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Lunedì, 20 Gennaio 2020  Asterio Tubaldi  Stampa  811 

CRIMINOLOGIA – Percorso per l’analisi e psicologia del crimine

CRIMINOLOGIA – Percorso per l’analisi e psicologia del crimine

 

Nei precedenti articoli ho presentato tanti aspetti relativi allo studio dell’analisi del criminale, il criminal profiling, e relativo studio del crimine. Con questo articolo cercherò di riassumere le varie nozioni ripercorrendo l’attività del criminologo, o comunque di qualsiasi figura chiamata ad indagare in occasione di crimini violenti e/o seriali.  

            Quando ci si trova a dover portare la propria attività professionale in occasione di un fatto criminoso violento, sia essa per l’accusa, che per la difesa nonché per la parte offesa, il primo impegno è quello di raccogliere e poi analizzare il maggior numero possibile di informazioni; l’obiettivo è quello di ricostruire l’evento criminoso, per poi arrivare al profilo dell’autore del crimine. Quest’ultimo aspetto deve essere il più dettagliato possibile in modo da delimitare la “rosa” dei potenziali colpevoli per arrivare alla definitiva identificazione dell’autore del reato.

            La partenza, senza alcun dubbio, è l’analisi della scena del crimine, questo aspetto l’ho più volte richiamato e non mi stancherò mai di farlo. La scena del crimine si deve scindere e guardare in tre diverse modalità di analisi.

La prima è quella “fisica”, ovvero il luogo o l’ambiente effettivo dove si è consumato l’evento criminoso, così come si presenta.

La seconda è quella “linguistica”; la scena del crimine ci parla, dobbiamo saperla ascoltare. Secondo John Douglas, F.B.I., la scena del crimine ha delle caratteristiche intrinseche a se’ che presentano un linguaggio particolare riflettente il comportamento del reo e della vittima.

La terza modalità è quella “psicologica”, è strettamente collegata al linguaggio che la scena del crimine ci trasmette, infatti lo stesso ci racconta una storia dalla quale si può ricostruire il comportamento adottato dal reo che servirà alla costruzione del profilo del criminale e relative caratteristiche personali.

L’omicidio in se’ è l’esito finale dell’azione criminale, elemento uguale per tutti, ma le modalità con il quale viene compiuto delineano significati psicologici diversi; la scelta del metodo che porterà al decesso della vittima, la scelta di esibire il cadavere o occultarlo, la scelta del luogo per compiere l’omicidio, la scelta di ricomporre il cadavere, o sezionarlo o infierire su di esso, sono elementi fondamentali per arrivare ad una precisa ricostruzione del profilo criminale. Da qui si comprende che per arrivare ad una profilazione, lo studio delle caratteristiche di come sia stato consumato il delitto, mixate alle caratteristiche della vittima, nonché alle testimonianze raccolte, sono passaggi importantissimi dai quali non si può eludere.

Lo studio e l’analisi della scena del crimine, però, non può limitarsi a questo, essa deve essere supportata anche analizzando i riscontri effettivi che derivano da altre attività, o accertamenti, derivanti dalle indagini o attività di “criminalistica” o scienze specifiche.

Giusto per fare degli esempi: la medicina legale darà indicazioni relative all’ora e giorno del decesso, alle cause della morte, ad eventuali violenze sulla vittima prima e dopo il decesso ecc.; altre indicazioni saranno date dallo studio e analisi della disposizione delle macchie di sostanza ematica sulla scena del crimine, individuata nella scienza denominata Blood stain Pattern Analysis; lo studio delle traiettorie di proiettili, degli angoli di incidenza e punti d’impatto degli stessi, nonché le eventuali comparazioni, compiti della balistica; la repertazione e successiva analisi di sostanze biologiche per arrivare all’individuazione del DNA; la ricerca, e successive comparazioni, di impronte, che siano esse di creste papillari, comunemente dette digitali, nonché di strumenti, suole di scarpe, pneumatici.

Tutte queste attività, ed altre, hanno lo scopo di raccogliere più dati possibili, sia per la profilazione del criminale che, ovviamente, per fissare e focalizzare elementi di prove scientifiche.

Da qui ne deriva che l’identificazione del responsabile di un delitto non può prescindere dalla sinergia di più attività, scienze forensi o semplicemente rilievi tecnici intrinsechi all’attività della “criminalistica” che costituiranno prove certe, al contrario dell’analisi del profilo criminale che, seppur attività importante specie nelle fasi di indagini, si limita a dare un contributo prettamente indicativo per il prosieguo delle stesse dando indicazioni calzanti su dove indirizzarle.

Importante riflessione, che spesso viene dimenticata o sorvolata, riguarda il fatto che l’attività dell’analisi del profilo criminale non ha nessun effetto probatorio nel successivo dibattimento nel processo. Per spiegarmi meglio, l’attività, pura, del criminologo è quella di contribuire alle indagini, indicando agli investigatori il profilo del delinquente per arrivare alla sua identificazione scremando all’interno di una rosa di potenziali autori. Una volta identificato lo stesso, il ruolo del criminologo è terminato, e per supportare l’accusa devono entrare in gioco le prove certe, i riscontri scientifici derivanti dalla criminalistica, dalle attività di scienze forensi, o riscontri testimoniali, ovvero tutto ciò che è materialmente riscontrabile e dimostrabile.

Detto ciò, ovviamente, non serve a sminuire l’attività del criminologo o in genere lo studio della psicologia criminale, anzi, tutt’altro, l’apporto di questa attività, nella fase delle indagini può assumere un aspetto fondamentale ed incisivo per arrivare il prima possibile all’identificazione del reo. Oltre a ciò l’aspetto dell’attività predetta trova un suo riscontro fondamentale nello studio, anche statistico, dei fenomeni delittuosi e nell’eventuale azione di contrasto agli stessi per prevenirne la loro consumazione futura.

Non a caso lo studio del criminal profiling viene usato per analizzare il delinquente seriale, il serial killer, per il riscontro e la valutazione di connessione tra un crimine e l’altro, attività di “linking”; questa importante attività serve a comprendere se esiste una serialità nei reati. Infatti, sostenendo che la scena del crimine ci illustra la personalità del delinquente, la stessa ci comunicherà la coerenza tendenziale nel compiere il fatto criminoso. La ricerca e lo studio della firma psicologica dell’autore dei reati seriali, sarà fondamentale per avere indicazioni sulla personalità, motivazioni, patologie ed ossessioni del reo.

Per distinguere o definire un criminale seriale, ed arrivare ad una giusta profilazione dello stesso, si devono seguire quattro regole di base: 1 – la scena del crimine riflette la personalità del reo; 2 – modus operandi rimarrà simile nei vari delitti; 3 – la firma del serial killer rimarrà la stessa; 4 – la personalità del reo non cambia.

Sull’analisi della scena del crimine ho già detto tanto, quindi la saltiamo. Il modus operandi, pure questo l’ho già presentato in altri articoli, però per completezza lo ripropongo. Per modus operandi si devono intendere i comportamenti adottati durante l’esecuzione di un delitto affinché questo si concretizzi, tutti quei comportamenti messi in atto per proteggere la propria identificazione e tutti quei comportamenti adottati per agevolarsi la fuga dopo la consumazione del delitto.

Il modus operandi, però, nel tempo può presentare delle modificazioni che potrebbero derivare dal fatto che il reo, nel ripetere i crimini, potrebbe apprendere qualcosa di nuovo, sviluppare una propria esperienza criminale che lo porti ad una sempre più alta attenzione ed organizzazione nel consumare il delitto. Altro aspetto interessante per la modificazione del modus operandi è l’eventuale degenerazione, al contrario di quanto detto prima, avviene un peggioramento delle competenze criminali diventando meno competente; questo può essere dettato da diversi fattori, la psicopatologia del reo può subire un peggioramento dello stato mentale derivante, ad esempio, da un aumento di uso di droghe ed alcol, oppure da un aumento della fiducia nelle proprie abilità che lo fa sentire inattaccabile. Un ulteriore aspetto che potrebbe portare alla modificazione del modus operandi si può riscontrare in possibili variabili estranee, non previste dal reo, contrattempi che possono portare anche al fallimento del delitto premeditato, o comunque dover ricorrere a varianti, improvvisazioni, per portare a termine lo stesso.

L’elemento particolare da ricercare sulla scena del crimine è, senza dubbio, la firma del serial killer, ovvero quegli aspetti del delitto che vanno oltre la semplice consumazione dello stesso. Essendo questi aspetti superflui alla consumazione del delitto, vanno a indicare la specificità del delinquente, di norma sono azioni o aspetti che servono a soddisfare un bisogno psicologico ed emozionale del killer, spesso correlati al movente o al commettere un determinato delitto.

Per fare un esempio, prendo in considerazione l’ultimo articolo che ho pubblicato, il serial killer Michele Profeta; dalla sua attività criminale possiamo delineare un modus operandi costante e ripetitivo: comunica con lettere scritte con un normografo; non agisce per commettere reati predatori, per furto o rapina; colpisce le vittime durante la loro attività professionale; le uccide sparando alla nuca, da dietro, con un revolver; scegli come vittime uomini, tra i 35 e 40 anni, incensurati e senza un apparente movente. Sempre per lo stesso verifichiamo gli elementi che potrebbero evidenziare la sua firma: la ripetizione maniacale del numero 12; lasciare sulla scena del crimine le carte da gioco; dopo il secondo delitto rivendica la lettera di ricatto inviata al questore di Milano.

Detto questo, velocemente riepilogo le fasi iniziali per delineare il profilo criminale di un killer seriale; primo passaggio è quello di definire il tipo di reato, ad esempio omicidio, omicidio a sfondo sessuale, o altro tipo di reato. Fatto questo si vanno a percorrere due strade parallele; la prima riguarda l’analisi della scena del crimine e relative azioni o attività all’interno di essa, la seconda è quella di ricercare attraverso un’analisi statistica la correlazione con altri fatti criminosi.

L’approfondimento di tutto questo lo andrò a trattare più avanti negli articoli che dedicherò alle tecniche investigative ed attività inerenti ad esse, voglio però concludere con una valutazione, molto personale, ma che trova riscontro in tanti trattati e tesi di criminologia nonché investigative, se mi si chiedesse cosa è per me la scena del crimine, la mia risposta sarebbe molto lapidale “l’inizio o l’alba di un delitto e la fine o il tramonto del delinquente, ma se non si analizza bene, non si legge, non si ascolta, non si cura, non si protegge, potrebbe diventare la fine o il tramonto delle indagini”.

Colgo l’occasione per invitare gentilmente i lettori a proporre domande, richieste di chiarimenti o proposte di discussione; il modo è semplice, un commento al termine dell’articolo o sulla mia pagina “criminalistica e criminologia” di Facebook. Gli argomenti da trattare sono ancora tanti, ma c’è sempre il rischio, o soprattutto il dubbio, di andare alla deriva verso aspetti di poco interesse, mentre, al contrario, con richieste ed indicazioni sicuramente potrei andare ad affrontare argomenti che possano stimolare di più la curiosità e l’interesse.

Accattoli Gabriele


1 commento

  • 0  02/03/2020 23:44  Chiara

    Apprezzo molto la tua risposta alla domanda di cosa è per te la scena del crimine!!! Sembra quasi "poetica" ma c'è del vero in quello che dici...secondo me!!! Bravo!!!

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  0   Rimuovi


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