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Giovedì, 05 Settembre 2013  Nikla Cingolani  Stampa  1198 

Biennale di Venezia 2013
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Biennale di Venezia 2013

55° Esposizione Internazionale d’Arte visitabile fino al 24 novembre.
Mentre in questi giorni la mostra del cinema sta terminando, continua invece l'Esposizione Internazionale d'Arte, arrivata alla sua 55° edizione. La Biennale di Venezia da oltre un secolo è una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo. Questa nuova edizione conta più di 150 artisti provenienti da 38 nazioni, 88 partecipazioni nazionali, 10 paesi presenti per la prima volta, e 47 Eventi collaterali. Una macchina gigantesca che sebbene subisca feroci attacchi da più parti continua a camminare nonostante il pluricentenario motore (1895). Quest’anno dovrà procedere ancora più a lungo poiché è stato prolungato il periodo di apertura che si protrarrà fino al 24 novembre, visto i visitatori in aumento. Alla guida vi è Massimiliano Gioni (foto 1), uno dei più influenti personaggi dell’arte italiana e straniera. Enfant prodige del panorama dell’arte contemporanea, a soli 27 anni diventa caporedattore della celeberrima rivista di settore Flash Art, dove conosce l’artista di fama internazionale Maurizio Cattelan,  diventando il suo alter ego. Oggi a meno di 40 anni vanta un curriculum invidiabile: direttore artistico della Fondazione Trussardi di Milano e Associate Director del New Museum of Contemporary Art di New York, direttore nel 2010 della Biennale di Gwangiu (Sud Corea) e nel 2006 di quella di Berlino. Ha intitolato la sua biennale Il Palazzo Enciclopedico, ispirandosi al sogno dell’artista-autodidatta Marino Auriti di un museo immaginario che avrebbe dovuto accogliere tutto il sapere dell’umanità. Su questa idea Gioni ha cercato di costruire un’immagine del mondo mettendo in mostra opere di arte contemporanea, reperti storici, oggetti trovati e artefatti, unendo senza distinzione artisti professionisti e dilettanti. Apre la mostra al Padiglione Centrale Il Libro Rosso di Carl Gustav Jung, che di certo non era artista di professione, ma dotato di talento artistico questo sì. La riflessione sul sogno continua con la maschera di un dormiente Andrè Breton padre del Surrealismo, per mano di René Iché  che introduce alla seconda sala (foto 2) con le lavagne di Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia. Queste non nascono come opere d’arte ma come segni del pensiero ed “eventualità del sapere”. Condivide lo spazio la performance di Tino Sehgal dove due donne di età diversa interpretano una danza e cantano una nenia. Il percorso prosegue poi tra varie collezioni, dalle bambole "Lolita" di Morton Barlett alla collezione di pietre rare di Roger Caillois, dalle 387 casette di cartone create dall’impiegato delle poste Peter Fritz, ai tarocchi di Aleister Crowley. Il palazzo enciclopedico culmina all’Arsenale con altre importanti opere tra cui spicca la  grandiosa video installazione di Kan Xuan che esplora gli antichi tumuli funerari imperiali e le comunità che vivono accanto a loro, e la monumentale quanto spettrale istallazione con 80 sculture in plastica di Pawel Althamer (foto 3), che raffigurano alcuni abitanti di Venezia in scala reale. Termina la mostra di Gioni The Broken Kilometer di Walter de Maria, Land Artist di fama mondiale purtroppo scomparso circa due mesi fa. L'opera, composta da 20 cilindri d’ottone posti a terra parallelamente tra loro e in diagonale, evoca piccole onde marine colte dalla luce dorata del tramonto. L’ormai consolidato dialogo tra passato e presente ci accompagna in un percorso dove emerge l’esigenza di conservare il meglio che si ha per salvarlo da un incalzante pericolo. Una biennale tutt’altro che concettuale, depoliticizzata, che ci riporta alle estetiche e dinamiche surrealiste (ogni cosa è arte)  dove si elogia il sogno, il tema del primitivo, indagando sul dominio dell'immaginario e sulle funzioni dell'immaginazione. Tuttavia alla fine si esce con un senso di insoddisfazione, vuoi per l'esposizione un pò troppo "museale", vuoi per la prevaricazione del curatore sull'artista. Tutt'altra storia per i Padiglioni Nazionali, acluni davvero notevoli come, Russia, Romania, Israele, Danimarca, Corea, Portogallo, Inghilterra. Delude invece il Padiglione Italia per la curatela di Bartolomeo Pietromarchi, con i left over di performance già avvenute che non invitano ad immaginare cosa è successo, dove l'opera di Fabio Mauri è in punizione in un angolo, le poetiche foto di Luigi Ghirri non sono valorizzate e si disperdono in un ambiente troppo vasto, e infine un'anonima bara ricoperta di schedine che per fortuna è seminascosta, di cui non esiste segnalazione. Meglio così!                                                                                                                                                           Vista la mole di notizie e perciò l’impossibilità di descrivere la mostra in un solo articolo vi invito a leggere i brani di approfondimento che pubblicherò periodicamente in questo sito sulla pagina Appuntamento con l’Arte (in Rubriche). Nikla C

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