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Domenica, 02 Febbraio 2020  Asterio Tubaldi  884 

L'investigatore nei romanzi gialli

L'investigatore nei romanzi gialli

di Gabriele Accattoli

         Oggi ho deciso di divagare un pochino, andando a riprendere ed approfondire un argomento che avevo già trattato nei primi articoli, la storia della criminologia e criminalistica, ritenendo che, comunque, anche l’aspetto che andrò ad esporre trova il suo spazio in ciò che sto trattando.

            Nei vari libri, testi e dispense di criminologia e criminalistica che ho letto e studiato, nonché nei corsi di aggiornamento ed approfondimento che ho frequentato, è sempre stato dato uno spazio su come la letteratura ha interagito con la materia in argomento.

            Per prima cosa si deve evidenziare che la figura del criminologo o criminalista in sé e per sé non trovava tantissimo spazio nella letteratura, diversamente per l’investigatore ufficiale della Polizia o privato ai quali si riservava una parte più ampia. Tuttavia, nell’immaginario dei lettori dei romanzi “gialli”, come penso anche per gli stessi scrittori, la figura dell’investigatore era sempre associata a quella figura che oltre alle classiche attività di investigazione, era chiamato, con ragionamento, intuito e studio dei riscontri scientifici nonché del fenomeno delittuoso, ad individuare e smascherare l’assassino. Visto in questa maniera l’investigatore va un po' oltre la semplice figura del poliziotto, ma si va ad amalgamare compitamente con l’attività del criminalista prima e del criminologo poi.

            Però la letteratura ha presentato e fatto conoscere quelle figure che pur non essendo Poliziotti o investigatori privati hanno rivestito il ruolo del criminologo; il primo esempio di questa figura la troviamo nel Cavalier C. Auguste Dupin. Correva l’anno 1841 quando, Edgard Allan Poe, pubblica quello che in tanti definiscono come il primo romanzo poliziesco, “i delitti della Rue Morgue”; il racconto narra le attività svolte da un uomo colto, solitario ed eccentrico, Dupin, che visto il ristagno delle indagini da parte della polizia parigina su un duplice omicidio, chiede al Prefetto di accedere sulla scena del crimine per farsi un’idea sull’accaduto, ricostruire il fatto ed ipotizzare una soluzione. Non è sbagliato dire che Dupin potrebbe essere classificato nella figura del criminologo, uno studioso che non fa parte della Polizia e non esercita la propria attività su commissione di privati.

            Pochi anni dopo, nel 1897, nasce l’investigatore storico per eccellenza, Sherlock Holmes; il suo creatore, Arthur Conan Doyl, nel suo primo romanzo “uno studio in rosso”, presenta i tratti del criminologo, consapevole, programmatico che delineano una concreta figura professionale. Non è sbagliato ritenere che Sherlock Holmes sia il primo personaggio letterario che si propone come studioso dei fenomeni criminali ed impiega le sue particolari conoscenze nell’attività di consulenza in ambito investigativo, la figura basilare del criminologo che si presentò così “….credo proprio di essere ‘unico ad esercitarlo, a questo mondo. Sono un consulente investigativo, sapete cosa vuol dire? Ecco, qui a Londra ci sono un’infinità di investigatori governativi ed ‘infinità di investigatori privati. Quando si trovano nella peste vengono a trovarmi e io mi ingegno a metterli sulla strada giusta. Loro mi forniscono tutti gli indizi e generalmente io sono in grado di illuminarli grazie alla mia conoscenza della storia del crimine. Tutti i misfatti hanno una certa area di famiglia e, quando si hanno a portata di mano i minimi particolari di mille delitti, sarebbe molto strano non riuscire a risolverne un ennesimo….”.

            Passano pochi anni, arriviamo al 1910, quando nasce un altro personaggio con spiccate attitudini in criminologia, G.K. Chesterton nel suo romanzo “la Croce azzurra” ci presenta Padre Brown, un prete semplice, senza apparenti capacità investigative, ma dotato di una profonda conoscenza della mentalità criminale.

A seguire nascono nuove figure nell’ambito della criminologia ed investigazioni, nel 1923 lo scrittore Dorothy L. Sayers fa conoscere Lord Peter Wimsey; 1926, S.S. Van Dine crea Philo Vance; 1929 è la volta di Ellery Queen, ideato da Manfred B. Lee e Federic Dannay; 1933, il dr. Gideon Fell presentato nei romanzi di John Dickson Carr.

Ovviamente, non poteva non essere, gran parte di questi romanzi furono poi trasformati in sceneggiature cinematografiche per film e serie TV.

Facciamo un salto nel tempo ed arriviamo al 1997, quando lo scrittore Jeffery Deaver fa conoscere l’ex poliziotto affetto da tetraplegia, consulente per l’analisi della scena del crimine, Lincoln Rhyme, nel “collezionista di ossa”; romanzo tradotto in sceneggiatura cinematografica che ha dato vita al film con lo stesso titolo e che avevo già presentato in un mio precedente articolo.

Nel 1998 fa il suo esordio in edicola un fumetto tutto italiano “Juilia – le avventure di una criminologa”; Giancarlo Berardi, autore ed ideatore del fumetto, dà vita ad un criminologo, studioso, consulente della Polizia, che prende le vesti della dottoressa Julia Kendall, con il primo numero dal titolo “gli occhi dell’abisso”. Su questo fumetto mi soffermo un po’ di più, oltre ad essere molto interessante, scorrevole e accattivante, ci presenta una professionista che collabora con la polizia, occasionalmente anche come consulente di privati, rivestendo pienamente la figura di un moderno criminologo. Non nascondo che da quando ho scoperto il fumetto, regolarmente lo acquisto, è in edicola i primi giorni di ogni mese, ed è diventato un punto essenziale della mia divagazione ricreativa.

Julia vive in una città immaginaria, Garden City, è docente di criminologia nella locale università, come ho detto collabora con gli investigatori del locale distretto e, se capita, si presta a consulenze private. L’autore presenta Julia come un perfetto criminologo con i classici tratti che lo stesso deve avere, la multidisciplinarità e l’interdisciplinarità, per scavare nel fondo del fatto criminoso ed elaborare una possibile ricostruzione dello stesso, Julia dimostra la sua piena capacità nell’elaborazione con metodo analitico eclettico applicato a svariate attività. Nelle varie uscite vengono riportati elementi, pensieri e valutazioni che sono proprie dell’attività del criminologo che si rifanno a valutazioni di psicologia sociale. Nel mese di gennaio di questo anno, oltre all’uscita mensile, è stata pubblicata un’edizione speciale, i fumetti sono in bianco e nero e questo è a colori e speciale per i contenuti, dal titolo “il caso del convegno insanguinato”. L’episodio parla di un convegno di criminologia dove i partecipanti espongono le diverse vedute e strategie d’attività, delle tecniche adottate e dell’approccio analitico, dove si vede a tutto tondo l’ ecletticità.

Lo stesso mese è uscito anche un altro numero dal titolo “la casa dei veleni”, e qui mi è venuto un po’ di sconforto, il perché è relativo ad un film passato in TV qualche giorno fa, “Mistero a Crook House” prodotto nel 2017 diretto da Gilles Paquet Brenner, tratto dall’omonimo romanzo di Agatha Cristie; mentre vedevo il film, con mia moglie, c’era un non so che, più andavano avanti le scene e più mi ricordava qualcosa. Alla metà del film, quando l’identificazione dell’autore del delitto era in altomare, esclamai a voce alta “….l’assassino è la nipote minore del defunto….” Mia moglie si gira, mi guarda con aria incredula e meravigliata, non ci credeva. Certo, per un momento ho fatto il superiore, il saputo, e non le ho detto come avevo scoperto l’assassino invitandola ad aspettare la fine per vedere se avevo ragione. Finisce il film, l’autore era effettivamente la nipote minore del defunto, “…ma come hai fatto a capirlo…?” l’aspettata domanda di mia moglie. La risposta è stata semplice ed un pochino squalificante. Nell’ultimo numero di Julia, la casa dei veleni, si parlava dell’omicidio di un uomo per avvelenamento, nel film uguale; un componente della famiglia incarica Julia, in veste di investigatore privato di indagare sull’accaduto, nel film uguale, anche se l’investigatore era un uomo; Julia si porta nella villa della famiglia ed incomincia ad interrogare tutti i presenti, sul film uguale; Julia trova molta reticenza e molta poca disponibilità, nel film uguale; tutti i presenti, sentiti da Julia avevano un motivo per compiere l’omicidio, nel film uguale; il veleno usato era costudito nel box del giardiniere, nel film nella serra di una zia amante del giardinaggio; il figlio minore del defunto, di circa 9/10 anni, aveva un tutore, educatore privato, nel film la nipote minore della vittima, femminuccia di 9/10 anni, uguale aveva un tutore educatore; ambedue i bambini avevano dei risentimenti per i familiari defunti, il maschietto del caso di Julia riteneva il padre defunto colpevole della morte della madre, la fanciulla un motivo molto più blando, ma che comunque aveva scatenato un disprezzo nei confronti del nonno defunto, le aveva impedito di fare la ballerina umiliandola per le sue incapacità. Purtroppo, con molto cinismo, non era difficile dare anzitempo le generalità dell’assassino, in tutti e due i casi i ragazzini erano stati gli autori del delitto. Allo stesso tempo, però, vedere che la trama dell’ultimo fumetto di Julia era uguale, o quantomeno simile, a quella di un film uscito 3 anni prima, un minimo di delusione me l’ha procurata.

Ma poi, riflettendoci, ho pensato che tutto sommato ci poteva stare, non è la prima volta che avevo visto una similitudine in due sceneggiature diverse, addirittura anche più incalzanti. Non so se avete visto la fiction prodotta da Canale 5, “il silenzio dell’acqua”, bella sceneggiatura e bella interpretazione, altrettanto interessante la storia; non so se è un caso o se volutamente, magari come revisione di un film, ma la stessa storia, stesso tragico omicidio, stesso rinvenimento del cadavere, stessi sospettati ed arrestati, ovvero il figlio dell’investigatore, e tante altre coincidenze con “la ragazza della scogliera”. Tra i due film solo l’autore del delitto è diverso, nel “silenzio dell’acqua” è il padre dell’amica della vittima, mentre nell’altro film è l’amante della madre della vittima, per il resto, “la ragazza della scogliera” diretto da Thomas Berger, uscito 4 anni prima, è molto uguale a “il silenzio dell’acqua”.

Dalla letteratura sono passato al cinema e TV; negli anni di Dupin e Sherlock Holmes, era impensabile parlare di un film, oggi, al contrario sembra quasi sia impensabile parlare di un romanzo scritto. Il cinema e la TV ci presentano tanti film e serie TV sull’argomento criminalistica, criminologia ed investigazioni, magari facendo un mix di tutto, e spesso si ha l’imbarazzo della scelta.

Oltre alla famosa serie C.S.I. New York e Miami, che da anni è presente sul palinsesto di Italia Uno, oggi abbiamo addirittura due canali televisivi che h24 trasmettono film, serie TV, film e telefilm antologici sull’argomento; “Giallo” e “Top Crime”, rispettivamente canale 38 e 39 del digitale terrestre. Qui troviamo di tutto e di più, che soddisfa tutte le esigenze dei cultori ed appassionati della materia.

Personalmente seguo quei due canali con molto interesse, certamente non posso seguire tutti i titoli, anche perché non in tutti trovo soddisfazione, ma alcuni li ritengo molto interessanti. Il primato è detenuto, senza dubbio, da “L’ispettore Barnaby”, ma poi non sono da meno “Law & Order”, “il Commissario Claudius Zom”, “Delitto in Maussane”, “Profiling”, “Vera”, “Tatort scena del crimine”, “Grantchester”. Quelli che ho elencato sono quelli che più seguo, ma ce ne sono talmente tanti che la lista sarebbe infinita.

Voglio concludere con una curiosità, nei precedenti articoli quando parlavo dei metodi F.B.I, Anglosassone ecc., avevo esposto le domande che un criminologo si dovrebbe porre quando da’ la sua opera per un fatto delittuoso, quelle domande le ritroviamo sulla presentazione della serie TV antologica sul canale “Giallo” dal titolo “Vera”, cioè - CHI? QUANDO? DOVE? COSA? PERCHE’?

 

 

 

Accattoli Gabriele