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Articolo di radioerre.net del 18-11-2008 ore 22:59

VICOLO CONSALVI
di Gabor Bonifazi

macerata 18/11/2008 ore 22:59

Radio Erre - notiziario online e webradio da Recanati . MC. ITALIA.
In via Gramsci, davanti al Palazzo delle Poste e Telegrafi e accanto alla Casa del Regalo, si apre un arco con un portone perennemente aperto da dove, attraverso un tortuoso ambiente voltato sottostante un lato di Palazzo Costa, inizia vicolo Consalvi. Sicuramente è uno degli scorci più suggestivi di Macerata, forse perché non vi è ancora arrivata la politica del recupero con la muratura “faccia a vista” anche dove non è mai esistita e una sequela di inutili elementi di arredo urbano. Il vicolo completamente pedonale, disabitato, incustodito, lasciato alla fantasia dei writer, in balia delle pantecane e utilizzato dagli interpreti della “movida” come luogo di decenza per le impellenti necessità, cela l’ultima tipografia del centro storico: la Uto. L’Unione tipografica operaia mantiene inalterato il fascino del luogo del lavoro in un frammisto che va dal profumo dell’inchiostro a quello del piombo dei caratteri, dagli scoloriti manifesti appesi che comunicavano le manifestazioni dei tempi andati al rumore assordante delle vecchie rotative Heidelberg. Credo che sia una delle ultime tipografie della provincia dove si usano ancora i caratteri mobili. Dentro lo stanzone, una volta magazzino dei marchesi Costa, compare e scompare tra i macchinari un personaggio inconsueto con tanto di basco nero, sciarpa e tabarro. E’ Dino Morresi detto Guttemberg per via dell’abilità con cui compone le lastre e dosa l’inchiostro, l’ultimo testimone di questa storica bottega artigiana che si può far risalire addirittura agli anni ’20. L’ottuagenario Morresi è stato testimone dell’ultima chiusura del portone: era il 23 ottobre del 1936 quando vennero chiusi i battenti per motivi di sicurezza, cioè quando il Duce venne a Macerata ad inaugurare il Palazzo del Mutilato costruito in soli sette mesi. Nel frattempo il direttore della Uto, Claudio Pallotto, entra ed esce continuamente nell’antro con la sua Fiat 500 rossa dove carica rotoli di manifesti funebri freschi di stampa, appena sfornati dal nipote, da portare alla pubblica affissione, il tutto con grande gentilezza e simpatia a dimostrazione che la tipografia mantiene una attività non del tutto vitale. Il vicolo scende ripidamente tra varie superfetazioni, sbucando in corso Matteotti tra Palazzo Consalvi e il negozio di Bulli e Pupe. Purtroppo quest’ultimo edificio venne deturpato negli anni ‘50 con diverse aperture fuori scala e rivestito con tanto di orribili lastre di travertino. In questo caso non sono state rispettate le norme del piano di recupero del centro storico, che prevedevano a ragione la rimozione del travertino e il ripristino della muratura “faccia a vista”..
L’ultima storia carina e un po’ feticista su questo vicolo dalle pareti numerate, per via del fatto che qui si esponevano le opere degli artisti che partecipavano alla Marguttiana, c’è stata tramandata dal sen. Luciano Magnalbò. Il senatore scrisse un racconto esilarante e a sfondo erotico dopo aver rinvenuto in un giorno di pioggia di una quarantina d’anni fa, su quel tratto di pavimentazione sotto la lampada con piatto tipo osteria, uno slip e di averlo portato ad incorniciare da un montatore (corniciaio). Ora il quadretto con il sexy indumento di seta nera è conservato nel bagno della sua casa di campagna ed è meta continua di visitatori un po’ decadenti, che si domandano chi sarà quella donna che ha perso lo slip in vicolo Consalvi

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