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Giovedì, 24 Maggio 2018 22:20  Asterio Tubaldi  Stampa  638 

SERVE ANCORA LA SINISTRA?

SERVE ANCORA LA SINISTRA?

nota di Gianni Bonfili

E’ ormai di tutta evidenza che a distanza di  due secoli, e cioè dal primo esperimento di industrializzazione dell’attività produttiva, oggi, come allora, si stia riproponendo la questione sociale come problema di stretta pertinenza politica del rapporto di forze tra le varie componenti sociali con tutte le sue punte acute.

Con un occhio alla storia, non si può dire che  prima quel problema non esistesse, in certi tempi è stato anche più drammatico, aveva dato adito a proteste, a rivolte anche violente, ma non aveva dato vita ad un organico, coordinato, elaborato progetto politico idoneo a coinvolgere consapevolmente tutti gli interessati.

Nella stessa rivoluzione francese  si può trovare un atteggiamento quasi esclusivamente ribellistico da parte dei più esposti  all’emarginazione sociale mentre vi è presente  una rilevante componente politica in quello della borghesia che, non a caso, diventa alla fine la vera beneficiaria dell’evento rivoluzionario.

Si deve arrivare a Karl Marx, a metà dell’800 ed in coincidenza con la prima rivoluzione industriale, per avere un organico progetto politico  che si fa carico dei problemi relativi alla questione sociale puntando sulla questione dei rapporti di forza.

Da questa base parte l’organizzazione, sotto l’etichetta socialista, della sinistra politica.

L’approccio marxista, che è politico, filosofico, economico, provoca presto un vivace confronto tra filosofi, economisti, politici che spesso diventa addirittura  scontro lacerante.

Vi si innestano degenerazioni, false interpretazioni, forse dovute anche a qualche eccesso utopistico presente nella visione marxista come quella di annullare l’interesse individuale in quello collettivo.

Ma la storia per sua natura non resta mai completamente ferma ed almeno nei Paesi più avanzati anche culturalmente, ma soprattutto economicamente  (a parte si dovrebbe analizzare l’origine di tale supremazia) le politiche di sinistra, grazie alle lotte organizzate da formazioni progressiste, assicurano risultati positivi per le categorie più deboli attenuando sensibilmente i problemi più angoscianti della questione sociale.

Tuttavia l’assetto sociale, diviso per classi, che lascia al vertice quelle privilegiate in quanto detentrici del potere economico, resta fondamentalmente invariato.

Nemmeno nei Paesi comunisti si verifica l’eliminazione dei privilegi che sono all’origine della questione sociale: la casta politica ha preso il posto di quella di censo.

A metà degli anni ’80 del secolo scorso, almeno nei Paesi occidentali, riprende spessore la questione sociale: infatti con il liberismo sfrenato che si impone inizia a tornare consistente il  gap tra ricchi e poveri con la precarizzazione sotto ogni aspetto della vita di questi ultimi.

Frastornati e confusi dalla logica consumistica, a sinistra succede che  non si ha la forza di reagire, c’è un cedimento anche a livello culturale nel presupposto ottimistico ma infondato di uno sviluppo senza fine.

Si sbeffeggia, e non soltanto da parte avversaria, chi, a sinistra, attaccato ai principi della giustizia sociale più che a quelli dei benefici personali, invoca moderazione nella consapevolezza che non è materialmente possibile dare tutto a tutti.

Se c’è, e diamine se c’è, un limite allo sviluppo succede necessariamente che uno prende la parte dell’altro se non vengono presidiati i principi della giustizia distributiva.

Ma altri elementi di grande rilevanza hanno peggiorato  il quadro e richiederebbero grande vigilanza da parte di una forza di sinistra.

Accennandoli: il costante progresso tecnologico destinato ad incidere sui livelli occupazionali, l’entrata in scena di Paesi prima emarginati che interferisce sulla divisione internazionale del lavoro e sulle politiche di investimento, le emigrazioni di massa che sicuramente concorrono ad abbattere i livelli retributivi, la finanziarizzazione dell’economia in sostituzione dell’attività produttiva.

A fronte di questo quadro, a mio modo di vedere, diventa indispensabile la presenza  di una sinistra portatrice di un suo progetto complessivo che abbia lo stesso respiro di quello allora concepito da Marx, ma naturalmente collegato alla realtà attuale  che è totalmente diversa da quella dell’epoca  cui si riferiva il filosofo di Treviri.

Per la sinistra odierna il problema non è quello dei ritocchi, degli adattamenti, che sarebbero subalterni anche culturalmente  alla logica economica oggi  tanto clamorosamente  prevalente e che ne hanno determinato la marginalizzazione.

Pietose le attuali contrapposizioni interne alla sinistra italiana che non  vanno  oltre la punta del naso, che generano sfiducia e scetticismo, che facilitano la strada dei populismi abili ad approfittare dello scontento, poi destinato a crescere con le probabili  ulteriori delusioni.

Forse è arrivata l’ora di rivedere a fondo anche  gli stessi classici presupposti dell’economia capitalistica, imperniata sui due fattori del capitale, da una parte, e del lavoro, dall’altra, nel senso di arrivare ad unificare gli interessi  di  tutti  nella giusta remunerazione dell’apporto individuale all’attività produttiva e ripartizione tra tutti dell’utile finale.

Mi prendo, a conclusione, la libertà di parafrasare il vecchio  Nenni : RIDESTARSI  o  PERIRE.

Gianni Bonfili.

 

 

opinioni a confronto

6 persone hanno espresso la loro opinione ed aspettano la tua!

  • 0  26/05/2018 11:11  Anonimo731 fabio

    Non serve ne la dx ne la sx . CI serve solo DUE partiti uno che ci GOVERNA e l' altro all' opposizione .SOLO DUE .

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 1  25/05/2018 20:28  gianni bonfili

    Se Tittarelli leggesse con più attenzione dovrebbe trovare in chiusura della mia notaun'indicazione POLITICA di assoluto rilievo.Altro obiettivo POLITICO evidente nella mia nota è quello di sollecitare tutta la sinistra ad abbandonare aspetti di poco conto che servono solo a dividerla e metterla fuori gioco.Sicuramente temi POLITICI da affrontare ce ne sarebbero a stufo,ma non era mia intenzione scrivere un libro.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 2  25/05/2018 19:44  Nazzareno Tittarelli

    Egregio Sig. Marinelli, capisco le sue osservazioni, ma credo fermamente che l'odierno "ventre molle" della sinistra sta proprio nell'aver rinunciato di fatto al FARE POLITICA, preoccupandosi di più di occupare posizioni di potere. I risultati come detto in precedenza, sono sotto gli occhi di tutti.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 3  25/05/2018 16:56  Andrea Marinelli

    Caro Gianni, è sempre molto interessante leggerti e quindi ti ringrazio per questa tua analisi così puntuale nonostante lo sforzo sintetico che hai dovuto esercitare. Sono convinto come te che vada recuperato un progetto complessivo per la sinistra che non dia più adito ad ambiguità, contraddizioni e tentennamenti. Comprendo L'invito alla concretezza che fa il signor Tittarelli, ma se è vero che molto ci sarebbe da fare sui temi della Sanità, della Scuola, dei Trasporti ed io aggiungerei non solo su quelli è altrettanto vero che il "Che Fare" resta un interrogativo dal quale non si possa proprio prescindere. Qual'e' ad esempio la visione politica sulla Scuola della Sinistra? Vogliamo anche noi rincorrerere il modello azienda americano o pensiamo che il modello didattico tradizionale sia ancora da difendere? E sulla Sanità? E sulle tutele del lavoro? E sul principio di una giustizia distributiva delle risorse a cui faceva prima riferimento l'amico Gianni?

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 4  25/05/2018 09:57  Nino Vignati

    La sinistra, quella professata dai socialisti come Bonfili, è stato il male assoluto della nostra storia. La peggior specie di approfittatori falsi statisti. Vergogna!
    Poi scusate ma, è proprio obbligatorio pubblicare ste nostalgie che nulla hanno a che vedere con le problematiche politiche moderne?
    Il tempo passa, bisogna prendere atto che non si torna indietro specialmente e per fortuna a quella sinistra passata nel compattatore dell'immondizia politica tanto cara al nostalgico di turno.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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  • 5  25/05/2018 08:22  Nazzareno Tittarelli

    Un pisatolotto un po' indigesto e sufficientemente fumoso, da dibattito tra teorici abituati a tenersi prudentemente a distanza dai problemi delle persone e dalle eventuali soluzioni. C'è bisogno della sinistra? Basta guardarsi intorno, aprire gli occhi sulla situazione di tante imprese, ammettere il disastro nei servizi pubblici (scuola, sanità, trasporti ecc.), riconoscerre le difficoltà delle famiglie per comprendere quanto ci sia da fare per una sinistra che non si rifugia nel dibattito teorico, ma che intende fare POLITICA.

    SONO FAVOREVOLE!SONO CONTRARIO!

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