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Martedì, 02 Luglio 2019 10:49  Asterio Tubaldi  1574 

In sei a giudizio con l'accusa di associazione a delinquere

In sei a giudizio con l'accusa di associazione a delinquere

Una delle vittime è difesa dall'avvocato recanatese Emanuela Scaleggi (foto)

"Faremo in modo che la verità emerga, Matteo e le altre vittime meritano giustizia". Commenta così l’avvocato recanatese, Emanuela Scaleggi, che difende il giovane Matteo Reggiani di Porto San Giorgio, dopo la decisone del Gup del tribunale di Ascoli, Rita De Angelis, di rinviare a giudizio sei persone accusate di associazione per delinquere finalizzata a truffe, alcune tentate e altre consumate, per un ammontare di 2 milioni e 775mila euro. Matteo è rimasto vittima di un grave incidente stradale che ha compromesso la sua capacità deambulatoria in modo irrimediabile. Immediatamente si è rivolto ad un noto avvocato del Foro di Fermo  tramite il quale ha ottenuto dall'assicurazione il risarcimento superiore a un milione di euro. Secondo quanto sostiene l'accusa il legale era ormai diventato uno di famiglia tanto che il giovane gli ha affidato l’intera somma con promesse di investimento nel settore delle costruzioni immobiliari tramite un noto imprenditore fermano. "A distanza di mesi, afferma l'avvocato Scaleggi, la triste sorpresa: i soldi erano completamente spariti". Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza, a seguito dell'inchiesta condotta dal Pm Piccioni del Tribunale di Ascoli Piceno, hanno fatto sì che venisse incardinato un processo con il capo di imputazione di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa. Secondo quanto emerso durante le indagini, i soggetti indagati, con la presunta complicità delle banche, avrebbero abusato della posizione di fragilità della vittima per appropriarsi della cospicua somma di denaro.  Coinvolti nell’inchiesta sono un noto imprenditore sambenedettese, un avvocato fermano, il legale di una società di infortunistica, il direttore dell’epoca di uno sportello bancario di San Benedetto e due cassieri (all’epoca dei fatti) di due differenti istituti bancari di San Benedetto e Monteprandone. Unitamente  a Matteo, altre due sono le vittime che hanno non avrebbero più visto i risarcimenti milionari. Sarà ora il Collegio penale del Tribunale di Fermo a decidere le sorti e a rendere giustizia nei confronti delle vittime. Tutti gli imputati negano qualsiasi accusa tanto che nessuno di loro vuol avvalersi di riti alternativi che, in caso di condanna, prevedono sconti di pena, rivendicando la loro innocenza.

 

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