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Domenica, 01 Marzo 2020 18:17  Asterio Tubaldi  Stampa  577 

I cento anni di Gina Quatrini di Montefano

I cento anni di Gina Quatrini di Montefano

nota di Pier Marino Simonetti

Nelle vicende della vita di una persona si possono trovare i coposaldi della generazione a cui appartiene, riflessi come da uno specchio, per chi ne ha la curiosità di conoscerne i molteplici aspetti. Se si guardano i riverberi dallo specchio della vita di una centenaria, ne vengono riflesse, a volte, vicende umane che sono impregnate delle esistenze di diverse generazioni, ognuna delle quali, con i propri caratteri tipici e distintivi. 

Nei suoi cento anni Gina Quatrini può vantare di appartenere a quel genere di donne che, lavorando nella semplicità, hanno vissuto le trasformazioni del nostro paese, senza clamori, ma con le maniche sempre rivoltate, per dare il proprio apporto nel silenzio e nell'umiltà, preziosa virtù contadina. 

Quando Gina Quatrini nasce, il 24 febbraio del 1920, Osteria Nuova è una popolosa contrada agricola di Montefano, che comprende un vasto territorio attorno all'importante quadrivio, di cui la strada più importante collega le due città di Jesi e Macerata, mentre l’altro asse corre fra Montefano e Appignano. Se nel tessuto della rete stradale è l'incrocio posto in cima al crinale ad essere al centro delle attenzioni, anche per un’antica stazione di posta; per la vita ricreativa e religiosa dell’intera contrada, si doveva scendere alla chiesa di Sant'Antonio di Forone, più a valle, pertinenza di un villa padronale. È lì, attorno a questa antichissima chiesa e parrocchia, che tutto si svolge dei tempi della popolosa comunità agricola. Gina, nata a pochi metri dalla chiesetta, viene battezzata a Sant'Antonio. Nasce quando la scomparsa del terribile morbo della pandemia detta “Spagnola”, dopo due anni di virulenza, fa tornare a sperare nella vita, seppur agra in campagna. Gina cresce nella colònia attigua alla villa padronale, seguendo il destino delle famiglie contadine. La vita nei campi, una breve istruzione nella scuola rurale dentro la canonica, per imparare a scrivere, leggere e far di conto. La gioventù bella nelle feste della contrada e nei balli attorno all'ara. Poi a 19 anni, incontra il giovane che sarà suo marito. È il 1939 quando si sposa nella chiesa di Sant'Antonio con Antonio Ambrogi. La vita non cambia e con il marito continuano a fare i contadini per qualche padrone terriero. Nel 1940, giusto passati i nove mesi, nasce Marina, la prima figlia di Gina. Dovrà farla crescere da sola con il suo lavoro ancora nei campi. Dal 1941, Antonio sarà chiamato soldato nelle seconda Guerra Mondiale, mandato in un fronte lontano, dal quale ritornerà soltanto nel 1947, dopo una lunga prigionia seguita al conflitto. Lei passa questi anni di incertezza, non ad Osteria Nuova, ma a Montoro di Filottrano, presso alcuni parenti del marito. Lì continua a fare quello che meglio sa fare, vale a dire, la contadina, dovendo pensare al sostentamento della figlia Marina. 

Finalmente nel 1947, dopo ben due anni dalla fine del Guerra, il marito torna a casa. Trova una figlia di 7 anni che Gina ha fatto crescere come era abitudine per la gente contadina, imparandole a lavorare sodo e duro nei campi, ma facendola andare a scuola. Nel 1947 nasce anche il secondo figlio, Giuseppe. Intanto gli anni passati all'estero, conoscendo gente nuova, di ogni nazione e storia, avevano messo in testa ad Antonio il pallino del commercio. Un'ambizione semplice, in sintonia con la voglia di rinascere e vivere della propria fortuna, che a Montoro di Filottrano, come ad Osteria Nuova di Montefano, e nel resto di un'Italia piegata e ferita dal tremendo conflitto appena passato, sta animando la ripresa economica, morale e sociale dell’intero paese. 

Dopo altri sei anni nei campi, nel 1953, tornata ad Osteria Nuova, Gina si ritrova ad essere la moglie di un benzinaio. Infatti nel 1955/56, il marito impianta, in prossimità del quadrivio, un distributore di benzina, intuendo le potenzialità della posizione su quella strada, che fu una delle prime ad essere asfaltate nella provincia, proprio perché collegava i due più importanti mercati zootecnici del territorio. 

Intanto, anche la vita della popolosa contrada si stava spostando dalla vecchia chiesa di Sant'Antonio di Forone, a valle del crinale, verso il quadrivio in alto dove si stava costruendo la nuova chiesa di Sant'Antonio Abate nei pressi dell'incrocio, dietro un piccolo insediamento urbano di case modeste. 

Nel 1958 circa, un anno prima della consacrazione della chiesa parrocchiale che sarà del 20 dicembre del 1959, Gina e suo marito aprono anche uno spaccio di generi alimentari, di fianco alla piccola stazione di servizio, al piano terra della loro abitazione, nella pertinenza quasi del quadrivio stradale. Come era abitudine di quegli anni di scarsi mezzi per muoversi, diversi dalla trazione animale e dall’andare a piedi, Antonio provvedeva alla consegna a domicilio delle merce in tutta la vasta contrada di Osteria Nuova. 

Dalla metà degli anni ‘50, si può dire, che Gina e suo marito, abbino percorso quelle tappe comuni a molte persone e coppie come loro, che dall'origine contadina, dipendente da un proprietario terriero, hanno avviato un’attività commerciale diversa, cercando emancipazione e fortuna con i propri mezzi e volontà. Fino agli anni ‘80, sarà questa la vita di Gina, divisa fra la famiglia i nipoti e lo spaccio di alimentari e prima del distributore di benzina. Davanti alla sua bottega, dall'altra parte della strada, anche la vecchia osteria, meta dei viaggiatori si è trasformata in bar dove passano le ore a giocare a carte gli uomini della contrada, mentre le donne se ne tornavano a casa dopo la funzione della domenica officiata dal parroco Don Armando Pesaresi, nella chiesa ad una trentina di metri dal quadrivio. 

La vita passata nei campi, fin da giovane e mai del tutto abbandonata, ritornerà per Gina ad essere una quotidiana attività, quando, cambiati i tempi e giunti i nuovi traguardi del commercio per nuove aspettative, due anni dopo la morte del marito Antnio, avvenuta nel 1980, chiusa ogni attività commerciale nel 1982, aiuterà il figlio Giuseppe nella conduzione di un piccolo podere.

È il ritorno alla campagna, questa volta per scelta e per diletto, che farà da contorno a Gina, dagli anni ‘80 e finché ha potuto farlo. Una vita di onesta donna, moglie e madre, lavoratrice e fiera contadina della popolosa contrada di Osteria Nuova. 

Per questo suo merito - simile a milioni di altre donne, di una esistenza non straordinaria eppure colma di dignità, frutto della umile dedizione alla vita quotidiana della gente di ogni palmo della nostra terra - tutti gli abitanti di Osteria Nuova le si sono stretti attorno per i suoi cento anni. Una festa che ha avuto, oggi prima domenica di marzo, il suo momento di maggior calore umano, dopo la funzione religiosa festiva nella nuova chiesa della contrada, quando Gina con un volto sereno, l’incarnato morbido e fresco, nonostante i cento anni, ha sentito addosso l’affetto dei familiari, i moltissimi parenti e tutte le generazioni della popolosa Osteria Nuova con a capo il Sindaco di Montefano, Angela Barbieri ed il parroco Don Iagnesh Konganawor.

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