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Video Interviste a cura di Asterio Tubaldi
Rubrica a cura di Gabriele Accattoli

Lunedì, 27 Gennaio 2020  Asterio Tubaldi  Stampa  1138 

CRIMINOLOGIA – Le indagini di P.G. - ruolo del criminologo e criminalista

CRIMINOLOGIA – Le indagini di P.G. - ruolo del criminologo e criminalista

 

Con questo articolo non intendo dare lezioni di “tecniche investigative” a nessuno; ovviamente la pratica è talmente soggettiva e personalizzabile che solo l’esperienza e risultati ottenuti sul campo può plasmare un investigatore e dare le competenze professionali per portare a termine il proprio compito. L’obiettivo, quindi, è quello di indicare, in particolare a chi non è del mestiere ma interessato ed appassionato dell’argomento, le linee generiche per un giusto approccio all’attività investigativa ed un avvicinamento agli strumenti normativi che regolano l’attività.

            Per iniziare dobbiamo distinguere da cosa nasce l’attività investigativa, se di iniziativa come contrasto a fenomeni criminosi o a seguito di un delitto consumato.

            Nel caso che le indagini siano di iniziativa, ovvero relative ad un reato ancora non palesemente consumato, gli investigatori danno origine alle proprie attività o perché stanno eseguendo un’opera preventiva di contrasto alla criminalità, o perché fonti confidenziali, ancora senza fondamento probatorio, hanno indicato l’esistenza di fatti o attività criminose. In questo caso le indagini possono spaziare a 360 gradi, pedinamenti, osservazioni, appostamenti documentativi anche con riscontri fotografici e video, ovvero tutte quelle attività, apparentemente non invasive e non limitanti della libertà personale, che possono permettere di verificare l’eventuale esistenza di un’attività criminosa. Il tutto allo scopo di raccogliere dati ed indizi che potranno portare alla formulazione di una concreta certezza che il fenomeno criminoso è in atto, individuando i soggetti che operano in esso.

            Il secondo aspetto riguarda le indagini per un delitto consumato; qui si devono fare delle distinzioni di partenza, si deve considerare se il reato consumato è perseguibile d’ufficio o a querela di parte; nel primo caso gli investigatori procedono nelle indagini d’iniziativa o su delega dell’Autorità Giudiziaria titolare delle indagini, per il secondo caso, sul piano delle indagini non cambia nulla, ma per dar corso all’azione penale occorre, per la procedibilità, la querela della parte offesa, art. 336 del codice di procedura penale.

            Ovviamente non per tutti i reati esiste la tanto mia amata e venerata scena del crimine, quindi gli indirizzi investigativi si devono adeguare ed organizzare sulla base della tipologia del delitto consumato, tenendo sempre presente che, comunque, le attività che conducono alla prova certa, in una maniera o nell’altra, direttamente o indirettamente, nella maggior parte dei casi fanno sempre capo ad accertamenti probatori riconducibili ad attività di criminalistica. Esempio banale, per procedere all’arresto per spaccio di sostanza stupefacente, occorre l’accertamento preliminare del “narcotest” sulle sostanze sequestrate.

            Le attività degli investigatori della Polizia Giudiziaria partono dal disposto dell’art. 55 del c.p.p. “funzioni della Polizia Giudiziaria” che recita “. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale. 2. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall’autorità giudiziaria. 3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria.”

            Di seguito riporto i passaggi più salienti degli articoli più significativi che regolano gli obblighi e le attività degli investigatori della P.G. nonché indicativi delle possibilità e limitazioni in attività d’iniziativa o delegate:

            Art. 327. - Direzione delle indagini preliminari - 1. Il pubblico ministero dirige le indagini e dispone direttamente della polizia giudiziaria che, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, continua a svolgere attività di propria iniziativa secondo le modalità indicate nei successivi articoli.

Art. 330. - Acquisizione delle notizie di reato - 1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti. Art. 331 - Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio;  Art. 333. - Denuncia da parte di privati;  Art. 336 – querela; Art. 341 istanza della parte offesa.

            Art. 346. - Atti compiuti in mancanza di una condizione di procedibilità - 1. Fermo quanto disposto dall’articolo 343 (Autorizzazione a procedere), in mancanza di una condizione di procedibilità che può ancora sopravvenire, possono essere compiuti gli atti di indagine preliminare necessari ad assicurare le fonti di prova e, quando vi è pericolo nel ritardo, possono essere assunte le prove previste dall’articolo 392.

Art. 347. - Obbligo di riferire la notizia del reato - 1. Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza ritardo, riferisce al pubblico ministero, per iscritto, gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute, delle quali trasmette la relativa documentazione. 2. Comunica, inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

            Art. 348. - Assicurazione delle fonti di prova - 1. Anche successivamente alla comunicazione della notizia di reato, la polizia giudiziaria continua a svolgere le funzioni indicate nell’articolo 55 raccogliendo in specie ogni elemento utile alla ricostruzione del fatto e alla individuazione del colpevole.

            Art. 349. - Identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e di altre persone - 1. La polizia giudiziaria procede alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. 2. Alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini può procedersi anche eseguendo, ove occorra, rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici nonché altri accertamenti.

            Art. 350. - Sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini - 1. Gli ufficiali di polizia giudiziaria assumono, con le modalità previste dall’articolo 64 (Regole generali per l’interrogatorio), sommarie informazioni utili per le investigazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini che non si trovi in stato di arresto o di fermo a norma dell’articolo 384 (Fermo di indiziato di delitto)….. 2. Prima di assumere le sommarie informazioni, la polizia giudiziaria invita la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini a nominare un difensore di fiducia……… Le sommarie informazioni sono assunte con la necessaria assistenza del difensore, al quale la polizia giudiziaria dà tempestivo avviso. ……..

            Art. 351. - Altre sommarie informazioni - 1. La polizia giudiziaria assume sommarie informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini. ……..

Art. 352. - Perquisizioni - 1. Nella flagranza del reato o nel caso di evasione, gli ufficiali di polizia giudiziaria procedono a perquisizione personale o locale quando hanno fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino occultate cose o tracce pertinenti al reato che possono essere cancellate o disperse ovvero che tali cose o tracce si trovino in un determinato luogo o che ivi si trovi la persona sottoposta alle indagini o l’evaso

Art. 354. - Accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone. Sequestro - 1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria curano che le tracce e le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle cose non venga mutato prima dell’intervento del pubblico ministero. 2. Se vi è pericolo che le cose, le tracce e i luoghi indicati nel comma 1 si alterino o si disperdano o comunque si modifichino e il pubblico ministero non può intervenire tempestivamente, ovvero non ha ancora assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali di polizia giudiziaria compiono i necessari accertamenti e rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose. In relazione ai dati, alle informazioni e ai programmi informatici o ai sistemi informatici o telematici, gli ufficiali della polizia giudiziaria adottano, altresì, le misure tecniche o impartiscono le prescrizioni necessarie ad assicurarne la conservazione e ad impedirne l’alterazione e l’accesso e provvedono, ove possibile, alla loro immediata duplicazione su adeguati supporti, mediante una procedura che assicuri la conformità della copia all’originale e la sua immodificabilità. Se del caso, sequestrano il corpo del reato e le cose a questo pertinenti. 3. Se ricorrono i presupposti previsti dal comma 2, gli ufficiali di polizia giudiziaria compiono i necessari accertamenti e rilievi sulle persone diversi dalla ispezione personale.

            Art. 356. - Assistenza del difensore - 1. Il difensore della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini ha facoltà di assistere, senza diritto di essere preventivamente avvisato, agli atti previsti dagli articoli 352 e 354 oltre che all’immediata apertura del plico autorizzata dal pubblico ministero a norma dell’articolo 353 comma 2.

            Art. 360. - Accertamenti tecnici non ripetibili - 1. Quando gli accertamenti previsti dall’articolo 359 (Consulenti tecnici del pubblico ministero) riguardano persone, cose o luoghi il cui stato è soggetto a modificazione, il pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno, dell’ora e del luogo fissati per il conferimento dell’incarico e della facoltà di nominare consulenti tecnici. 2. Si applicano le disposizioni dell’articolo 364 (Nomina e assistenza del difensore) comma 2. 3. I difensori nonché i consulenti tecnici eventualmente nominati hanno diritto di assistere al conferimento dell’incarico, di partecipare agli accertamenti e di formulare osservazioni e riserve. ……….

                Fatta questa carrellata di articoli del Codice di Procedura Penale, che per motivi di lungaggine non sto a commentare, anche se poi sicuramente li richiamerò in seguito, è doveroso aggiungere che le disposizioni non si fermano al solo codice di procedura penale, qui troviamo senza dubbio la base normativa, ma poi esistono leggi speciali, per specifici reati, che danno altre possibilità operative, non da meno lo stesso T.U.L.P.S (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), che in diversi aspetti dà la possibilità di agire anche al di fuori dell’effettiva consumazione di reato. Abbiamo ad esempio  l’Art. 4 T.U.L.P.S., che a differenza dell’Art 349 c.p.p. il quale prevede l’identificazione della persona nei cui confronti vengano svolte indagini, presumendo quindi l’ipotesi di commissione di reato, l’altro recita “L'autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di ordinare che le persone pericolose o sospette e coloro che non sono in grado o si rifiutano di provare la loro identità siano sottoposti a rilievi segnaletici……..”; altro esempio può essere l’Art. 41 T.U.L.P.S., che a differenza dell’Art. 352 del c.p.p., dove si prevede la perquisizione personale o ambientale a seguito della flagranza di consumazione di un reato, recita “Gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria, che abbiano notizia, anche se per indizio, della esistenza, in qualsiasi locale pubblico o privato o in qualsiasi abitazione, di armi, munizioni o materie esplodenti, non denunciate o non consegnate o comunque abusivamente detenute, procedono immediatamente a perquisizione e sequestro.”

Nelle attività delle indagine d’iniziativa svolte dalla Polizia Giudiziaria, la figura del criminalista, in genere, è svolta dagli operatori della Polizia Scientifica o personale addetto agli uffici di investigazioni scientifiche, mentre quella del criminologo, salvo casi particolari, come l’attività dell’U.A.C.V. (unità analisi crimine violente) che fa capo al Servizio Centrale di Polizia Scientifica di Roma, che fino ad oggi non ho mai nominato in previsione di trattarla in un apposito articolo dedicato, non è poi di fatto molto considerata o applicata e più avanti vedremo il perché.

L’art. 359 del codice di procedura penale, “ Consulenti tecnici del Pubblico Ministero” – dispone che quando il Pubblico Ministero procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, può nominare e avvalersi di consulenti, che non possono rifiutare la loro opera.

Parliamo delle attività svolte durante le indagini preliminari, fase pre-processuale, nella quale il Pubblico Ministero si attiva per ricercare tutte quelle fonti di prova che poi, nel confronto dibattimentale del processo, diventeranno prove. Ma alla pari, o quasi, anche gli avvocati di parte, sia dell’indagato che della parte offesa, nel concetto di “giusto processo”, oltre a partecipare ad atti specifici come indicato negli articoli che sopra ho elencato, hanno la possibilità di condurre proprie indagini o accertamenti avvalendosi di consulenti tecnici, tra cui criminologi o criminalisti, nonché investigatori privati.

Certamente il Pubblico Ministero ha delle possibilità in più, ad esempio, può disporre intercettazioni telefoniche o ambientali, perquisizioni, sequestri ecc., attività che possono anche rimanere in ombra per gli avvocati di parte e comunque atti preclusi agli stessi.

Laddove il predetto art. 358 c.p.p. indica le possibilità per il Pubblico Ministero, l’art. 327 bis del c.p.p. “Attività investigativa del difensore” stabilisce che lo stesso, fin dal momento dell’incarico professionale, risultante da atto scritto, ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito, nelle forme e per le finalità stabilite nel titolo VI-bis del presente libro. 2. La facoltà indicata al comma 1 può essere attribuita per l’esercizio del diritto di difesa, in ogni stato e grado del procedimento, nell’esecuzione penale e per promuovere il giudizio di revisione. 3. Le attività previste dal comma 1 possono essere svolte, su incarico del difensore, dal sostituto, da investigatori privati autorizzati e, quando sono necessarie specifiche competenze, da consulenti tecnici.

Il comma 3 del predetto articolo indica la genericità delle “specifiche competenze”, e qui, in virtù della fiducia del legale, rientrano le attività del criminologo, del criminalista, del medico legale o comunque di tutti qui periti e tecnici che possano soddisfare le esigenze probatorie delle parti; gli stessi prendono il nome di C.T.P.  (Consulente Tecnico di Parte) o Periti di Parte. Qui è doverosa una puntualizzazione, le attività prodotte dai soggetti che ho indicato possono essere inquadrate come “consulenze” o come “perizie”; l’art. 220 del c.p.p. - oggetto della perizia – sancisce che la perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche. Al secondo comma prevede che, salvo quanto previsto ai fini dell’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, non sono ammesse perizie per stabilire l’abitualità o la professionalità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.

Da ciò ne deriva che l’attività del criminologo, seppur dando un interessante apporto e supporto investigativo, potrebbe rilevarsi priva di utilità nella fase processuale del dibattimento essendo il risultato della propria attività una consulenza che va ad agire, analizzare, nella sfera dell’analisi comportamentale ed il profilo personologico, essendo questo aspetto esplicitamente vietato dall’articolo 220 c.p.p. in seno alle perizie; questo aspetto prende un’altra immagine, ad esempio, se il criminologo ha il titolo accademico professionale di psichiatra, in questo caso la sua attività non è più una consulenza ma una perizia atta, ad esempio, a valutare la capacità di intendere e volere rilevate da cause patologiche dell’imputato.

Gli aspetti che ho proposto necessitano, sicuramente, di approfondimenti che non è facile esplicare in un singolo articolo, quindi, qui mi devo fermare rinviando ai prossimi articoli approfondimenti sulla questione, comprendenti figure che non ho trattato, come ad esempio “l’ausiliario di Polizia Giudiziaria” o quali potrebbero essere gli incari di consulenza criminologica in seno alle attività investigative.

Accattoli Gabriele

1 commento

  • 0  16/03/2020 01:02  Chiara

    Bello...

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

    0  0   Rimuovi


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