Si sperava che almeno la ricorrenza del cinquantenario della morte di Gigli fosse l’occasione per lasciare un segno tangibile di questa importante ricorrenza. Per questo si era puntato su due interventi considerati urgenti e indispensabili per la conservazione del patrimonio artistico e culturale della città e del grande tenore: il trasferimento del museo dalla Pinacoteca Comunale alla sala dei Trenta del Teatro Persiani e il restauro della tomba di Gigli, a forma di piramide, decorata da dipinti dell’artista Biagio Biagetti.

Luigi Vincenzoni, nipote del tenore, non nasconde la sua amarezza perché non intravede più la possibilità entro l’anno di sistemare la tomba aggredita dall’umidità e dal tempo. La tomba è stata donata, ricorda Vincenzoni, nel 1992 quando era ancora in vita la figlia di Gigli, Rina, perché, appunto, “venisse tutelata. Anche lo Stato dovrebbe farsi carico di questo monumento.” Vede, inoltre, restringersi i tempi per il trasferimento del museo che, s’era detto, sarebbe stato inaugurato il 30 novembre prossimo, giorno della morte di Gigli avvenuta nel 1957, in occasione della giornata clou delle manifestazioni. Il museo attualmente si trova all’ultimo piano del Palazzo Comunale e per arrivarci bisogna fare due rampe di scale, proibitive per disabili e persone anziane. Al suo interno non si cambiano neppure più, dice Vincenzoni, le lampade dei fari che illuminano i cimeli gigliani. Se ne contano diverse fuori uso e la cosa non è gratificante per la città agli occhi dei tanti turisti appassionati del tenore. a.t.