trovare il suo culmine finale nell’individuazione dell’autore del crimine.

Il momento più importante lo troviamo nelle “informazioni” che vanno raccolte da un’accurata analisi della scena del crimine, lo studio della stessa e dalle testimonianze; le “inferenze”, ovvero la capacità di deduzione intesa a provare una conseguenza logica, va a focalizzare il comportamento criminale ed è l’arma per la profilazione dello stesso; “l’azione” è il risultato della scrupolosa analisi e selezione di tutte le informazioni e deduzioni raccolte che porteranno a trarre le conclusioni idonee a prendere le decisioni operative future.

Come ho detto sopra i Modelli sono diversi, anche se tutti, bene o male, girano intorno alle stesse basi investigative ed hanno, ovviamente, lo stesso obiettivo, la ricostruzione dell’evento criminoso e l’identificazione del reo; con i prossimi articoli andrò ad analizzare ed approfondire ulteriormente questi aspetti con lo scopo di arrivare a presentare come la Polizia Italiana si muove e si organizza in questo ambito, nonché il valore processuale dell’attività del criminologo nel nostro paese, ma per arrivare a questo c’è ancora  da scrivere.

Accattoli Gabriele



1 commento

  • 0  26/02/2020 18:48  Chiara

    Bell'articolo!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  0   Rimuovi


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